I De Civitate Taurini

La storia di Torino, si è fusa e mescolata inestricabilmente per molti secoli con quella dei principi che ne furono sovrani e si è snodata attraverso le vicende e i destini delle sue principali famiglie. In seno a queste ultime – e tra le più antiche di cui localmente resti memoria – merita di essere segnalato in modo distinto un gruppo di cognomi formato da una sessantina di casate che discenderebbero, quanto meno secondo gli studi e l’opinione di alcuni storici autorevoli, pur non coralmente condivise, da un unico comune progenitore.

Esse procederebbero, infatti, da un personaggio che viveva attorno all’anno Mille, denominato Taurino, il quale, a quanto risulta, fu il primo procuratore ereditario (vale a dire un “funzionario” cui erano delegati dall’autorità imperiale alcuni poteri, quali quello di amministrare la giustizia, e diversi “benefici”). Poiché Taurino riuscì a rendere ereditario il proprio mandato, non diversamente da quanto si riscontra in epoca medievale con riferimento ai marchesi, conti, visconti, poté trasmettere ai suoi discendenti poteri, possessi, diritti, pur soggetti all’usuale e progressiva frammentazione determinata dalle divisioni patrimoniali. Nel giro di alcune generazioni i suoi discendenti, che originariamente furono accomunati dalla collettiva denominazione De Civitate Taurini (e questo è un tema dal quale sono originate alcune dispute storiografiche) si moltiplicarono e, per distinguersi tra loro, adottarono una serie di cognomi differenti, come accadeva, quando i cognomi cominciarono ad affermarsi e a divenire ereditari, un po’ dovunque.

Per qualche tempo le singole famiglie che vennero passo a passo formandosi, unirono al proprio cognome la citata qualifica De Civitate Taurini – o semplicemente De Civitate -. Si mantenne viva così piuttosto a lungo grazie anche alla sopravvivenza di ereditari diritti, beni e uffici – per quanto in progresso di tempo sempre più parcellizzati – la memoria di un’origine comune che pur non travalicando, verosimilmente, i confini del XIII secolo, poteva essere illustrata e certificata dalla documentazione sussistente.

Dopo avere perduto il ricordo di derivare da un solo sangue, le singole famiglie divennero relativamente estranee tra loro, pronte anche, in occasione di lotte e conflitti civili, a combattersi, militando in campi avversi.

Da quando iniziarono a formarsi i cognomi dell’antichissima famiglia procuratoria, vale a dire discendente dal sopra citato procuratore, sono passati quasi mille anni e dopo un periodo di tempo tanto lungo ci si può chiedere se ancora in Torino ne esistano dei discendenti. La curiosità circa l’origine dei cognomi è assai diffusa. Molti amerebbero sapere quando, con quali meccanismi, e quali ne siano il significato e l’origine. I nomi di famiglia sono stati oggetto di studio per autori di grande fama, perlopiù glottologi, ma non soltanto, che hanno dato vita un po’ dovunque nel mondo occidentale, specialmente a partire dalla seconda metà dell’Ottocento, a una vasta produzione bibliografica. I cognomi, del resto, fanno parte del patrimonio linguistico di tutti i Paesi, allo stesso titolo dei lemmi raccolti nei vocabolari nazionali. Non è solo per questo che i cognomi paterni sono stati considerati sino ai giorni nostri un importante patrimonio ereditario, in associazione a quello genetico. Essi sono, infatti, la chiave d’accesso, all’occorrenza ricorrendo a mirate ricerche d’archivio, per penetrare, lungo una traccia patrilineare, la corrente dei secoli e scoprire – o riappropriarsi? – di memorie, messaggi identitari, caratteri (forse geneticamente ereditabili, come, da diverse angolazioni e da differenti punti di vista ritengono alcuni scienziati) del proprio carattere, del proprio personale passato, in seno al quale si possono ricercare non solo fatti salienti riguardanti i propri avi, ma anche valori, stili di vita, sensibilità che li hanno connotati e informati.

