L’episodio inizia con una scena particolarmente proporzionata al Presidente dell’Ucraina (sia quello reale, che quello immaginario): Vasily Petrovyč Goloboroďk (o Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj) e Serhij Viktorovič all’interno di uno studio televisivo.

A quanto pare, il Presidente ha avuto una nuova “brillante”, o piuttosto “popolare”, idea per la sua guerra contro gli oligarchi. Un’idea che intende praticare in diretta nazionale, tramite un programma televisivo che si chiama «Dialogo»; nome estremamente originale…

Oltre a Vasily Petrovyč e il Ministro degli Esteri, arriva anche Michail Ašotovyč Tasunjan, Direttore dei Servizi Segreti, il quale dimostra di essere il più nervoso di tutti, per essere in televisione, cosa piuttosto strana, vista la sua carica, senza dimenticare che, prima ancora, come già menzionato nella VII parte, era stato agente di sicurezza dell’Armenia. In questi frangenti, non si dovrebbe essere stati addestrati a mantenere sempre e comunque il sangue freddo?

Michail Ašotovyč, per scaricare l’ansia, cerca di rassicurare Vasily Petrovyč: «Ascolta, devi stare tranquillo, ho la situazione sotto controllo».

«Io sono tranquillo» risponde il Presidente «Io sono tranquillo, sei tu che mi preoccupi. Fammi una cortesia: parla lentamente e con frasi semplici».

«Così mi offendi. In Armenia sono apparso milioni di volte in televisione. Comunque, se dimentico qualcosa, lo dirò in armeno».

«Come in armeno?».

«Bè, il mio vocabolario è limitato…».

«Uhm… Ora sono molto più tranquillo…».

Ricordiamo, fatto sempre menzionato nella VII parte, che la politica dell’Armenia (almeno dell’epoca) è filo-russa, di conseguenza è già tanto (per non dire troppo) che il Presidente dell’Ucraina abbia nominato Direttore della Sicurezza Nazionale un armeno.

Ad ogni modo, i due vengono interrotti da Andre Orling, il quale informa il Presidente che fra tre minuti andranno in onda e gli dice di uscire dallo studio, per poi entrare più tardi. Qui, Michail Ašotovyč si inquieta e domanda all’uomo appena arrivato: «Chi è lei, per dare ordini al Presidente?».

«Il conduttore» risponde Vasily Petrovyč. In effetti, bisogna riconoscere che, quando si tratta di conduttori o di apparire sul piccolo schermo, Il Presidente ucraino (che sia Vasily Petrovyč o Volodymyr Zelens’kyj), s’impegna sempre al massimo.

Mentre Vasily Petrovyč e Michail Ašotovyč vanno dietro le quinte, Tolja fa il giro dello studio, come di norma per la sicurezza. Ma viene fermato dallo scagnozzo degli oligarchi, membro della sicurezza nazionale, il quale lo rassicura che la zona è sicura. La guardia del corpo del Presidente, con il suo solito sguardo inespressivo, lascia sia lo studio che lo scagnozzo, il quale mette in mostra la sua pistola. Cinematograficamente parlando, il gesto è comprensibile, dato che deve trasmettere allo spettatore l’intento omicida del personaggio. Narrativamente,  però, sarebbe stato più logico farlo in un luogo un po’ più appartato, invece che nello studio, in presenza di una decina di addetti che stanno dando gli ultimi ritocchi. A tal proposito, è possibile riempire uno studio di spettatori, quando i membri dello staff stanno ancora lavorando, a meno di soli tre minuti alla messa in onda, in diretta nazionale?

Intanto, a casa del Presidente, i parenti, insieme al Ministro delle Finanze, Michajlo Ivanovič Sanin, preparano la cena, per quando la trasmissione sarà finita, mentre guardano la televisione. Ed ecco che il programma inizia, presentando un altro errore di regia: durante il video di apertura, vengono mostrati alcuni schermi, tra i quali ce n’è uno palesemente rosso, del tutto fuori luogo con gli altri.

Tuttavia, la cosa ancora più divertente è ciò che il Presidente dell’Ucraina sta facendo, in questo momento, ricordando le sue stesse parole al Primo Ministro, nella parte IV: «Mi faccia il piacere, Ivanovič! Non ha motivo di prendere le loro difese [dei parlamentari]. Non è ad un talkshow in TV!».

Piuttosto ipocrita da parte di Vasily Petrovyč, dal momento che, alla fine, ha trascinato lo stesso Jurij Ivanovič Čuiko proprio in un talkshow.

