Lo storico Luigi Cibrario, parlando dei Marchesi Carron di San Tommaso in una sua opera riguardante la nobiltà dello Stato sabaudo, afferma, con benevolenza per lui alquanto inusuale: «Prolissa troppo sarebbe anche la sommaria enumerazione delle cariche di Corte e di Stato conseguite da […] questa famiglia, la cui potenza e felicità si mantenne, con esempio unico, inespugnata per il corso di quasi un secolo intiero». Anche se la benignità del Cibrario trova una probabile spiegazione nell’amicizia che lo legava negli anni giovanili a uno degli ultimi esponenti del casato, prematuramente scomparso, la presenza dei San Tommaso nella storia dello Stato sabaudo ha singolarità e importanza che meritano di essere sottolineate, pur essendo ben chiaro che numerose altre famiglie furono negli Stati sabaudi potenti, influenti e doviziose nello spazio non di un «secolo intiero», bensì di molti secoli[1].

I Carron (o Carrone) sono originari del Bugey; nella seconda metà del Cinquecento risiedevano in Chambéry, essendo, come sottolineano vari storici, borghesi e di «assai modesta condizione». Nella stessa città savoiarda viveva tuttavia anche un’altra famiglia omonima di vecchia nobiltà e non si può escludere l’esistenza di legami originari tra i due ceppi, pur apparentemente del tutto distinti tra loro.

Il primo personaggio notevole è Giovanni, figlio di Claudio, nato in Chambéry attorno al 1570, il quale si trasferì, verso il 1590, a Torino. Qui percorse rapidamente le prime tappe di una carriera con cui costituì le fondamenta della vertiginosa ascesa sociale ed economica sua e dei propri discendenti. Già nel 1595 Giovanni riusciva ad ottenere la carica di segretario della Gran Cancelleria, dando eccellenti prove delle proprie capacità; otto anni più tardi Carlo Emanuele I lo volle al proprio fianco quale segretario e, in seguito, lo promosse consigliere e «segretario di Stato e Finanze». In questa veste portò a termine alcune delicate e importanti missioni diplomatiche. Ebbe un ruolo anche nelle trattative per il matrimonio del figlio Vittorio Amedeo. Nel 1617 riuscì ad accrescere il proprio prestigio, conseguendo l’infeudazione di Aigueblanche (da denominarsi Saint-Thomas-de-Coeur) ed entrando poi in possesso, per acquisti o donazione da parte del sovrano, di vari altri feudi. Tra questi si può ricordare quello di Buttigliera [Alta]: Carlo Emanuele I ordinò nel 1605 che questa località fosse smembrata da Avigliana per divenire feudo a sé stante ed essere successivamente eretta in contea, a favore del proprio primo segretario, che ne fu infeudato il 25 apri1e 1619.

 

Cristina, Margherita Carron di San Tommaso, nata Piossasco de Feys, immagine pubblicata in : Rosanna Roccia, Gli echi di Utrecht nel Castello Cavour di Santena, in Utrecht 1713. I trattati che aprirono le porte d’Italia ai Savoia: studi per il terzo centenario, a cura di Gustavo Mola di Nomaglio e Giancarlo Melano, Torino, Centro studi piemontesi, 2014, pp. 581-622

 

Il 16 giugno 1625 ottenne la nomina a primo segretario di Stato, ampliando durante il proprio mandato – come ricorda Enrico Stumpo in un puntuale cenno biografico – sempre più le attribuzioni e i compiti dell’ufficio e quindi dello stesso Consiglio di Stato. Alla morte di Carlo Emanuele I fu confermato primo segretario da Vittorio Amedeo I e, dopo di lui, dalla reggente Cristina di Francia, la quale concesse, tra altro, la facoltà di succedergli in tale carica a favore del suo primogenito, Francesco Guglielmo. Tra i figli di Giovanni si ricordano – del primogenito si dirà poco oltre, due religiosi, Sigismondo, carmelitano, poi membro dell’Ordine di Sant’Agostino (col nome di Fra Enrico) e Francesco, agostiniano scalzo, chiamato in religione Fra Giovanni Maria di San Tomaso. Il suo quartogenito, Vittorio Amedeo n. circa 1627, † 4 dicembre 1687), anch’egli consigliere e segretario di Stato, fu incaricato di delicate missioni diplomatiche, ricorda Antonio Manno ne Il patriziato subalpino, alla corte di Roma e in Germania; fu senatore di Piemonte e detenne, tra altre cariche, quella di governatore del ducato d’Aosta, nel quale acquisì beni e feudi, mentre una sua sorella si sposò con il barone Claudio Challant di Fénis, rappresentante di una tra le principali casate sabaude – e d’Europa -, nonché prima in assoluto in Valle d’Aosta per nobiltà, antichità, poteri.

Da questo momento i Carron, ottenendone di volta in volta la facoltà dai sovrani sabaudi, riusciranno a conservare il possesso dell’ufficio di primo segretario di Stato (in progresso di tempo sempre più significativo e rilevante) per quattro generazioni consecutive, sino al 1717.

Col citato primogenito di Giovanni, Francesco Guglielmo, divenne quasi ereditaria nella famiglia anche la carica di segretario dell’Ordine dell’Annunziata che, consentendo di intessere articolate relazioni con i più illustri personaggi degli Stati sabaudi e con i rappresentanti di numerose case regnanti europee, contribuì ad accrescere la potenza e la considerazione familiare. Egli fu infeudato di Vottignasco e, con titolo comitale, di Sommariva Perno.