Attualmente chiunque ne abbia il desiderio può ricostruire per almeno qualche secolo la propria storia e genealogia famigliare, ma per il futuro le novità in materia di codice civile sono già in agguato, pronte, con l’aggiunta del cognome della madre a quello paterno a complicare – e non poco, è lecito supporre – la ricerca del fil rouge ininterrotto che unisce i viventi agli antenati e che sancisce l’appartenenza a un determinato sistema successorio. Diverse – e più complicate – paiono annunciarsi le modalità applicative in Italia rispetto a quanto già si pratica nei Paesi in cui ai figli sono usualmente assegnati sia il cognome paterno, sia quello materno (Paesi in cui anche a livello nobiliare, era prevista la successione femminile). Nella società spagnola l’utilizzo del doppio cognome è ordinario e sin qui non comporta e non genera necessariamente confusioni. In Italia, si può prevedere che nella pratica si tenterà di diffondere ed estremizzare quanto più possibile l’applicazione, siccome non mancano tra gli scopi palesi o reconditi del doppio cognome quelli di minare ulteriormente la famiglia patrilineare, la figura paterna e di recidere modelli culturali, memorie e radici (diciamo all’insegna di certi principi “politicamente corretti”, talora seguiti, sotto l’influenza di una propaganda capillare, invasiva, prepotente, con grottesca e volontaristica, acquiescenza). Dapprima l’aggiunta del cognome materno non sembrava presentarsi in termini troppo devastanti. In primo luogo la norma non aveva – e per ora non avrebbe – valore retroattivo; in secondo luogo si prevedeva che per procedere all’adozione del doppio cognome fosse necessario l’accordo tra i genitori. Inoltre il cognome paterno, anche ove i genitori avessero optato per dare ai figli il cognome composto, non poteva essere collocato in seconda posizione, cioè non poteva essere posposto a quello materno, mancando, inoltre, la previsione che questo potesse essere adottato in forma esclusiva, salvo fare ricorso alle note e consolidate procedure già vigenti in margine alle modifiche o aggiunte cognominali, di cui certo in Italia non mancano esempi. Le più recenti decisioni in materia (aprile 2022), anche se al momento ancora difettano norme definitive e univoche, fanno pensare al probabile instaurarsi di attuazioni “oltranziste”. Queste, facilmente determineranno contesti, ove prevalgano il politicamente corretto e i piagnistei di maniera a scapito della concretezza e dell’intelligenza, in cui regnerà la confusione, con un prevedibile moltiplicarsi di discussioni e contenziosi. In mancanza di regole ragionevoli, tra l’altro, si rischia di assistere al moltiplicarsi dei cognomi di generazione in generazione, con situazioni in cui potrà capitare, giusto per fare una supposizione, che due fratelli abbiano cognomi diversi tra loro o che non resti neppure traccia del cognome patrilineare – che forse è poi, non è azzardato supporlo, uno degli obiettivi chiave delle nuove norme -.

Fortunatamente per adesso molti possono ancora affrontare un viaggio a ritroso lungo le generazioni, il che vale anche per le famiglie torinesi, avvantaggiate da ricchezze documentali non dovunque altrettanto generose. Naturalmente occorre essere coscienti che la situazione non è in tutti i casi pienamente trasparente: l’afflusso di nuovi cittadini da ogni parte d’Italia, prima negli anni risorgimentali, poi nel breve periodo in cui la città fu capitale del Regno, infine negli anni della più estesa industrializzazione e del boom economico, ha condotto a Torino almeno alcune famiglie nei cui cognomi, pur originarie del Sud o di altre aree dello stivale, echeggiano omonimie.

