L’episodio precedente si è concluso con Vasily Petrovyč che esce sconfitto da una conversazione imbarazzante con l’ex-moglie Olha Jurijivna Miščenko, riguardo la sua nuova assistente, nonché minaccia, Anna Michailovna. La scena si è potuta definire comica non solo per la battuta finale di Olha Jurijivna, ma anche perché la si può definire uno scambio di freccette tra due coniugi divorziati. Un’altra scena di questo genere, si presenta proprio all’inizio della puntata successiva, quando Olha Jurijivna, dopo aver aspettato l’ex-marito davanti al Palazzo di Governo, lo rimprovera per l’educazione data al figlio Dmitry, visto che sembra aver avuto una rissa a scuola. Così, raggiungono il bar ed ella gli chiede di parlargli. In realtà, alla Direttrice della Banca Centrale, più dell’educazione del figlio, preme lasciarlo in custodia a Vasily Petrovyč, poiché è troppo «occupata».

«Puoi stare con Dmitry?» domanda Olha Jurijivna al Presidente «Io sono occupata a valutare il suo potenziale patrigno».

E mostra ipocritamente orgogliosa la foto dell’uomo in questione con il telefono all’ex marito, descrivendolo: «Banchiere, non sposato, non beve…».

«Nient’altro?» domanda annoiato Vasily.

«Ha una villa» risponde l’ex-moglie. In effetti, è difficile dire quale sia lo scopo di Olha Jurijivna, con la frequentazione di questo banchiere, mai visto finora, durante la serie. Infatti, è certamente una strana coincidenza che la Direttrice della Banca Centrale abbia incominciato a frequentare qualcuno, praticamente subito dopo aver capito che l’ex-marito ha cominciato a provare un interesse (intenso) per un’altra donna. Tuttavia, visto il suo atteggiamento divertito, sempre nell’episodio precedente, non sarebbe narrativamente logico dire che il suo intento sia quello di farlo ingelosire. Anzi, sembra quasi che l’arrivo di Anna Michailovna nella vita di Vasily Petrovyč le abbia dato l’occasione di «voltare pagina», come si dice fin troppo spesso nei casi di divorzio: «Visto che il mio ex-marito frequenta una donna, io posso frequentare un uomo».

In quanto alla reazione infastidita del Presidente nel tenere questa conversazione con Olha Jurijivna, non si capisce se sia per il fatto che non gliene possa importare di meno o per il fatto che, in quanto primo (e vero) marito, non riesca a vedere l’ex-moglie con nessun altro uomo o, ancora, perché, semplicemente, la nuova fiamma di Olha Jurijivna è ricco, quindi oligarca ai suoi occhi. Ma non si può dire che sia geloso, altrimenti, non si sarebbe mai indispettito nel vedere il Ministro degli Esteri, nonché suo amico donnaiolo, Serhij Viktorovič Muchin al bancone del bar insieme ad Anna Michailovna. Ed è solo allora che si sveglia il mostro dagli occhi verdi e, a proposito di occhi, Vasily Petrovyč non smette più di guardarli, dimenticandosi completamente di Olha Jurijivna e, per liquidarla in fretta, le promette di badare a Dmitry, mentre lei è al suo appuntamento.

«Sai che sei il miglior ex del mondo…» risponde contenta Olha Jurijivna, prima di ringraziarlo e baciarlo sulla guancia, mentre lui non distoglie lo sguardo dal bancone neanche a prenderlo a cannonate. Curioso come una donna possa dimostrare tante cose in soli cinque secondi. Riassumendo più specificamente, ella ha appena ringraziato intensamente l’ex-marito per averla liberata da un peso (il figlio) per andare ad un appuntamento con un altro uomo. Qualcuno potrebbe dire: «Ma sono divorziati!».

Ma se è così, allora perché Olha Jurijivna si comporta così ipocritamente da moglie, senza neanche sforzarsi di capire dove accidenti stava puntando gli occhi Vasily Petrovyč, invece di guardarla in faccia? Dopotutto, non stavano parlando solo del banchiere, ma anche del figlio e del suo futuro, visto che la Direttrice della Banca lo ha definito «il suo potenziale patrigno». Ma l’ex-marito non è da meno, visto che, piuttosto che su Dmitry, preferisce concentrarsi sulla donna che, nella puntata precedente, non ha fatto altro che molestarlo.

