«C’era una volta un Re», il giro del mondo tra le monarchie, è stata la mostra, allestita venerdì 29 e sabato 30 aprile scorsi a Rimini alla Galleria d’Arte Zamagni. Oggetto della mostra è stata la raccolta di lettere, fotografie e diplomi cavallereschi collezionata dal collaboratore di «Europa Cristiana» professor Emiliano Procucci, riminese, appassionato studioso delle vicende delle Famiglie Reali, il quale ha intrapreso da anni una corrispondenza con le Casate regnanti e non: dalla Regina Elisabetta II al Principe Alberto di Monaco, dal Re Felipe di Spagna ai Principi del Liechtenstein fino, naturalmente, ai Savoia, ramo Aosta.

L’evento, che ha riscontrato una grande partecipazione di pubblico, ha letteralmente proiettato i visitatori in una realtà storico-culturale, attraverso il carteggio del professore con Re, Regine, Principi e Principesse, e l’arricchimento dei citati diplomi cavallereschi, nonché nobili onorificenze.

Elegante, raffinato, appena arrivato a Rimini da Londra, è stato esposto anche il biglietto di ringraziamento della Regina Elisabetta per gli auguri ricevuti per i correnti settanta anni di regno.

A margine della mostra, la gioventù è stata coinvolta attraverso la liceale Jennifer Fratti, che ha intervistato il professor Procucci, dalle cui risposte, fatte di aneddoti, ricordi personali su incontri avuti con alcune teste coronate, sono emersi molti aspetti dal sapore certamente non nostalgico, ma elementi di attualità, non solo pertinenti al protagonista in questione, ma alla stessa realtà di attiva presenza monarchica nel mondo. Per una malevola interpretazione culturale e mediatica, non tutti sanno che attualmente esistono ben dieci Monarchie costituzionali e parlamentari in Europa e nazioni come il Canada, l’Australia, la Nuova Zelanda, la Giamaica e il Giappone adottano l’istituzione monarchica senza il benché minimo problema di apparire “fuori dal tempo”. «Di antistorico», dichiara lo studioso, «c’è solo l’antistoria».

L’idea della mostra è nata, soprattutto, per raccontare ad un pubblico più vasto le storie collegate all’iconografia esposta come, ad esempio, gli incontri avuti, nel corso del tempo, con alcuni membri delle principali Dinastie europee: Hans Adam II del Liechtenstein in visita ufficiale nella Repubblica di San Marino nel 2010; Alberto di Monaco in visita a Rimini nell’estate 2020; Simeone II di Bulgaria, già Re dal 1943 al 1946 e poi, ritornato dall’esilio, eletto Primo ministro di Bulgaria nel 2001 ed in carica fino al 2005, conosciuto ai funerali della madre, la Regina Giovanna, svoltisi ad Assisi il 4 marzo 2000 (Festa liturgica del Beato Umberto III di Savoia).

Vengono intrattenuti anche contatti con Famiglie Reali non regnanti dalle quali, come da quelle sul trono, il professore riceve, ogni anno, auguri natalizi e cartoncini di ringraziamento per anniversari o particolari ricorrenze che le riguardano: ad esempio, i Duchi di Parma, incontrati in più occasioni nella ex capitale del loro Ducato; Don Duarte di Bragança, pretendente al trono portoghese e conosciuto a Cascais nel 2008 in occasione dello scoprimento di una targa che ricordava la permanenza in esilio, in quella località, del Re d’Italia Umberto II di Savoia.

A proposito di Casa Savoia, un particolare legame, Emiliano Procucci lo ha tenuto con S.A.R. Amedeo di Savoia, scomparso il 1° giugno 2021, del quale fu uno dei collaboratori dal 2007 all’anno scorso. Fu proprio il Duca d’Aosta a suggerire al professore di scrivere un libro dedicato alla Principesse di Casa Savoia, che sposarono Sovrani stranieri dal titolo La dinastia delle donne, pubblicato nel 2015 con prefazione del Principe stesso.

Queste Casate hanno fatto parte delle vicende che hanno riguardato sia l’Italia che l’Europa e, alcune di loro, rappresentano tuttora per i loro popoli un punto di riferimento imprescindibile e, nello stesso tempo, un legame identitario con le proprie tradizioni e il proprio passato, naturalmente con uno sguardo proiettato al futuro. Era giusto farle conoscere meglio a chi le conosce poco o, peggio, le conosce tramite i molti pregiudizi e soprattutto le ignoranze del nostro sistema mediatico nazionale. È così che «C’era una volta un Re» ha dimostrato, di fatto, che i sovrani ci sono ancora e operano, nella maggior parte dei casi, al di fuori del chiasso giornalistico.

 

 

 

 

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