I fautori della Rivoluzione Francese, dopo l’abbattimento della monarchia capetingia, individuarono quale principale bersaglio la Chiesa cattolica. Nel 1790 la Costituzione civile del Clero assegnò allo stato il controllo della Chiesa francese: i sacerdoti ed i religiosi dovevano dunque prestare giuramento di fedeltà alla Costituzione, pena l’esilio, la prigione o addirittura la morte. La persecuzione religiosa subita dai francesi cattolici durante la Rivoluzione francese non ha equivalenti nella storia se non le grandi persecuzioni del XX secolo. Di esse la Rivoluzione francese è stata il modello. La persecuzione religiosa non fu solo persecuzione contro i religiosi, ma una rivolta contro il cristianesimo, con il preciso intento di scristianizzare la nazione francese. La maggioranza dei preti venne assassinata od espulsa, tutte le chiese furono chiuse per un anno e mezzo ed il loro patrimonio requisito ed incamerato, duecentocinquantamila vandeani furono massacrati perché volevano andare alla Messa e restare fedeli alla Chiesa ed al Papa.

Un martire della Rivoluzione è già stato dichiarato Santo, Fratel Salomone Laclerq dei Fratelli delle Scuole Cristiane. Ben 439 martiri sono già venerati come Beati, elevati agli onori degli altari in più riprese e da diversi Papi. Per altri 593 Servi di Dio sono in corsi i processi per il riconoscimento del martirio. Presso l’Arcidiocesi di Parigi, inoltre, è in fase di avvio la causa di beatificazione della principessa Elisabetta di Francia, nota come Madame Elisabeth, sorella del Re Luigi XVI. Per quest’ultimo, invece, non è mai stata avviata ufficialmente la causa, nonostante Papa Pio VI con l’Allocuzione Quare lacrymae (Roma, 17 giugno 1793) si fosse dichiarato propenso a considerare martirio la sua morte.

Come detto, questa tremenda persecuzione colpì anche l’Istituto delle Scuole Cristiane, meglio noti come Lasalliani dal cognome del fondatore, san Giovanni Battista de La Salle. La maggior parte dei fratelli rifiutò il giuramento e dovette abbandonare le scuole e le proprie comunità e nascondersi, poiché l’Istituto divenne illegale.

Il primo lasalliano a subire il martirio in tali circostanze fu Fratel Salomone, al secolo Guillaume-Nicolas-Louis Leclercq, nato a Boulogne-sur-Mer il 15 novembre 1745 ed entrato nel noviziato il 25 marzo 1767. Allo scoppio della rivoluzione era segretario di fratel Agatone, Superiore Generale dell’Istituto, dopo essere stato insegnante, direttore ed economo. Fratel Salomone manifestò sempre un grande amore per le anime ed una grande dedizione ai propri doveri.

Avendo rifiutato di prestar giuramento, si trovo a vivere da solo a Parigi in stato di clandestinità. Ci restano numerose lettere che scrisse alla famiglia in quel periodo. L’ultima di queste è datata del 15 agosto 1792: proprio in tale giorno infatti fu arrestato e rinchiuso nel convento dei carmelitani di Parigi, riorganizzato come prigione, con numerosi altri compagni. Il 2 settembre seguente quasi tutti i prigionieri, tra i quali appunto fratel Salomone, furono massacrati a colpi di spada nei locali e nel giardino del convento.

Furono beatificati il 17 ottobre 1926 da Papa Pio XI unitamente ad un gruppo complessivo di 191 vittime dei massacri di settembre. Fratel Salomone fu così il primo lasalliano a morire martire di Cristo ed essere riconosciuto tale, seguito poi da altri tre fratelli morti nei pontoni di Rochefort, sempre nel contesto della Rivoluzione Francese, e beatificati nel 1995. L’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane ha fissato al 2 settembre la memoria comune dei quattro martiri, Beati Salomone Leclercq e 3 compagni.

