Servitore del Popolo: il gioco politico di Zelens’kyj – Parte I

 

Il secondo episodio, trasmesso in Italia, di Servant of the People inizia con Vasily Petrovyč che, mentre i suoi parenti cominciano ad essere assillati dai conoscenti per ricevere favori, si esercita per le possibili visite da parte dei vari Capi di Stato, nella villa presidenziale, anch’essa abusiva, come ricorda il primo ministro Jurij Ivanovič Čuiko, alla fine dell’episodio precedente: «Questa è casa Sua, Signor Presidente.»

«Sicuro?»

«Bè, non secondo i documenti, ma quando mai è stato un problema?»

 

 

Ovviamente questa è una delle tante espressioni satiriche della serie televisiva nei confronti della corruzione, perfettamente in corrispondenza con la battuta sul lampadario della villa, che comincia con l’addetto che aiuta il Servitore del Popolo ad esercitarsi: «Ah, il lampadario… Bello, vero?».

«È stupendo…» risponde il Presidente.

«Sì, 8 milioni di euro. Il primo Presidente lo comprò all’asta.».

E anche qui, l’ultima parola va allo sfacciato Primo Ministro: «Con la borghesia…», facendo quindi intendere che l’acquisto era stato fatto con i soldi del contribuente.

Il primo Presidente dell’ucraina fu Leonid Makarovyč Kravčuk, nato il 10 gennaio 1934 e mancato all’età di 88 anni in questi giorni, il 10 maggio, a causa di un’insufficienza cardiaca. Nonostante i media siano logicamente carichi di notizie sull’Ucraina, è grave che di questa morte si sia taciuto.

Il suo governo è durato tre anni (1991–1994). Nella sua carriera politica, Kravčuk si autodefinì socialdemocratico e nazionalista ucraino di sinistra. Infatti, dal 1989, fu a capo della Repubblica Socialista Sovietica Ucraina e l’8 dicembre del 1991 firmò, con il Presidente della RSFSR (Federazione Russa) Boris Eltsin e il Presidente del Consiglio Supremo della Repubblica di Bielorussia Stanislaŭ Šuškevič l’Accordo di Belaveža per la dissoluzione dell’URSS, rendendo così l’Ucraina uno Stato indipendente. Questo episodio fu la ragione principale per cui, alle elezioni dello stesso anno, fu eletto primo Presidente dell’Ucraina indipendente.

È interessante vedere come Zelens’kyj, nella sua serie televisiva, abbia voluto dimostrare l’umiltà di Vasily Petrovyč (o di lui stesso), mettendo subito in cattiva luce tutti i suoi predecessori, compreso Kravčuk, colui al quale gli ucraini devono l’indipendenza. Ironicamente e soprattutto involontariamente, in questa serie Zelens’kyj ha dato del corrotto a Kravčuk (quando questi era ancora in vita, per giunta), mostrando il suo personaggio (o sempre se stesso) come l’eroe tanto atteso e orami arrivato (a 24 anni) per togliere da questa Repubblica la stessa corruzione con la quale era nata.

Un’altra scena interessante, sempre durante le prove “diplomatiche”, è l’esercizio dell’«accettazione degli auguri». Qui Vasily Petrovyč deve salutare e confrontarsi diplomaticamente con i vari Capi di Stato, interpretati da delle comparse. Chi è il primo della lista? Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ovviamente.

Qual è il primo approccio del Presidente ucraino? Contento, tanto da sottolineare allegramente superiorità della “potenza nera” sulla “potenza bianca” con questa battuta: «È anche di colore…».

 

 

Sempre con un’espressione felice, Vasily Petrovyč stringe la mano alla comparsa dell’allora (2015) Presidente americano, salutandolo in inglese. Questi afferma di non conoscere l’inglese e viene mandato via, perché la sua presenza risultava inutile, in quanto Obama non sarebbe intervenuto all’insediamento.

La seconda comparsa è quella di Angela Merkel; qui Ivanovič si raccomanda di non stringerle troppo forte la mano, per darle l’impressione che, fra i due, sia lei a comandare. In parole povere, il Primo Ministro chiede al Presidente di “sottomettersi” al Cancelliere tedesco per ottenere degli aiuti.

 

 

Il terzo, anzi i terzi sono Nicolas Sarkozy, ex Presidente francese e Vladimir Putin. Vasily Petrovyč e Ivanovič notano subito che questi due Presidenti sono incompatibili. Eppure il nuovo governante dell’Ucraina si avvede solo della figura del Presidente russo: «Ma che c’entra Putin?».