Per rilevare la persistenza dei nomi di famiglia delle antiche case De Civitate Taurini, costituiscono un ottimo strumento (una scorciatoia rispetto a ricerche archivistiche che risulterebbero molto impegnative) gli elenchi telefonici. Ovviamente non quelli odierni, ridotti all’osso, ma basta risalire anche solo agli anni ottanta / novanta del secolo scorso, per trovare, tra gli abbonati al telefono fisso, la quasi totalità delle famiglie presenti in città. Quindi risulta rilevabile piuttosto agevolmente la stragrande maggioranza dei cognomi qui attestati ancora in anni abbastanza recenti. Facendo riferimento alle guide del telefono dei decenni citati, si può constatare che dei cinquantotto cognomi di probabile o possibile origine “procuratoria” soltanto sedici sono scomparsi: Baderi, Dudoli, Evrardi, Gavardi, Gosperti, Gibuini o Gebuini, di Mercato, Malacorona, Moezasco, Polgi, Podisii, di Porta Doranea, di Porta Marmorea, Reversati, Supplice, Tornierii.

Per quanto riguarda i restanti quarantadue nomi di famiglia, si può verosimilmente ritenere che almeno ventuno possano essere ricollegati con il passato remoto di Torino, trattandosi di forme cognominali la cui diffusione pare essere eminentemente peculiarità locale, anche se di talune non ne manca l’attestazione in altre zone dell’Italia, in particolare nel Nord-Ovest. Ognuno di questi cognomi era presente in città prima delle più massicce ondate migratorie, come si può rilevare dall’annuale Guida Marzorati / Paravia degli ultimi anni dell’Ottocento e dei primi del Novecento.

I Calcagni (cognome equivalente a Calcagno dato che, come è noto, anticamente i cognomi venivano declinati) erano sugli elenchi telefonici di fine Novecento numerosi: con la desinenza in -i se ne registravano sulla Guida del telefono del 1988 solo una decina, ma terminanti in -o, se ne contavano circa un centinaio, anche se si deve evidenziare che in più di un caso i nomi di battesimo parevano implicare un’origine non torinese. Il cognome era presente anche nella forma – equivalente – Carcagni, ma con due sole attestazioni.

Ben rappresentati nel 1988 erano anche i cognomi Anglesi – oggi perpetuato nella forma Anglesio – (all’epoca erano una trentina di famiglie), Borgese (quattordici) e anche Borghese, Borghesi, Borghesio, Borghezio (una quarantina). Dei Beccuti, una tra le principali case torinesi tra i secoli XII e XIV, se ne contavano una ventina; dei Cagnassi (= Cagnasso, Cagnazzi, Cagnazzo), Guasco (= Vasco) e Prandi, una sessantina.

Degli Zucca, nonostante i loro, probabili, ascendenti trecenteschi fossero stati decimati o esiliati da Torino per avere congiurato contro gli Acaja, si incontravano un’ottantina di capifamiglia e anche oggi se ne incontrerà un buon numero (si può ragionevolmente ritenere che in termini quantitativi, per loro, come per tutte le altre famiglie qui menzionate, gli scostamenti non debbano essere particolarmente rilevanti).

Non molto numerosi sono i Trucchi (= Truchi) ma il loro cognome è diffuso maggiormente nella forma Trucco. Lo stesso si può dire degli Oggeri: due soli presenti con la desinenza in -i, mentre oltre settanta erano gli Oggero.

Assai più sparuti sono i nuclei degli Ainardi, Aimari o Aimaro, Arpino o Arpini (anche Alpino e Alpini), Biscia, Broglia, Della Rovere (e Dellarovere; più numerosi i Rovere), Duc (= Duchi, Duce, Duci), Maltraversi, Ricolfi, Sili e Faralda (Faraldi, alcuni di origine ligure ma non si può escludere una remota provenienza dal Torinese) che tra tutti non superano di molto, quanto meno sulla “Guida”, i cento rappresentanti.