Seguendo di padre in figlio l’albero genealogico incontriamo poi – entrambi primi segretari di Stato, segretari e anche cavalieri dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata – Carlo Giuseppe (1641-1699) ritenuto il principale consigliere di Vittorio Amedeo II, considerato abilissimo dai diplomatici stranieri (uno dei quali,  l’ambasciatore veneziano Marco Foscarini, esponente di una delle più lucide ed efficaci diplomazie del continente, lo definì «Ministro di raro talento fra quanti ne abbia dato all’Europa il secolo XVII») e Giuseppe Gaetano (1670-1748) con il quale il potere dei Carron passò dalla fase di continua crescita a una fase di stabilità. Questo detenne diversi altri feudi tra i quali merita ricordare almeno quello di Avigliana. Il suo settimo figlio, Giuseppe Angelo (1718-1796), fidatissimo consigliere e confidente di Vittorio Amedeo III, fu inviato straordinario presso il Re di Polonia, Elettore di Sassonia nel 1750, Ministro di Stato e sovrintendente agli Archivi di Corte, primo segretario di Stato agli Esteri e fu cavaliere dell’Ordine Supremo della Ss. Annunziata.

 

Giuseppe Vittorio Carron di San Tommaso, immagine pubblicata in: Rosanna Roccia, Gli echi di Utrecht nel Castello Cavour di Santena, in Utrecht 1713. I trattati che aprirono le porte d’Italia ai Savoia: studi per il terzo centenario, a cura di Gustavo Mola di Nomaglio e Giancarlo Melano, Torino, Centro studi piemontesi, 2014, pp. 581-622

 

La famiglia espresse ancora molte notevoli figure: militari (come Giuseppe Felice che divenne nel 1778 colonnello dei dragoni del Re), diplomatici (tra altri Giuseppe Vittorio, rappresentante sabaudo in Baviera e in Inghilterra)  magistrati, religiosi e uomini di cultura. Tra questi ultimi devono essere ricordati in modo particolare Alessandro e Carlo Felice, padre e figlio. Il secondo è il personaggio caro al Cibrario, cui si è accennato, uno studioso che, pur essendo morto giovanissimo, ha lasciato una vasta produzione bibliografica in campo storico, letterario, filosofico.

Tra quanti abbracciarono la vita religiosa si devono ricordare ancora almeno Giovanni Francesco (n. circa 1646, † 1 agosto 1710) che fu abate di San Benigno, di Notre-Dame-d’Abbondance ed elemosiniere di corte. Diverse furono monache in Sant’Anastasia d’Asti nel XVII secolo: tali Rosa, Caterina e Giulia; Caterina fu monaca in Santa Caterina d’Annecy.

I Carron di San Tommaso si sono estinti nel 1906 con la morte di Gerardo, consigliere provinciale e deputato. Il loro nome è ricordato a Torino, tra l’altro, dallo splendido palazzo, oggi sede del Consiglio Regionale, che porta il nome dei Làscaris (che ne ebbero possesso dopo i Carron) e da alcune ville sulla collina.

Nel 2003 è stato pubblicato, a cura di Carla Ceresa e con introduzione di Ippolito Calvi di Bergolo, l’inventario dell’archivio famigliare (Carron di San Tommaso e fondi aggregati […]), un’eccellente fonte di notizie non solo sui Carron di San Tommaso e, subordinatamente, sui diversi rami e linee della casata (Carron di Avigliana, Carron di Aigueblanche, Carron di Briançon, Carron della Torre) ma anche strumento indispensabile per lo studio di numerose altre famiglie quali, a puro titolo di esempio, i Baratta, Borgarelli, del Carretto di Gorzegno, Ceva, Falletti di Melazzo, Falletti di Vottignasco, Di Negro, Grisella (Grisella di Rosignano, Grisella di Moncucco, Grisella di Pogliano e Aramengo, Grisella di Cunico), Piossasco de Feys, Piossasco de Rossi, Ponte di Scarnafigi, Provana, Rombelli d’Occhieppo, Saluzzo (Saluzzo di Cardè, Saluzzo di Dogliani, Saluzzo di Farigliano, Saluzzo di Monesiglio, Saluzzo di Monterosso, Saluzzo di Paesana, Saluzzo di Pradleves, Saluzzo di Valgrana, Saluzzo Miolans Spinola), Scarampi (Scarampi Crivelli, Scarampi di Monale, Scarampi di Cardè), Turinetti di Pertengo.

 

Tavole genealogiche pubblicate da Felice Carron di San Tommaso

 

 

[1] In merito all’approccio e alla discutibile obiettività del Cibrario in campo nobiliare, rinvio al mio Luigi Cibrario e la nobiltà. Dalle rivendicazioni personali alle opinioni di giurista e di storico, In: Rinaldo Comba – Bruno Guglielmotto Ravet – Emanuela Lavezzo, Gustavo Mola di Nomaglio, Luigi Cibrario d’Usseglio, cittadino torinese (1802-1870), Lanzo Torinese, 2002, pp. 37-64.

Copertina dell’articolo: Arma di Carlo Giuseppe Vittorio Carron, marchese di San Tommaso e cavaliere del Supremo Ordine della Santissima Annunziata (in Trattato compendioso delli Cavalieri […], m.s., XVIII sec., Torino, Biblioteca privata).

 

 

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