Ad ogni modo, il conduttore Andre Orling fa la sua presentazione: «[…] stasera voglio fare i miei più sentiti auguri ai nostri connazionali per il giorno dell’indipendenza [8 dicembre del 1991]».

Questo pezzo ci riporta alla parte II, dove si era aperta una piccola parentesi su Leonid Makarovyč Kravčuk (10 gennaio 1934 – 10 maggio 2022), primo Presidente dell’Ucraina e sulla sua azione per l’indipendenza dell’Ucraina.

«Migliaia di persone, oggi» continua il conduttore «vestiti in abiti tradizionali [quindi principalmente slavi e russi], hanno gremito le strade della capitale per festeggiare questo grande giorno. Giorno in cui, per noi, è diventata consuetudine tirare un po’ le somme. Tuttavia, stasera non parleremo d’indipendenza, ma di dipendenza. Della dipendenza dalla corruzione. Non è un segreto che il nostro Paese sia affetto da questa brutta malattia. E per affrontare adeguatamente l’argomento, abbiamo con noi, per la prima volta nella storia della televisione ucraina [chissà perché] il Presidente Vasily Petrovyč Goloboroďk […]. Il Primo Ministro Jurij Ivanovič Čuiko, il leader del Partito di maggioranza parlamentare Serhiy Leonidovych Karasyuk […]. Il Ministro degli Esteri Serhij Viktorovič Muchin. E in studio abbiamo anche il Capo della sicurezza cosumiano Michail Ašotovyč».

Finita la presentazione, Andre Orling comincia la sua intervista a Vasily Petrovyč riguardo la corruzione nel Paese, ovviamente come se fosse il peggior crimine del mondo, per non dire della storia. Il conduttore, infatti, afferma: «È un problema che l’umanità cerca di affrontare da millenni, ormai. Prima di lei [Vasily Petrovyč], ci hanno provato gli antichi egizi, i sumeri, Giulio Cesare e, infine, i suoi predecessori. Tutti hanno portato avanti battaglie contro la corruzione. Ci chiediamo, quindi: cosa le fa credere di essere diverso e di poter vincere questa sfida?».

«Francamente, non ho la pretesa di diventare il prossimo Giulio Cesare…» risponde Vasily Petrovyč. E meno male… Anche perché, quando mai Gaio Giulio Cesare (13 luglio 101 a.C. o 12 luglio 100 a.C. – 15 marzo 44 a.C.) ha combattuto contro la corruzione? I senatori della Repubblica Romana erano forse corrotti? No, erano legittimi politici e governanti. Giulio Cesare è stato assassinato da ciascuno di loro unicamente perché era un temibile avversario politico e patriotico, visto che intendeva sradicare la Repubblica per costruire un Impero, con lui a capo, ovviamente. È a questo che sono dovute le sue 23 pugnalate, non al denaro o ai circoli illeciti di denaro.

E gli egizi? Quali o quanti faraoni erano corrotti? Quando i sumeri hanno avuto problemi con la corruzione?

Inoltre, se la corruzione non ha mai cessato di diffondersi, nel corso della storia, perché, allora, il conduttore si è fermato a Giulio Cesare? Perché è arrivato direttamente ai predecessori del Presidente? Dove sono finiti gli altri duemila anni di storia della corruzione?

Incomprensibile… Come è del tutto incomprensibile l’agitazione degli oligarchi, che guardano, anche loro, la trasmissione. Dato che, come abbiamo potuto constatare quasi in tutta la serie, Vasily Petrovyč non si è mai rivelato concretamente una minaccia per i ricchi corrotti; l’unica spiegazione razionale che si può dare al loro nervosismo è l’atteggiamento del Presidente stesso. Si diverte, infatti, a prendere in giro ed umiliare, ricordiamo in diretta nazionale, i «burocrati licenziati [da lui] per malgoverno», facendo ridere ed applaudire il pubblico, tra cui anche, Yana Klymenko, la famosa giornalista dell’opposizione, seduta vicino a Michail Ašotovyč.  Ella, inoltre, domanda a Vasily Petrovyč se sapesse dove si trovasse l’ex-capo dell’Anti-Corruzione, licenziato, appunto, dallo stesso Presidente, che, facendo una battuta, nega di saperlo; Yana Klymenko, allora, lo informa è che egli è ancora in politica e che è diventato Primo Vice-Ministro dell’Ambiente.

