Non è difficile definire la virtù della fortezza (una delle quattro virtù cardinali) quando parliamo in senso generale: possiamo dire che essa è la fermezza d’animo o l’energia del carattere… cosa che va bene per tutti, senza bisogno di scomodare le cose divine. Invece, se parliamo di virtù cardinali, la definiamo in questo modo: è un abito sovrannaturale che irrobustisce l’anima affinché pratichi, per istinto dello Spirito Santo, ogni specie di virtù eroiche con l’invincibile fiducia di superare i maggiori pericoli e le maggiori difficoltà che possono sorgere.

 

Piero del Pollaiolo (1441-1496), Fortezza, olio su tela, 1469-1472, Gallerie degli Uffizi, Firenze.

 

La vita dell’uomo sulla terra, e quindi anche la vita cristiana, è una battaglia. In guerra si attacca e si difende; si attacca l’avversario per sgominarlo e si resiste al nemico per mantenere ciò che abbiamo conquistato. Sembra più difficile il primo atto, l’attacco, ma in realtà è più penoso ed eroico il secondo, specialmente se il nemico si presenta più forte di noi. Per questo l’atto del martirio, che consiste nel resistere fino alla morte piuttosto che abbandonare la fede, costituisce l’atto principale della virtù della fortezza.

La fortezza, nel suo duplice atto di assalire e di resistere, è molto necessaria alla vita spirituale. Nella via della perfezione si incontrano molti ostacoli e difficoltà che occorre superare con coraggio se si vogliono raggiungere le vette. Per questo occorre molta decisione nell’intraprendere la via della perfezione, molto valore per non spaventarsi di fronte al nemico e molta costanza per sopportare lo sforzo fino alla fine, senza abbandonare le armi durante il combattimento.

Uno degli aspetti più caratteristici di questa virtù è che essa si manifesta quando ci troviamo improvvisamente in occasioni impreviste. Ci sono delle occasioni nelle quali si pone in modo repentino e inesorabile il dilemma: l’eroismo o il peccato mortale. In questi casi – molto più frequenti di quanto non si creda – non basta la semplice virtù della fortezza umana. Proprio a causa della violenza, della rapidità della tentazione – l’accettazione o la repulsa della quale, d’altra parte, è questione di un momento – non è sufficiente il modo lento e discorsivo della virtù della prudenza: occorre il rapidissimo intervento dei doni del consiglio e della fortezza. San Tommaso d’Aquino dice a chiare lettere che, per questo motivo, la fortezza è necessaria anche per conseguire la salvezza eterna.

«Questo dono – scrive padre Lallemant – è assolutamente necessario in certe occasioni, in cui dobbiamo lottare contro tentazioni violente, per resistere alle quali dobbiamo saperci decidere a perdere i beni, gli onori, e anche la vita. È allora che lo Spirito Santo assiste potentemente con il dono del suo consiglio e della sua fortezza l’anima fedele che, diffidando di sé stessa e convinta della propria debolezza e del proprio nulla implora il suo soccorso e mette in lui ogni fiducia».

Nei trattati di vita spirituale, questa virtù cardinale porta in sé delle virtù “figlie”: la magnanimità, per intraprendere grandi opere con prontezza d’animo e fiducia nell’esito; la magnificenza, per intraprendere le opere di Dio senza indietreggiare davanti alla grandezza del lavoro o delle spese che sarà necessario sostenere; la pazienza, per resistere alle difficoltà causate dalla tristezza dei mali presenti; la perseveranza, che permette di raggiungere i risultati sperati senza scoraggiarsi mai.

È un dono dello Spirito Santo, e va chiesto.

Nessuna delle opere di Dio avrebbe avuto luogo sulla terra se non ci fosse stata la fortezza d’animo di un Davide, che va da solo contro Golia, grande il triplo di lui e armato di tutto punto; oppure di un Paolo di Tarso che affrontò da solo difficoltà leggendarie (tutte narrate nella seconda Lettera ai Corinzi, capitolo 11), per non parlare di Nostro Signore Gesù Cristo nell’affrontare la terrificante prova della Passione.

Chiediamo dunque tale forza dello Spirito Santo per sopportare con dignità le tribolazioni, che ci sono necessarie per giungere alla santità. Quando sentiamo più pesante la nostra croce, di solito ce ne lamentiamo e chiediamo al Signore che la tolga, anziché domandare che ci infonda la forza per portarla. In questo modo però non ci verranno mai in aiuto i doni dello Spirito Santo… Eppure sappiamo che non c’è nulla che fortifichi tanto quanto l’offerta delle nostre pene e dei sacrifici per amore di Dio e delle anime. A Fatima la Madonna chiese ai tre bambini di offrire le loro sofferenze per la riparazione dei peccati e la conversione dei poveri peccatori, e i pastorelli risposero immediatamente che l’avrebbero fatto volentieri. In fondo, i loro fioretti erano oggettivamente poca cosa di fronte a certe penitenze dei santi o alle torture inflitte ai martiri, ma avevano una fortezza tale, i tre bambini, che in poco tempo diventarono dei veri e propri giganti, e i due che morirono poco dopo le apparizioni, Francesco e Giacinta, sono stati canonizzati proprio per questa sopportazione eroica, non perché avevano visto la Vergine Maria.

Ci sono tante occasioni che la vita ci offre per rafforzarci nella fede, nella speranza, nella carità: non lamentarsi di fronte al caldo o al freddo, accogliere benevolmente una presa in giro, mostrarci affettuosi e servizievoli verso le persone antipatiche, vivere con umiltà le riprensioni o le contraddizioni… Non tiriamoci indietro, se no rimarremo sempre anime fiacche senza generosità. Santa Teresa di Gesù Bambino si rallegrava nel sentirsi tanto debole e priva di forza, perché così poteva riporre la sua fiducia solamente in Dio e sperare tutto da Lui.

Va da sé che il nutrimento principale per ricevere tale virtù dall’alto è il cosiddetto «Pane dei forti», ossia l’Eucaristia. San Giovanni Crisostomo scrisse che dobbiamo alzarci dall’altare del Santo Sacrificio con la forza del leone, per darci a imprese eroiche per la gloria di Dio, perché il contatto diretto col Cristo trasfonde nella nostra anima la divina fortezza.

Dobbiamo crederci, e soprattutto in questo tempo, non tirarci indietro.

Siamo deboli e fragili, ma Dio ci dà la fortezza proprio perché si dimostri che non siamo noi ad agire, ma Lui. E la potenza di Dio è inimmaginabile.

Chiediamo allora ogni giorno, nelle nostre preghiere, la virtù della fortezza. Allora la nostra vita cristiana, per quanto ardua, diventerà un canto di lode.

Tempo fa mi venne il pensiero di scrivere a Vasco Rossi, che cantava la canzone: «Voglio una vita spericolata, una vita come Steve Mc Queen». Gli volevo dire: «Caro Vasco, se vuoi una vita spericolata, fatti prete. Altro che Steve Mc Queen: la sua è una vita borghesuccia qualunque, senza alcun pericolo, molto rassicurante. Entra in Seminario e fatti prete: dovrai lottare giorno e notte contro il diavolo, andrai lancia in resta contro le passioni tue e di quelle del tuo popolo, starai a contatto tutto il giorno con il Fuoco vivo dell’Eucaristia; nel nome di Cristo toglierai i peccati dal cuore degli uomini come confessavano il Curato d’Ars e padre Pio». Più spericolati di così, si muore.

Ma poi quella lettera non gliela spedii mai.

Dovesse però leggere queste righe ora, l’invito è sempre valido.

 

 

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