Comunque, alla fine, Olha Jurijivna lascia il bar soddisfatta, ricordando solo all’ex-marito che le serve il suo passaporto. Dall’altra parte, Vasily Petrovyč, si avvicina al bancone di soppiatto, per poi interrompere in maniera diretta la conversazione di Serhij Viktorovič e Anna Michailovna. Così quest’ultima spiega: «Serhij mi consiglia di fare cinema e si è offerto di procurarmi un’audizione».

«Uhm… Sì, Serhij è bravo in questo…» risponde infastidito il Presidente. Si noti come Anna Michailovna chiama il Ministro degli Esteri per nome, come per rendere geloso ancora di più Vasily Petrovyč, tant’è vero che il Presidente prende l’amico e si allontana. Nel vedere come la sua performance per far ingelosire la sua “vittima” abbia avuto il successo che desiderava, appena rimane sola, Anna Michailovna domanda al barista se hanno dello champagne, per festeggiare.

Vista la reazione di Vasily Petrovyč, Serhij Viktorovič, ovviamente, non ci mette molto a capire che il suo amico si è infatuato della sua nuovissima assistente.

«[…] Guarda che io ti conosco» esclama Serhij Viktorovič «gli occhi sfuggenti, le mani che ti tremano, le guance arrossate… L’ultima volta che ti ho visto così, è stato alle medie, per Katia Yarovaia…».

Serhij Viktorovič, tuttavia, ha ben poco da prendere in giro l’amico per le sue negazioni, dal momento che, più tardi, per questioni di lavoro, dovrà incontrare l’amico Michail Ašotovyč Tasunjan, Capo dei Servizi Segreti, il quale mostra interesse verso Oksana Skovoroda che, come ricordiamo nello scorso episodio, è molto migliorata nel suo modo di presentarsi. Cercando di non mostrare la sua gelosia, Serhij Viktorovič, con una fila di scuse, si rifiuta di dare i contatti della propria assistente a Michail Ašotovyč quando questi glieli chiede.

«… È davvero così palese?» domanda, alla fine, rassegnato Vasily al Ministro degli Esteri.

«Ma certo. Però adesso posso farti i miei complimenti: hai imparato a scegliere le donne giuste!».

Chissà a quali donne si riferisce: a questa Katia Yarovaia o Olha Jurijivna? Forse entrambe…

Curioso, poi, come quest’ultima non venga nemmeno nominata, visto che non solo è l’ex-moglie di Vasily Petrovyč, ma anche amica di vecchia data dello stesso Serhij Viktorovič. Come è curioso il fatto che il Presidente, nonostante il divorzio e la dimenticanza totale della moglie, porti ancora la fede al dito (medio). Probabilmente, perché è lo stesso attore (Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj) ad averla voluta tenere (perché al dito medio invece che all’anulare, non si sa). Ma visto che doveva interpretare un personaggio, avrebbe dovuto considerare il fatto che un uomo divorziato, che prova solo un cosiddetto sentimento per amicizia verso la propria ex-moglie, non porterebbe più la fede; a maggior ragione se è interessato ad un’altra donna.

Ad ogni modo, Serhij Viktorovič decide di “andargli incontro”, dandogli il biglietto di un ristorante di lusso e delle chiavi.

«Che cosa sono?» domanda il Presidente all’amico.

«Le chiavi del mio appartamento e della tua felicità».

Poi, nel dargliele, stringe le chiavi nelle mani di Vasily Petrovyč, dicendo: «Vedi di non perderle».

«Serhij… Io questo non posso farlo…».

Vero… Ma perché, allora, non gli ha restituito le chiavi?

Poco dopo, il Presidente ritorna nel proprio ufficio, incontrando Dmitry. Vasily Petrovyč, allora abbandona il ruolo di Presidente, assumendo quello del padre, per rimproverare (se si può definire così una scana dove il padre parla assumendo un tono affettuoso) il figlio riguardo la rissa avuta a scuola. Dev’essere stata una rissa molto cruenta; i lividi del bambino sono così evidenti che non si vedono. Dopo circa sette secondi di conversazione, la segretaria Bella lo interrompe per ricordargli gli impegni della giornata, che cominciano già da subito e sembra che lo terranno occupato per tutto il giorno.