Per l’ennesima volta, Vasily Petrovyč scopre qualcosa che avrebbe dovuto sapere fin da subito: come fa un Presidente a non sapere che un funzionario, da lui stesso licenziato, sia entrato nuovamente in politica?

Per salvarsi dal commento della giornalista, Vasily Petrovyč, dopo una battutina, passa la patata bollente Jurij Ivanovič, il quale se la cava, facendo anche lui una battuta.

Dopodiché, il conduttore continua con le domande: «[…] Da qualche giorno, ha annunciato che ci saranno delle nuove assunzioni all’Anti-Corruzione».

«Sì, lo confermo» risponde il Presidente.

«Una delle mie fonti è entrata in possesso di una conversazione tra il Governatore di Kharkiv e un uomo la cui voce… ricorda quella di un famigerato oligarca. E credo che lei sappia a chi faccio riferimento; comunque, l’argomento della conversazione è la nomina di un prefetto».

E fa sentire la registrazione agli spettatori, mostrando sullo schermo le foto e i nomi del Governatore e dell’oligarca (Michailo Semenovyč Rojzman). Il Presidente, poi, annuncia di voler chiudere l’Ufficio dell’Anti-Corruzione, lasciando le varie mansioni al Capo della Sicurezza, ovvero al suo amico Michail Ašotovyč. Ma non aveva appena confermato di voler assumere del nuovo personale per l’Anti-Corruzione? Se è così, allora perché chiuderlo? Perché arrivare ad una decisione così drastica?

È sempre la stessa storia: solo i membri della squadra di Vasily Petrovyč sono incorruttibili; in tutta l’Ucraina non c’è una persona degna di fiducia, se non i vecchi compagni di college del protagonista…

Non per niente, oltre all’Ufficio dell’Anti-Corruzione, vengono sorvegliate anche altre sedi dell’organo di Stato, tramite delle telecamere. Infatti, Andre Orling fa partire un video, il quale mostra l’arresto del Vice-Ministro della Cultura, mentre questi cerca pateticamente di far sparire le prove mangiando il denaro sporco. È strano, però … Se le telecamere sono state piazzate all’interno delle sedi, allora com’è possibile che il Vice-Ministro sia stato sorpreso in un parcheggio, all’interno di una macchina?

Gli arresti dei corrotti sono aumentati, senza dubbio, ma resta il problema delle condanne, visto che i giudici, come visto nella parte XI, sono corrotti. A questo punto, interrompendo il Primo Ministro, Serhij Viktorovič racconta una storia, raccontata a sua volta a lui da politico persiano, il quale sembra tutto, tranne che un funzionario. A quanto pare, nell’antica Persia, il Re Cambise I (600 a.C. – 559 a.C.), della dinastia degli Achemenidi, condannò a morte un giudice di nome Sisam, per aver emesso una sentenza ingiusta, in cambio di denaro. Il giudice fu scuoiato vivo e la sua pelle fu usata per rivestire una sedia. Il figlio Tanes fu eletto successore del padre e costretto ad emettere i propri verdetti sulla sedia ricoperta della pelle del padre.

Alla fine del racconto, l’unico commento del Ministro degli Esteri ucraino è stato: «Molto istruttivo… E la pelle fu sufficiente per coprire l’intera sedia?».

Dopo aver posto la stessa domanda, in lingua persiana, al diplomatico, il traduttore rispose al Ministro degli Esteri: «La tavola del giudice era sempre imbandita; divenne talmente grasso, che la sua pelle sarebbe bastata non solo per foderare una sedia, ma un intero divano».

Alla fine di questo macabro racconto, Serhij Viktorovič si mette a ridere, per poi guardare con aria complice Michail Ašotovyč, che si trovava con lui, in quel momento.

«Questa fu la loro soluzione; brutale, ma decisamente efficacie, non siete d’accordo con me?» conclude il Ministro degli Esteri, tra gli applausi degli spettatori e dello stesso Vasily Petrovyč.

«Viviamo nel XXI secolo» risponde Jurij Ivanovič «non credo si possa ricorrere a certe barbarie».

«Primo Ministro» interviene il Presidente «qui nessuno propone di scuoiare viva la gente. Ma di certo è un esempio che smuove le coscienze. In studio ci sono i giudici della Corte Costituzionale… Immagino, che questa storia non vi abbia lasciato indifferenti».