 

Veduta di Piazza Castello dal Theatrum Sabaudiae, I, tavola 11, Archivio Storico della Città di Torino

 

Delle cinquantotto famiglie cui si è accennato in apertura ne abbiamo sino a questo punto enumerate trentasette, più varianti. Per quanto riguarda le ventuno che mancano all’appello è più difficile asserire (ma lo è, almeno in parecchi casi, anche per le precedenti) che esistano inequivocabili e precisi legami con coloro che portavano, oltre nove secoli or sono, il medesimo cognome. Si tratta, infatti, di forme cognominali diffuse trasversalmente in tutta la Penisola, o in particolari zone al di fuori del Piemonte. Si pensi, ad esempio, ai Caruso. Essi sono diffusi principalmente in Campania, Calabria e Sicilia, eppure una delle più antiche famiglie torinesi portava proprio questo stesso cognome. Sappiamo che nel medioevo dal nord Italia molte famiglie passarono in Sicilia e in varie zone del Sud, ma sarebbe azzardato fare ipotesi, senza ricerche mirate, riguardo a eventuali legami non puramente onomastici. Oggi dei numerosissimi Caruso presenti, molti hanno nomi di battesimo che non lasciano molti dubbi circa la provenienza dalle regioni del Sud. Nel 1909 a Torino il cognome era rappresentato solo da Cirino, impiegato postale, probabilmente già non torinese d’origine, quanto meno a giudicare dal nome di battesimo, tutt’altro che comune in Piemonte; pare, viceversa, probabile che si possano ricollegare agli antichi Caruso i numerosi Carosio, Carossio e Carosso tuttora esistenti. Non più agevole sarebbe esprimere un parere adeguatamente fondato, in mancanza di specifiche indagini, sugli Alessandria e Alessandri (discenderanno dai De Donna Alexandra, divenuti poi Alessandri o Alessandria?), sui Bonadonna, Butini e Bottini, come pure sui Belli, Battaglia, Cavalleri, Gualtieri, Dente, Folco, Neroni, Martelli, Carbone (e Carboni), Corvo, Rossi e De Rossi, i cui cognomi sono diffusi in tutt’Italia. Meno comuni sono i cognomi Cece, ancora presente nel 1909, mentre ai giorni nostri compare solo nella forma Ceci, con una decina di attestazioni, poi Ciceri, con una dozzina, come pure i Cicero. I Corda sono una ventina. Un discorso a sé deve essere fatto per gli ultimi due cognomi della lista dei De Civitate: i Console / Consoli e i Pennella o Pennello; entrambi sono diffusi quasi esclusivamente al Sud, ciò nondimeno, nell’Ottocento erano presenti (difficile dire se discendenti dagli omonimi torinesi medievali o no) anche a Torino.

 

(1 – continua)

Le antiche famiglie De Civitate Taurini

 

Ainardi / Aimari, Aimaro

Alessandria / Alessandri, De Donna Alexandra

Anglesi / Anglesio

Arpino o Arpini (anche Alpino e Alpini)

Baderi

Battaglia

Beccuti

Belli

Biscia

Bonadonna

Borgese / Borghese, Borghesi, Borghesio, Borghezio

Broglia

Butini e Bottini

Cagnassi / Cagnasso, Cagnazzi, Cagnazzo

Calcagni / Calcagno, Carcagni

Carbone / Carboni

Carcagni,

Caruso / Carosio, Carossio, Carosso

Cavalleri

Ceci,

Ciceri, Cicero.

Console / Consoli

Corda

Corvo

Della Rovere (Dellarovere, Rovere)

Dente

Duc / Duchi, Duce, Duci

Dudoli

Evrardi

Faralda / Faraldi

Folco

Gavardi,

Gibuini / Gebuini

Gosperti

Gualtieri

Guasco / Vasco

Malacorona

Maltraversi

Martelli

Mercato, di

Moezasco

Neroni

Oggeri / Oggero

Pennella / Pennello

Podisii

Polgi

Porta Doranea, di

Porta Marmorea, di

Prandi

Reversati

Ricolfi

Rossi / De Rossi,

Sili

Supplice,

Tornierii

Trucchi / Truchi, Trucco

Zucca

 

 

 

 

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2 commenti su “I più antichi cognomi e famiglie torinesi tra continuità e tramonti – Parte I”

  1. Pier Luigi Duvina

    Esistono ancora i Duvina di Villafranca ove c’era una casa
    con affreschi anche esterni che venivano ricordati dalla Guida d’Italia del Touring nelle edizioni di circa venti anni fa o più ?