«Non ricordo mai che la mia vita è programmata…» esclama Vasily Petrovyč. Poi, rivolgendosi a Dmitry, esclama «Scusa…».

Bella viene in aiuto, dicendo: «Lei non si preoccupi per suo figlio. Troveremo una buona soluzione».

È pazzesco come questo bambino sia oggetto di scambi tra un genitore all’altro e, per di più, un estraneo all’altro. Alla fine, Dmitry viene affidato a Tolja e bisogna riconoscere che è stata davvero una «una buona soluzione». L’instancabile guardia del corpo e autista del Presidente ha portato il bambino alla sala giochi, dove hanno trascorso l’intera giornata a divertirsi. Questa è la prima volta in assoluto che Tolja sorride; infatti, alla sera, dopo aver riaccompagnato Dmitry a casa dei nonni, Tolja è rimasto così contento che, appena tornato a casa ed essersi assicurato che le figlie dormissero, dice alla moglie Marina di fare un altro figlio e, caricandosela sulle spalle, va in camera da letto.

Per quanto riguarda Vasily Petrovyč, si è lasciato convincere da Serhij Viktorovič di portare Anna Michailovna al ristorante da lui indicato e, ricordando che il Presidente è astemio e che, di conseguenza dovrebbe riguardarsi dall’alcool (specie dopo gli eventi della parte XV), beve del vino rosso. Le cose sembrano andare bene, finché non arriva l’ex-moglie, insieme al suo banchiere. Ironia della sorte, l’appuntamento galante di Olha Jurijivna è nel medesimo ristorante. E qui arriva la classica scena che dimostra la naturalezza del matrimonio, che permane sempre nonostante il cosiddetto divorzio. I due “ex”-coniugi non riescono ad ignorarsi, benché fossero seduti a tavoli sufficientemente distanti. Allora, per “risolvere” la questione, Olha Jurijivna si allontana con una scusa dal suo tavolo e, con un paio di gesti alle spalle di Anna Michailovna, riesce a farsi seguire fuori dal ristorante. Lì, Olha Jurijivna rimprovera ipocritamente l’ex-marito di essere andato ad un appuntamento, invece di essere con loro figlio. Allora, Vasily Petrovyč si difende, dicendo che Dmitry è con i nonni (mentre, invece, è ancora con Tolja, in quel momento) e rigira la frittata, dicendo che lei ha fatto praticamente lo stesso. E anche qui arriva una situazione molto comune, quando si tratta di due persone divorziate: mettere i propri interessi egoistici prima dei propri figli, visto che sono «un impedimento per […] incontri immorali», come dice Olha Jurijivna contro Vasily Petrovyč, mentre anche lei è colpevole.

«Sono stanco di dovermi giustificare!» sbraita il Presidente contro l’ex-moglie «In fondo, tu cosa sei per me, Olha?! Non sei altro che la mia ex-moglie! Non stiamo più insieme e non m’importa se sei qui con uno scarafaggio sconosciuto dai capelli rossi!».

Questa battuta conferma il dubbio che abbiamo esposto prima: Vasily Petrovyč non può vedere lo spasimante della ex-moglie solo perché è ricco e con i capelli rossi. L’antipatia verso questo tipo di capigliatura è molto interessante; tra le varie popolazioni nordiche, chi spesso ha come colore naturale per i capelli il rosso? I russi, ovviamente…

In conclusione, mentre la donna dà una giusta descrizione alla nuova fiamma dell’ex-marito («sgualdrina»), Vasily Petrovyč, visto che l’accompagnatore di Olha Jurijivna è uno «sconosciuto», come lui stesso ha ammesso, il massimo che riesce a dire è che egli è uno «sfi**to». E ognuno se ne va per la sua strada.

Il Presidente e la sua assistente trascorrono resto della serata con lui che parla di Kiev e delle sue storie, in particolare la chiesa di Sant’Andrea: «[…] Sai, secondo un’antica leggenda, c’era il mare al posto del fiume Dnipro. E poi, Sant’Andrea piantò una croce sulla montagna, e così il mare si ritirò. Quando in quel luogo costruirono la chiesa, sotto l’altare, trovarono un pozzo sotterraneo. […] La leggenda dice che al primo rintocco [di una campana], l’acqua uscirebbe dal pozzo, inondando Kiev e l’Ucraina».