No di certo, ma più per il fatto che essi siano robusti, per non dire grassi, come il giudice persiano scuoiato. Tuttavia, visto che parliamo di giudici e di giustizia, soffermiamoci per un attimo su un punto. Una condanna dipende dalla gravità dell’azione criminosa compiuta; per esempio, un furto non è grave quanto un omicidio. Quindi, ammesso e non concesso che questa storia sia vera, se la falsa sentenza del giudice Sisam era così grave da meritare di essere scuoiato vivo, allora non è possibile che essa abbia a che fare solo con una mazzetta. Tutto dipende da come si sono svolti i fatti, durante quella sentenza emessa ingiustamente. Se il giudice ha condannato a morte uno o più innocenti, sapendo che era o erano tali, allora quella è una giusta punizione. Lo stesso vale se ha rimesso in libertà uno o più brutali assassini. Ma se Sisam ha ricevuto una condanna così brutale solo per aver accettato del denaro sporco, tipo, per rilasciare un ladruncolo di galline, allora questa sarebbe una sentenza ingiusta, in quanto eccessiva. La corruzione è un crimine da condannare, ma il peso della condanna dipende unicamente da che cosa comporta quella specifica corruzione. Non per niente, i simboli della giustizia sono principalmente due: la spada e la bilancia.

Tornando alla fiction, il Presidente rassicura che sta svolgendo delle ricerche per trovare dei giudici onesti, come Sebastian Nicoyenko, già visto nella parte XI, che svolge processi quasi come quando celebra le messe. Peccato che sia l’unico giudice che Vasily Petrovyč, o meglio Serhij Viktorovič, abbia trovato. Infatti, se lo ricordano tutti, tant’è vero che il conduttore lo mostra sullo schermo, quando ha emesso, a modo suo, la sua sentenza.

Finito il filmato, il Presidente afferma di essere bloccato nel riformare la Magistratura, visto che la scelta del giudice amministrativo va al Primo Ministro, il quale, con una parte di verità, si giustifica dicendo: «Il tribunale deve processare i cittadini, non assolverli dai loro peccati».

Finita questa prima parte di dibattito, Andre Orling passa la parola al Ministro degli Esteri, il quale dimostra di essere molto migliorato lungo la sua carriera, facendo una citazione, sempre sulla corruzione, presa da un libro, stando a quello che dice Serhij Viktorovič, intitolato Dal terzo al primo mondo, di Lee Chuan Xiu, che parla della corruzione degli anni ’70 a Singapore. Tanto per non mostrare favoritismi, alla fine Michail Ašotovyč applaude l’amico, incitando il resto del pubblico e, ovviamente, il Presidente a fare lo stesso.

La ragione della citazione di Singapore è che sembra che siano state applicate alcune delle sue pratiche, oltre ad altre americane, ovviamente, di anti-corruzione, in particolari alle «opere morali di correzione», che consistono in umiliazioni pesanti, come quella di trascorre ore in luoghi trafficati e affollati con un cartello intorno al collo, sul quale c’è scritto il proprio reato.

Finita la spiegazione del Ministro degli Esteri, il conduttore commenta: «Mi è capitata di vederla in giro. Che posso dire? È divertente…».

Già… È talmente divertente da aver fatto riprendere la scena dal suo team, dove un politico corrotto viene colpito da una vecchia signora, mentre è costretto ad andare in giro con un cartello al collo, su cui c’è scritto: «Rubavo ai pensionati».

Oh sì, è davvero divertente umiliare le persone, ma soprattutto, spargere ai quattro venti i loro errori. Questo metodo, inoltre, incrementa solo la rabbia, incitando solo alla violenza, come fa presente il leader del Partito di Maggioranza Parlamentare, Serhiy Leonidovych Karasyuk, in una delle poche volte che gli permettono di parlare durante il talkshow. Racconta, infatti, che uno dei corrotti ha addirittura rischiato la vita, perché è stato brutalmente gettato fuori dalla finestra (dal terzo piano), per poi atterrare in un cassone della spazzatura.

«Siamo meno civili degli americani, su questo le dò ragione» risponde il Presidente dell’Ucraina, ammettendo, almeno qui, questa fondamentale verità. A dimostrarlo è anche il metodo utilizzato in successione a questo ovvero quello del «rimprovero sociale» che, sempre secondo Serhij Viktorovič, deriva dalla Cechia e consiste nell’organizzare visite guidate nelle case dei funzionari corrotti. E ovviamente, anche qui, il conduttore mostra un filmato, in cui una guida porta dei “visitatori”, se così li possiamo chiamare, all’interno dell’abitazione di lusso dell’ex-Direttore del Dipartimento Sanitario ed Epidemiologico Distrettuale, mentre questi sta tranquillamente pranzando con la sua famiglia. La guida descrive l’intera stanza, compresi i padroni di casa, come se facessero parte dell’alloggio. E, come se non bastasse, non solo questa donna incita la gente a fotografare tutto e tutti, ma si raccomanda di postare le foto sui social. Questa scena dovrebbe far ridere, ma in realtà è davvero odiosa, perché trapela tutta la goduria nell’umiliare il prossimo, ammesso e non concesso che questi se lo siano meritato. È questo il senso della giustizia dell’ucraino?