Una lunga attesa è stata necessaria per una ripresa della causa in vista della canonizzazione di Salomone. Come possibile miracolo per ottenere la sua canonizzazione è stato preso in esame il caso di María Alejandra Hernández, venezuelana. A cinque anni, nel 2007, mentre giocava nei pressi dell’orfanotrofio dove viveva, venne morsicata da un serpente velenoso, della specie detta in italiano “ferro di lancia venezuelano” e in spagnolo “tigra mariposa”. Condotta in ospedale, non le vennero date molte speranze di vita: i medici pensarono di amputarle la gamba e intanto informarono le suore Serve del Santissimo Sacramento, che gestivano l’orfanotrofio, che solo un miracolo avrebbe potuto salvarla.

Le religiose, insieme ai loro bambini, iniziarono dunque a pregare nella cappella dov’era conservata un’immagine del Beato Salomone proveniente da Los Dos Caminos presso Sebucán, dove i Lasalliani avevano una casa di formazione. Alla chiusura di quella comunità, l’effigie passò alla cappella del Colegio La Salle a La Colina e, alcuni anni dopo, venne richiesta dal vescovo monsignor Rafael María Febres Cordero perché venisse conservata nella cappella dell’Eucaristia sul Monte de La Cruz, in modo tale che la popolazione di quella zona rurale potesse conoscere e nutrire devozione verso quel martire. Nel giro di due ore da quando le suore e gli orfani avevano iniziato a pregare, la gamba di María Alejandra riacquistò colore e, in breve tempo, lei si riprese.

Il processo diocesano sul miracolo si è svolto nella diocesi di Caracas nel 2001. Il 5 aprile 2016 la commissione teologica a Roma ha ratificato la decisione della giunta medica, che già si era espressa circa l’inspiegabilità dell’evento. Ricevendo in udienza il cardinal prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi, Angelo Amato, papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto che dichiarava miracolosa e ottenuta per mezzo del Beato Salomone la guarigione della bambina.

Nel Concistoro ordinario del 20 giugno 2016, la data della canonizzazione è stata fissata a domenica 16 ottobre 2016. Mimetizzato tra altri personaggi dichiarati santi insieme a lui, Fratel Salomone è divenuto il primo martire canonizzato di questa grande persecuzione, dietro una coltre di timidezza, di una riluttanza ecclesiale a porre l’accento su questi tragici eventi che cambiarono la storia non solo della Francia. Il letale trinomio “Liberté, egalité, fraternité” negò questi principi proprio alla Chiesa cattolica, che tentò invece di mettere a morte.

 

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1 commento su “San Salomone Leclerq”

  1. E questi maledetti rivoluzionar-francesi sarebbero i campioni delle libertà dei diritti civili o umani che dir si voglia! E questi qui hanno avuto la faccia di bronzo di tacciar la Chiesa delle peggiori nefandezze e delle peggiori sopraffazioni contro la dignità dell’uomo! Loro, che in un sol giorno della loro impresa rivoluazioanaria hanno fatto più morti che in tutti i secoli inquisitoriali, quando a bruciare, quelle poche volte, andavano fior di lestofanti e spioni e assassini, vedi il Bruno, quello Giordano, farabutto come quant’altri mai e per il quale la condanna sarebbe dovuta piovergli addosso ben prima per impedirgli cdi mandare al patibolo, avendoli traditi con l’inganno del suo saio fratesco, decine di cattolici, quando invece le vittime della rivoluzione illuminata e libertaria erano pericolosi cittadini sovversivi come il Leclerq qui ricordato o le Carmelitane di Compiègne!!!…
    E oggi ancora i rampolli della stessa rivoluzione a riempirsi la bocca delle belle parole sui diritti umani, sul rispetto delle persone, quando si tratta di riferirli – nominalmente – agli stranieri profughi migranti loro, per mascherare le loro intenzioni di togliere a noi – realmente – quello stesso rispetto e quegli stessi diritti sblaterati – a voce – per gli ‘altri’. Ipocriti!

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