Al termine della parabola della pecora perduta (Lc 15,4-7) Gesù dice che c’è più festa di gioia in Cielo per un peccatore che si converte che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione.

Dunque, in Cielo c’è partecipazione alla vita della terra. Tutto il Cielo è coinvolto dal fatto che uno solo dei miliardi di uomini che popolano il pianeta si converta a Dio e abbandoni la vita di peccato.

Due dati importanti. Primo: in Paradiso si fa festa. Secondo: la festa che non riguarda la condizione delle anime nel loro stato estatico di adorazione del Verbo di Dio, ma viene causata da un evento lontano, realizzato quaggiù sulla terra, magari dentro il cuore di un uomo e che non ha nessuna pubblicità esteriore. Come faranno, tutti quelli del Paradiso, ad accorgersene?

Questo cambia un po’ i connotati e l’idea che ci siamo fatti del Regno dei Cieli. Non sapendo come immaginarci l’attività delle anime beate, pensiamo che esse siano occupate a contemplare Dio e a vivere con Lui una piena realizzazione di amore, ogni anima per conto proprio a seconda del grado di carità raggiunto, e anche contemporaneamente che conoscano le altre anime del Paradiso (solo alcune? Tutte?) e che stringano con loro rapporti di perfetta bontà e amicizia. Difficilmente ci viene in mente che quelli del Paradiso conoscano le pieghe interiori dei nostri atti e pensieri, che sappiano momento per momento che cosa facciamo, che cosa pensiamo, che idee sviluppiamo.

Fermiamoci allora al dato rivelato e prendiamo come assolutamente certo quanto Dio ci ha insegnato, perché Egli non può ingannarsi né ingannare. Veniamo a sapere come notizia indubitabile che le anime del Paradiso si accorgono della nostra scelta per il Signore e della nostra rottura con il mondo del peccato. Quanto è di più intimo, viene loro svelato. Esse lo vengono a sapere, ne sono partecipi. Questo significa che le anime del Paradiso ci sono molto più vicine e prossime di quanto non immaginiamo, e che per sapere quanto sanno devono necessariamente avere la percezione del nostro stato interiore. A meno che non vengano informate, per vie che non sappiamo, da Dio stesso su quanto ci accade. Ma questo cambia poco la situazione. Esse vengono a sapere.

Allora, la nostra vita vera, che cos’è? Dove realmente io sono? Col corpo posso essere a Genova, Cosenza, Tokio, con le potenze interiori posso essere nel mio passato o in un immaginario futuro, oppure posso partecipare almeno in parte alla vita delle persone che amo, ma qui c’è ben di più. Mi viene detto che io sono immerso in una Realtà dove Dio vive con le persone beate e che questa Realtà, che pur colgo così poco, è in qualche modo in me. Io vivo in un luogo metafisico del quale nemmeno mi immagino i contorni. Nella fede posso dire di vivere la comunione dei santi, quindi se sono in grazia di Dio posso credere di vivere già in Paradiso, come dice anche san Paolo: «Con Lui ci ha anche resuscitati e ci ha fatti sedere nei Cieli in Cristo Gesù» (Ef 2,6), «In Lui siete stati insieme resuscitati per la fede nella potenza di Dio» (Col 2,12) e «Voi siete morti e la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio» (Col 3,3), ma… quando un peccatore si converte, che cosa succede? Egli non vive «risorto con Cristo in Dio», perché è nel peccato. Però la conversione lo pone istantaneamente nel seno di Dio, quindi lo sbalza, diciamo, in Paradiso. Di qui ne deriva la conoscenza da parte di tutti i santi del Cielo. Essi lo vedono? Se ne accorgono? Gesù ci dice di sì. E un moto di esultanza indicibile parte da tutto il Cielo, perché quell’anima «era morta ed è tornata in vita», come dice il padre del figlio prodigo al fratello maggiore.

La gioia dei santi e dei beati viene aumentata per una sola conversione, mentre tutti coloro che non hanno bisogno di conversione (i santi del Cielo, penso) hanno già la loro gioia, la loro stabilità, la loro beata sicurezza. Invece un peccatore che da tenebra diventa luce, fa risplendere ancora di più la potenza e la luce divina!