A quanto pare, il senso morale non interessa al popolo ucraino, almeno come qui descritto, dato che a preoccuparlo non è questo, ma il fatto che alcuni riescono a sfruttare la situazione per fare soldi, come fa presente Andre Orling. E con “alcuni” si intende solo i funzionari, ovviamente, non le guide e gli organizzatori di queste pagliacciate perverse. Questa è la risposta di Vasily Petrovyč: «[…] Per contrastare queste condotte, c’è un’unica soluzione che, per me, è il carcere e la confisca immediata di ville, palazzi e qualunque bene ottenuto illegalmente».

Notare come «ville, palazzi» siano fuori dall’elenco di «qualunque bene ottenuto illegalmente». Ad ogni modo, se per il Presidente ucraino l’unica soluzione per punire i corrotti è il carcere, mi spiega perché non lo ha messo in pratica subito, invece di perdere tempo e soldi per applicare delle pratiche che hanno portato solo disordine all’interno del Paese?

A quanto pare, Vasily Petrovyč (o Volodymyr Zelens’kyj) non si smentisce mai: deve sempre agire senza uno straccio di piano. Un’altra dimostrazione a sostegno di questo fatto è la scena successiva. Vasily Petrovyč annuncia che il Ministro delle Finanze sta lavorando ad un disegno di legge per portare avanti l’anti-corruzione e il conduttore, credendo, come tutti gli altri, che Michajlo Ivanovič sia in studio, lo annuncia. Ma siccome, come abbiamo accennato prima, è in casa Goloboroďk ad aiutare i parenti di Vasily a preparare la tavola e la cena, non si presenta. Allora, il Presidente telefona all’amico che, in questo preciso momento, sta guardando la televisione, dopo essere stato chiamato dalla sorella di Vasily, Svetlana Petrovna Sakhno, giustamente divertita.

«Ehm… Signor Tasunjan» dice Vasily Petrovyč al telefono «dove si trova?».

«Io? Sono a casa tua».

«Perché non sei qui?» domanda ancora il Presidente, stavolta a bassa voce e con tono arrabbiato. Ma Michajlo Ivanovič non ha il tempo di rispondere perché Svetlana gli prende il telefono e dice al fratello di finire in fretta il talkshow per raggiungerli a casa, mentre questi guarda, allibito, la sorella tramite lo schermo della TV. Terminata la chiamata, Svetlana esclama: «Che imbranato…».

Infatti, il Presidente si scusa con i presenti, giustificando l’assenza del Ministro delle Finanze come un contrattempo di lavoro sul progetto accennato un paio di minuti prima. A questo punto, il conduttore annuncia la pausa pubblicitaria, durante la quale Jurij Ivanovič fa una affermazione alquanto sconcertante: «Niente male, Vasily Petrovyč. Non si direbbe che è in politica da soli cento giorni».

«Imparo in fretta» risponde il Presidente. È vero che la politica è anche una questione d’immagine e di doppie facce, tuttavia c’è una bella differenza tra agire fuori e sotto i riflettori. Ma bisogna riconosce che questa è la strategia politica di Vasily Petrovyč Goloboroďk o, meglio, di Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj. Infatti, il vero Presidente dell’Ucraina, durante la guerra, mentre i suoi uomini muoiono, passa le sue giornate a fare selfie, video con il suo cellulare, aspettandosi, ancora adesso, che il mondo lo ascolti. Purtroppo per lui, la sua serie televisiva è finita e, di che ne avesse pensato Zelens’kyj fino ad ora, essa non è mai stata una manovra politica intelligente, per non dire dignitosa. Questo dimostra che il personaggio di Vasily Petrovyč Goloboroďk o, meglio, di Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj, non è altro che un giullare seduto su un trono, nulla di più.

Jan Alojzy Matejko o Jan Matejko (24 giugno 1838 – 1º novembre 1893), Stańczyk, olio su tela, 1862, Museo nazionale di Varsavia

 

 

 

– 20 continua

 

 

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