Di Fra’ Giovanni da Fiesole conosciamo le sue opere, ma poco della sua vita, quello che è possibile documentare con certezza è la sua arte che introduce ai misteri della Storia della Salvezza con una grazia e un’armonia inesprimibile a parole. La Bellezza divina delle sue opere suggerì, già ai suoi contemporanei, il soprannome di Angelicus pictor come attesta Giorgio Vasari nelle Vite, è così che lo chiamiamo ancora oggi, il pittore Angelico o meglio Il Beato Angelico. Eppure, non si è potuto procedere con una beatificazione formale (strada tentata più volte) e solo il 3 ottobre 1982 papa Giovanni Paolo II, con il motu proprio Qui res Christi gerit, concesse il culto locale del Beato Angelico e il 18 febbraio 1984 fu proclamato Patrono degli artisti.

Nell’omelia durante la Messa il Papa disse: «guardare al Beato Angelico è guardare a un modello di vita in cui l’arte si rivela come un cammino che può portare alla perfezione cristiana: egli fu un religioso esemplare e un grande artista».

Fra’ Angelico, monaco domenicano, condusse una vita dedicata alla fede (se pur con le dispense di cui godeva per gestire il suo lavoro) e all’arte come artista, attuando una limpida sovrapposizione tra arte, vita e fede non comune agli artisti, che pure hanno lasciato ineffabili capolavori di Arte sacra in tutte le epoche.

Durante l’ultimo soggiorno a Roma. al Convento della Minerva, muore il 18 febbraio 1455 e la sua sepoltura è nella magnifica basilica gotica di Santa Maria sopra Minerva attigua al convento.

La sua fama di santità e l’altissima considerazione di cui godeva sin da subito è indicata dal fatto straordinario di essere stato sepolto all’interno della chiesa con l’onore di una pietra tombale, privilegio concesso esclusivamente a frati elevati all’episcopato o al cardinalato. Infatti le sepolture ad sanctos et apud aecclesiam nell’alto Medioevo erano richieste e ambite: più la sepoltura era vicino all’altare più era considerata importante, e da sempre prerogativa per pochi privilegiati.

La tomba di Fra’ Angelico si può visitare ancora oggi, leggermente spostata dal luogo originario; è posizionata in terra a sinistra del presbiterio, vicino ad alcune delle opere più importanti presenti in Santa Maria sopra Minerva: la statua del Cristo Risorto di Michelangelo, la Cappella Carafa dipinta da Filippino Lippi, la tomba di Santa Caterina da Siena, patrona d’Italia, sotto l’altare.

Nella prima epigrafe sulla tomba del Beato Angelico (andata perduta) si leggeva: «…i suoi discepoli piangono la morte di un così grande maestro, perché chi troverà un altro pennello come il suo? La sua patria e il suo ordine piangono la morte di un insigne pittore, che non aveva uguali nella sua arte». La pietra tombale in bassorilievo a lui dedicata, ritrae il frate steso sul letto di morte, plausibilmente realizzata da Isaia da Pisa, al confronto dei capolavori che si trovano nella zona del transetto della chiesa potrebbe sembrare poco significante. Ma in questo caso la semplicità della pietra tombale sembra quasi corrispondere alla modestia di questo eccelso pittore che ha vissuto la sua vita, celebrato dai vertici della Chiesa, nella cella di un convento; un artista che ha insegnato ai suoi contemporanei e tutt’ora a tutti noi, che la vera opera d’Arte sacra è vissuta e per questo è Bella, per questo è edificante, per questo è più vicina a Dio.

 

 

 

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