Noi non ci accorgiamo di un peccatore che si converte, perché siamo molto rozzi e distratti, presi dalle cose visibili, che ci sembrano così importanti, ma i santi la pensano diversamente. La conversione di un peccatore provoca un moto tellurico in Cielo (mi scusino la contraddizione) che crea una vibrazione di gioia inimmaginabile nelle anime beate dei salvati.

Abbiamo molto immiserito il Mistero della salvezza eterna procurata dalla morte di croce di Gesù e dalla sua resurrezione. Crediamo che il bene della Chiesa sia magari produrre persone buone o capaci di pietà, senza chiedere o pensare realmente alla conversione. Ci troviamo in condizioni da non sapere più quale sia il vero bene… Siamo stati ingannati e continuiamo ad ingannarci. Ci basta che un nostro parente sia, che so, onesto, che abbia trovato lavoro, che abbia una buona educazione e che ogni tanto compia qualche opera di bene, e se poi convive con la compagna e non è quindi in grazia di Dio, questo non ci importa più di tanto. “Sono scelte sue, personali”, si dice.

Totalmente diversa è la questione nella sua realtà. Il crinale tra la festa e il lutto è la conversione. Piangiamo su un corpo morto, diceva sant’Efrem il Siro e non piangiamo su un’anima morta.

Se la Chiesa non torna a predicare la conversione e tuonare contro il peccato, manca alla sua reale profonda missione. È la conversione dei cuori la vera via della vita, la vera missione e funzione della Chiesa. I santi del passato ben lo sapevano, e ben predicavano di conseguenza.

Ma attenzione: la conversione non riguarda solo i grandi peccatori, ma anche noi, perché siamo sempre chiamati ad un passo in più e ad una rottura (col peccato) in più.

Il secondo spunto: la festa. Siete mai stati ad una vera festa? Non quelle dove bisogna far finta di divertirsi, ma in una realtà dove la nostra gioia era autentica, tutti attorno ad un evento che ci rallegrava immensamente (una promozione di un figlio, una guarigione improvvisa, un grande traguardo raggiunto). Se sì, provate a tenere fissa quella immagine, perché è un’immagine rara. Poche volte nella vita noi viviamo tali momenti. Moltiplicate per mille o cen«tomila tale percezione gioiosa e tenetela come base di partenza della gioia del Paradiso. Questa base non è fissa, perché aumenta di grado ogni volta che in terra c’è una conversione. Tali conversioni avvenute nel tempo hanno aumentato – mi si passi l’immagine – il potenziale gioioso del Paradiso. Ad esempio: la conversione della Maddalena ha procurato un boato in Cielo. Quel boato è ancora lì, perché in Cielo non c’è il tempo che scorre. Quella di sant’Agostino idem, quella di san Francesco ancora di più, ecc… Questo per dire solo alcuni nomi, ma sono milioni coloro che si sono convertiti, fosse anche che abbiano vinto una mancanza o un vizio, senza che nessuno in terra l’abbia mai saputo. La gioia quindi, ad ogni passo in avanti, diventa sempre più incontenibile, e ha un nome: la gloria di Dio. Che è infinita.

Mi direte che questi sono sogni da bambino o elucubrazioni avventate. Forse lo saranno, ma proprio mentre lo sguardo sullo stato degli uomini in questo tempo provoca tristezza e angoscia, la sottolineatura della conversione e la relativa gioia in Cielo mi dà una grande speranza, che non so descrivere altrimenti.

Preghiamo allora per la conversione, io per la tua e tu per la mia. Io per la mia e tu per la tua. Come chiede la Madonna a Fatima ai tre bambini: «Volete accettare le sofferenze che Dio vorrà mandarvi, per la riparazione dei peccati e la conversione dei poveri peccatori?». La Madonna sapeva quello che chiedeva; ci aiuti Lei ad entrare in questa espressione, a capirla e a viverla. Per un ulteriore grandioso passo in avanti della «festa in Cielo»…

 

 

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1 commento su “C’è più festa in Cielo…”

  1. Una vera conversione dura tout ‘una vita, perché siamo fatti cosi con le nostre fragilità umana.
    Riconoscersi come peccatori è già un punto di grazia.
    Gesù sulla Santa Croce disse…..Padre perdonale perché non sanno quello che fanno.
    Gesù ha prese su di SE ogni nostri nefandezza.
    Rendiamo grazie a Dio, ogni giorni della nostra vita, su questa terra di sofferenza.
    Grazie e Ave Maria.

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