Ignora la comparsa di Sarkozy, come se, a differenza dell’altra presenza, non gli desse alcun fastidio. Infatti, è il Primo Ministro a ricordare all’addetto che il Presidente francese dovrebbe essere François Hollande… Dopo essersi giustificato, dicendo di aver sbagliato, prendendo l’elenco dell’anno precedente (sebbene Sarkozy, in realtà, fosse rimasto al potere fino al 2012), l’uomo caccia via le comparse, prendendo quasi a calci quella di Putin.

 

 

L’ultima figura è il Presidente della Bielorussia, Aljaksandr Lukašėnka. Mentre per i “Presidenti” precedenti Vasily Petrovyč ha sempre dovuto alzarsi dalla poltrona, questa volta Ivanovič gli consiglia di non farlo e lui gli dà ragione.

Le prove vengono interrotte per un problema familiare: Vasily deve portare il figlio allo Zoo. Qui interviene Tolja, capo della sicurezza presidenziale, che mostra subito la sua efficacia come guardia del corpo, sia per la sicurezza del tragitto, sia per la velocità dell’ottima organizzazione. Farebbe piacere a chiunque avere una sicurezza così attiva; ma per Vasily Petrovyč non è affatto così, anzi, ne sembra quasi disgustato.

Tra prove “diplomatiche”, impegni familiari e lezioni sul galateo, Vasily Petrovyč arriva a fine giornata, ma prima di andare a letto deve ancora memorizzare il discorso di insediamento, identico a quello che ha tenuto il 16° Presidente americano, Abraham Lincoln (1809-1865). E qui compare il primo personaggio storico che gli parla tramite la sua immaginazione ovvero lo stesso Lincoln. Questi si paragona a lui, dicendogli che, nonostante tutto, è riuscito ad abolire la schiavitù, senza ricordare, ovviamente, il caro prezzo che il popolo del Sud ha dovuto pagare e le terribili conseguenze che la guerra ha portato, come l’orrenda setta del Ku Klux Klan. È il prezzo del peccato?

Il peccato è singolare, mai plurale. Se c’erano padroni crudeli, che trattavano i loro schiavi peggio degli animali, c’erano anche padroni che li considerano parte della famiglia. Ragion per cui alcuni neri hanno combattuto assieme ai loro padroni. Chiusa la parentesi. Come Lincoln ha avuto l’occasione di “liberare” il suo popolo, anche Vasily deve prendere quell’occasione, ovvero sconfiggere il sistema corruttivo, e per farlo dev’essere se stesso.

Infatti, il nuovo Presidente dimentica tutte le tradizioni della Repubblica ucraina, tenendo il discorso nella Casa degli Inseganti, rifiutando tutte le delegazioni internazionali, i collegamenti da tutto il mondo e pure la scorta. Mentre Tolja si preoccupa per la mancata sicurezza del Presidente e Ivanovič, invece, ci spera, Vasily Petrovyč arriva in taxi, mostrandosi schifato persino dalla presenza dei pochi membri militari davanti all’edificio. Insomma, ha voluto crearsi una figura di persona comune e di un Presidente allo stesso tempo. Ma non era per quest’ultimo motivo che gli elettori lo avevano votato?

È talmente “umile” da non passare sul tappeto rosso, evitando “gentilmente” lo sguardo di tutta la gente che era venuta appositamente lì per vederlo e ascoltarlo.

Vasily comincia a leggere il suo discorso, finché non ricorda la sua ultima lezione da insegnante, prima ancora di essere stato eletto, quando i suoi studenti gli avevano dato dei consigli per la cerimonia di insediamento e allora tira fuori il suo vero io, creando lì sul posto un discorso tutto suo:

 

«Come sapete, sono un insegnante di storia… Un insegnante di storia che è entrato nella Storia. È divertente…

Secondo questo discorso, oggi avrei dovuto promettervi un mare di cose… Ma… Ma io non lo farò. Uno perché non è giusto, due perché non sono in condizione di farlo.

Per ora, solo per ora, ciò che voglio è poter guardare negli occhi mio figlio, i miei genitori e tutto il popolo ucraino, senza provare vergogna.

E questo io posso promettervelo. Questo è solo il primo passo.»

 

Qualcuno sa dire qual è la consistenza di questo discorso? Cosa intende per vergogna? Ha qualcosa di cui vergognarsi? Ha paura di compiere qualcosa di cui si dovrà vergognare? Qual è questo primo passo?

 

 

Se togliamo il luogo scelto per fare il discorso di insediamento, il modo con cui ci è arrivato, il modo con cui ha sviato lo sguardo del suo “beneamato” popolo e il salto finale, compiuto in seguito ad un patto stabilito con un suo studente (lo stesso che lo aveva filmato), si può dire abbia fatto davvero un discorso che si addice alla politica di oggi: un discorso che non dice assolutamente niente…

 

(2 continua)

 

 

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