«Hai un dono nel raccontare storie. Potrei ascoltarti per ore» dice, alla fine, Anna Michailovna, ovviamente menzoniera, e non solo per via del suo ruolo di maliarda traditrice. Ancora una volta, l’ex-professore di storia Vasily Petrovyč Goloboroďk (o Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj) mostra tutta la sua (in)competenza nel settore storico.

La chiesa di Sant’Andrea, in stile architettonico barocco, fu progettata dall’architetto italiano e naturalizzato russo Bartolomeo Rastrelli (1700 – 1771) e costruita tra il 1747 e il 1753, per ordine dell’Imperatrice Elisabetta di Russia (29 dicembre 1709 – 5 gennaio 1762). Essa è situata nel cuore di Kiev, in cima ad un altopiano, chiamato Andriyivsky Uzviz (discesa di Sant’Andrea), che a sua volta forma un incrocio da cui una delle strade porta alla via Volodymyrska (la vecchia Kiev) e l’altra scende a Podil (Andriyivsky Uzviz). Fu dedicata a Sant’Andrea apostolo (? – 30 novembre 60 d.C.), il quale, secondo anche la testimonianza di San Nestorio (381 circa – 451 circa), sarebbe arrivato proprio su Andriyivsky Uzviz (da cui deriva il nome) ed è lì che piantò la croce, non su di una montagna. E non lo fece per far ritirare le acque del fiume Dnipro, che non era mai stato un mare. Lo scopo del suo gesto era quello di evangelizzare e cristianizzare le terre e, nello stesso istante in cui piantò la croce nel terreno, profetizzò che in quella terra sarebbe nata una grande città cristiana. Se il miracolo era una profezia, allora perché Vasily Petrovyč (o Volodymyr Zelens’kyj) racconta una cosa del tutto diversa, come il ritiro di un mare mai esistito?

Tornando alla fiction, accorgendosi “accidentalmente” dell’ora tarda (mezzanotte), Anna Michailovna si finge perplessa perché non saprebbe come tornare a casa propria, visto che gli autobus hanno finito il loro giro. Allora, il “gentleman” Vasily Petrovyč le propone di andare nell’appartamento di Serhij Viktorovič, il quale, ricordiamo, gli ha dato le chiavi. Anna Michailovna finge una reazione timida (non timorosa, ovviamente), allora il Presidente chiama un taxi per farla andare a casa. Così, ipocritamente, la donna finge di aver cambiato idea e così, vanno tutti e due nel “nido di lussuria” del Ministro degli Esteri. All’inizio, Vasily Petrovyč sembra intenzionato a concludere qui la serata ed esce dall’appartamento, ma non appena la sua nuova assistente lo invita a prendere un tè, egli non si lascia certamente pregare e rientra. Quella tarantola di Anna Michailovna crede di essere riuscita ad intrappolare la sua “preda” nella sua “tela”, ma Vasily Petrovyč rimanda la caduta nella trappola (quando farebbe decisamente prima a sfuggirle), cercando il tè. Spazientita, Anna Michailovna prepara sfacciatamente due bicchieri di vino.

«Questo è ancora meglio [del tè]» afferma Vasily Petrovyč, prendendo il suo bicchiere. Il momento “magico” atteso con tanta impazienza sembra essere arrivato, quando il cellulare del Presidente suona; è suo padre, Petro Vasil’ovyč Goloborodko, per dirgli che Dmitry è in ospedale. Almeno in questa situazione, Vasily Petrovyč mette il figlio in primo piano e raggiunge subito Petro Vasil’ovyč in ospedale, “salvandosi”, ancora una volta, dalle zampe della vedova nera.

Arrivato sul posto, il Presidente constata che Dmitry non ha nulla di grave; il bambino, insieme al nonno, giocava al cavaliere teutonico e ha usato una casseruola come elmo, con il risultato che gli è rimasta incastrata sulla testa. Poi, Dmitry se ne va con il dottore e l’infermiera, lasciando il nonno e il padre da soli. Allora, Petro Vasil’ovyč si scusa con il figlio per non essere riuscito a badare bene al nipotino, per scusarsi anche per tutti gli alti e bassi che hanno avuto in passato e così, finalmente, i due fanno pace, anche se le tasse e i prezzi non sono ancora diminuiti.