    1. Risposta dell’autore dell’articolo in questione, Gustavo Mola di Nomaglio:

      Che i Duvina siano oggi presenti in Villafranca Piemonte è agevole assodarlo anche solo consultando “PagineBianche on-line”.
      Non altrettanto agevole è avere notizie precise sulla loro storia e sul legame che, pur non esplicitato nel quesito del lettore parrebbe esservi evocato, con una delle non poche case e palazzi notevoli sotto il profilo architettonico e artistico che sorgono nel centro storico dell’importante borgo. Tali edifici contribuiscono a rendere prestigioso l’antico borgo di Villafranca e a farne una meta turisticamente non trascurabile, anche grazie al castello di Marchierù – visitabile e di grande fascino – e ai cicli pittorici che interessano diversi edifici religiosi, con affreschi gotici di Aimone Duce risalenti al primissimo Quattrocento e altri realizzati nel medesimo secolo da differenti autori di gran nome, tra i quali quelli attribuiti a Bernardino Luini.
      A ragion veduta la voce dedicata a Villafranca da Goffredo Casalis nel celebre Dizionario geografico-storico-statistico commerciale degli Stati sardi sottolinea i pregi dei palazzi privati dichiarando che

      «[…] Aggiungevano decoro a questo luogo varii splendidi edifizi; e senza parlare dei palazzi d’intorno alla piazza di s. Maria Maddalena , quasi tutti ristaurati ed abbelliti sì nell’interno che nell’esterno prima del 1800, i più belli e più comodi tra tutti gli altri apparvero quelli del conte di Traves, del conte di Bourset, del conte di Villanuova, e dei due figliuoli ed eredi del signor Colmo […]»

      Stefano Grande, nel volume Gli 800 anni di storia di Villafranca Piemonte (Moretta, S. Calandri, 1953) cita, nel capitolo Le tradizionali casate Villafranchesi, numerose famiglie.
      A giudizio dell’autore le principali nella storia del luogo sono stati gli Aimar, Aimaretti, Barberis di Branzola, Bocchiardi, Bolatti [o Bolatto, Bollati], Carutti di Cantogno, Cerutti, Corvo, Festa, Filippi di Baldissero, Garneri, Grande, Marini [uno dei quali, riuscì ad ottenere la cognomizzazione del predicato di Villafranca ricollegandosi attraverso approfondite ricerche storico-genealogiche ad antichi omonimi signori feudali non senza suscitare qualche dubbio e qualche critica al riguardo], Miglioretti di Bourcet, Morelli, Pesce, Petitti di Roreto, Pistoni o Pistone, Pronino-Cardone, Rebuffo di Traves, Rebuffo di San Michele, Rossi, Verda, Verdun di Cantogno, Vignolo.
      Stefano Grande aggiunge a quelle appena citate anche parecchie altre famiglie localmente degne di nota, tra le quali i Badariotti, Barberis, Bensa, Berra, Bertolotti, Billia, Bogino, Busso, Campra, Cardone, Ceresole, Colmo, Fassi, Gabriele, Gambera, Garneri o Garnery, Grande, Lanzavecchia, Manero, Mignola, Molini, Morelli, Mottura, Nicola, Novelli, Oytana – poi Sacco-Oytana -, Peira, Pignatta, Plazza, Poncino, Quaglia, Rosa, Teseo, Valfrè, Vottero.
      I Duvina non figurano in questi elenchi ma ciò si può attribuire al fatto che l’autore non ha inteso fornire un elenco esauriente. Occorre però annotare che il nome di alcuni Duvina compare in elenchi di cittadini a vario titolo meritevoli di ricordo, tra i quali Antonio, figlio di Enrico, combattente nella campagna di Libia del 1911 e Giuseppe, del fu Costanzo, caduto nella Prima Guerra mondiale.

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