L’Ossola ha costituito per secoli il bacino di un’emigrazione qualificata e ricercata in vari paesi, con peculiarità non del tutto consuete. Di qui partivano emigranti stagionali, non esclusivamente pastori e agricoltori (spinti altrove, dall’autunno alla primavera, a cercare le risorse economiche di cui nei periodi più freddi la montagna era avara) o anche permanenti. I flussi emigratori s’intensificarono probabilmente in seguito agli accordi stipulati nel 1515 dai Borromeo – signori di vaste zone ossolane- e la confederazione elvetica, in base ai quali era assicurata libertà di accesso e circolazione agli abitanti delle alte valli e alle loro mercanzie.

Molte volte, quando un’emigrante faceva fortuna o trovava promettenti prospettive di espansione delle proprie attività, chiamava a raggiungerlo altri parenti o compaesani, dando vita ad una sorta di colonia di uno specifico paese. Come accadde per Craveggia, i cui abitanti ebbero quale meta, almeno sinché l’emigrazione non iniziò a guardare a destinazioni poste al di là dell’oceano, essenzialmente la Francia –e Parigi in particolare- e la Germania.

 

Spilla a forma di pavone realizzata per un maharaja indiano agli inizi del Novecento

 

Proprio da Craveggia, paese di artisti ed artigiani ricercatissimi in Francia, partì nel 1515, alla volta di Parigi anche Giovanni Maria Mellerio, piccolo mercante e tagliatore di pietre preziose, destinato a dare inizio alla straordinaria vicenda della propria famiglia. Le prime memorie più circostanziate dei Mellerio (che, come si usava, francesizzarono il proprio cognome in Meller) a Parigi risalgono al 1613. In quell’anno un giovane spazzacamino della Val Vigezzo si trovò ad ascoltare, mentre puliva dall’interno una canna fumaria, i piani di un complotto per assassinare Luigi XIII. Immediatamente ne riferì i dettagli al proprio datore di lavoro, Jacques Pidò, originario di Villette (località nei pressi di Craveggia) e questi li comunicò in men che non si dica ai tre consoli della comunità italiana a Parigi, tra i quali Jean-Marie Mellerio, discendente in linea retta ed omonimo di quel tagliatore che si era trasferito a Parigi un secolo prima. I consoli, ottenuta udienza dalla regina Maria de’ Medici, le svelarono la minaccia contro la vita del figlio. Il complotto fu sventato, i congiurati decapitati. Ai sudditi italiani, per contro, fu concesso da Luigi XIII, il 10 ottobre 1613, un privilegio eccezionale, destinato ad essere confermato o rinnovato da tutti i Re di Francia successivi: agli abitanti dei comuni di Craveggia, Malesco e Villette era concesso di esercitare il proprio mestiere, a Parigi e in tutto il territorio francese, senza sottostare alle restrizioni e regolamenti riguardanti l’esercizio delle professioni in Francia. I Mellerio continuarono a svolgere la loro attività di mercanti, in particolare di gioielli e pietre preziose ma anche di altri oggetti e suppellettili di minore pregio, ed aprirono alcune boutiques a Parigi, divenendo fornitori anche della Casa Reale e godendo da parte di alcuni suoi esponenti di un favore inconsueto, come nel caso della Regina Maria Antonietta.

Allo scoppio della rivoluzione francese alcuni esponenti della famiglia fecero ritorno a Craveggia, altri restarono per qualche tempo a Parigi ma poi, in pericolo di vita, fuggirono anch’essi. Passata la bufera rivoluzionaria Jean-François Mellerio, dopo mille vicissitudini, fece ritorno nella capitale francese e vi aprì un nuovo negozio, in rue du Coq-Saint-Honoré (oggi rue Marengo) poi, nel 1815, trasferì la propria sede in rue de la Paix 9. Qui, dopo quasi due secoli. Si trova ancor oggi la gioielleria “Mellerio dits Meller” (di cui è attualmente presidente François Mellerio), una tra le più note del mondo (tra le realizzazioni recenti più famose possono essere ricordate le coppe Roland Garros) e, certo, la più antica, avendo alle spalle 14 generazioni della stessa famiglia in attività in questo campo quasi senza interruzione. Nonostante lo scorrere dei secoli, i Mellerio non hanno mai reciso del tutto il legame con la Val Vigezzo, con l’Ossola, con il Piemonte e, ovviamente, con Craveggia, con cui hanno continuato a mantenere vivo un legame. Ancora nell’800 e nel ‘900, come scrive Giovanni De Maurizi nella sua storia di Craveggia pubblicata nel 1930, essi hanno anche largamente beneficiato i loro luoghi d’origine, promuovendo e finanziando, tra l’altro, la realizzazione di strade, opere d’arte, scuole ed asili infantili.

 

 

Nel 2013, quando la celebre gioielleria ha compiuto 400 anni,  ha festeggiato l’evento con una collezione ispirata a Maria de’ Medici, la prima cliente. Il set è stato realizzato dal designer canadese Edéenne ed è composto da due collane, Dentelles de Lys e Eclats de Lys, e da un paio di orecchini (nell’immagine è presentata la collana Eclat de Lys) 

 

 

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