Potendo tornare a casa dei suoi genitori, Vasily Petrovyč passa la notte (mezzo-nudo) con il figlio, dormendo nello stesso letto. Ma Dmitry non riesce a dormire; allora sveglia il padre e solo adesso il Presidente domanda al figlio la ragione della rissa, che in realtà era solo una spinta: un suo compagno di scuola gli aveva riferito che il padre aveva detto che Vasily Petrovyč non è diverso dai presidenti corrotti che ci sono stati finora e che non cambia niente. Allora, il Presidente si apre con il figlio: «[…] Sai, ho scoperto che fare il Presidente non è facile».

«Che cosa c’è di difficile?» domanda Dmitry al padre.

«Uhm… Non tutto dipende da te. Ci sono persone cattive e dannose là fuori, che interferiscono continuamente con quello che cerchi di fare».

In questa affermazione, possiamo vedere tutta l’ipocrisia e falsa umiltà di Vasily Petrovyč, tenendo conto dei vari eventi svolti lungo gli episodi visti finora. In questa frase, il Presidente afferma di essere sempre stato fermato dalle «persone cattive e dannose», ovvero gli oligarchi. Ma quando sarebbe successo? Solo tre volte, come possiamo rivedere nelle parti VII, VIII, XVII e XVIII.

La prima mossa concreta degli oligarchi, dopo le prime riforme del Presidente riguardante i politici (parti III, IV e V), si presenta nella parte VII, quando mandano il loro scagnozzo, Igor Vasiljevič Krivitskiy, membro del comitato della sicurezza, a corrompere i ministri della “squadra Vasily Petrovyč”. Tentativo che fallirà nella parte VIII. La seconda l’abbiamo vista nella parte XVII, quando tentano inutilmente di corrompere lo stesso Vasily Petrovyč. E l’ultima, ovviamente, è la corruzione sessuale da parte di Anna Michailovna; visto che i soldi non hanno funzionato, gli oligarchi sono passati alla lussuria, corruzione a cui Vasily Petrovyč (o Volodymyr Zelens’kyj) non sembra opporsi. Non solo per il caso di Anna Michailovna, ma anche per quello di Elga Rasmussen e Matilda Olsen (parte XIV).

Ad ogni modo, rianalizzando la serie fino a dove siamo arrivati, possiamo constatare, senza ombra di dubbio, che gli oligarchi hanno dovuto scomodarsi veramente poco per «interferire» con i piani del Presidente ucraino. Tant’è vero che, alla fine del diciottesimo episodio (parte XV), lo dicono loro stessi.

«Bè, cari signori» dice Andrij Mykolajovyč Nemčuk ai suoi due amici oligarchi «Goloboroďk mi ha davvero sorpreso. Ci vuole fegato per fare riforme così “polari”».

«Peggio per lui» risponde Michailo Semenovyč Rojzman «si sta scavando la fossa da solo».

«E badate bene, signori: senza neanche tirare fuori i suoi panni sporchi» conclude il terzo oligarca, di cui non si conosce ancora l’identità.

In conclusione, Vasily Petrovyč (o Volodymyr Zelens’kyj) ha fatto molti più danni lui come Presidente, che i ricchi corrotti.

Ma la cosa ancora più sconcertante è come conclude la conversazione con il figlio.

«Forse per sconfiggerli ti servono i superpoteri» suggerisce Dmitry al padre «[…] Ogni eroe deve avere il suo superpotere. E tu ce l’hai un superpotere?».

«Certo che ce l’ho: sei tu. Sei tu il mio superpotere. Mi basta stare un po’ con te, che subito mi carichi con la tua energia. […] E così sono in grado di combattere i cattivi».

Ma non aveva appena detto che non riesce a sconfiggerli? E, cosa ancora più incomprensibile, se è Dmitry a dargli l’energia che gli serve per combattere, allora perché lo ha scaricato agli altri per l’intera giornata, quando non si vedono quasi mai?

Evidentemente, il Presidente credeva che Anna Michailovna gli avrebbe dato una “carica” migliore, rispetto a quella del figlio…

 

 

– 19 continua

 

 

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