La basilica di Collemaggio a L’Aquila è un esempio di bella architettura, la sua facciata arricchita dal ritmo geometricamente ordinato di croci rosee su fondo chiaro si staglia imponente al termine di un grande spazio erboso, così che il verde del prato e il bicolore delle pietre si coniugano insieme in splendida armonia.

La chiesa è stata fondata nel 1288 da Pietro da Morrone che fu incoronato Papa col nome di Celestino V proprio in questa basilica nel 1294, e all’interno ci sono ancora le sue spoglie.

È quindi un’architettura medievale italiana tardo gotica: è la massima espressione dell’architettura abruzzese, secondo lo schema tradizionale adottato per molte chiese del territorio.

La facciata a muraglia con coronamento orizzontale nasconde, alla vista di fronte, la sagoma imponente del corpo della chiesa, una cornice marcapiano potente e gettante la divide quasi a metà, e proietta una pesante ombra verso il basso, ancorandola alla terra. La parte superiore invece ha in primo piano l’unica superba apertura trabeata del grande rosone.

 

 

Questa ampia facciata delimitata ai lati perimetrali da due pesanti lesene angolari è suddivisa, oltre che dal marcapiano, in più sezioni: due cardonature a destra e sinistra del rosone centrale individuano la dimensione della grande navata, e orizzontalmente c’è una prima zoccolatura che, come fosse una passamaneria ricamata – ma in realtà è una tarsia di marmi bianchi e neri – passa sopra i portoni laterali e si arcua in corrispondenza di quello centrale.

A prima vista niente è dissonante, il senso armonico, i dettagli raffinati, le decorazioni di questa architettura ci rapiscono; eppure ad uno sguardo attento nulla di questa facciata è regolare, né simmetrico, basterebbe contare le croci che si formano con le pietre bianche e rosee per rendersi conto che l’asimmetria è presente ovunque, tanto da avvalorare la tesi secondo la quale le differenze stilistiche, soprattutto nei piccoli rosoni, stanno ad indicare maestranze e tempi di esecuzione diversi a cavallo tra il gusto più prettamente romanico a quello, andando verso sinistra,  di influenza gotica.

Ma seppure le mani degli architetti e delle maestranze fossero state diverse (e non tutti gli studiosi concordano) il risultato finale è di perfetta leggibilità e coerenza.  I fregi e i bassorilievi delle porte, tutti disuguali, e la leggerezza dello splendido ornato dei trafori dei rosoni dai reconditi significati simbolici, richiamano alla mente la complessità e la bellezza dei merletti al tombolo, artigianato antico di questa meravigliosa terra.

Le differenze, le complessità, le originali soluzioni decorative di queste mura fanno parte di un tutto equilibrato, musicale, in un senso non scontato dell’equilibrio, dell’ordine e delle proporzioni.

Asimmetria e armonia disegnano una forma nella sua bellezza che è sempre e soprattutto profondo rapporto con la sacralità.

 

 

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