Servitore del Popolo: il gioco politico di Zelens’kyj – Parte XIII

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Dal momento che la questione della riparazione delle strade non è ancora stata risolta, Vasily Petrovyč, appena arrivato al Palazzo di Governo, sempre accompagnato in macchina da Tolja, si ritrova a dover dare conto della situazione ai media, che lo stavano aspettando. Nonostante abbia invitato i giornalisti a seguirlo, il Presidente risponde alle domande in un modo quasi totalmente evasivo, visto che non ha ancora uno straccio di idea su come utilizzare i fondi governativi, a parte per le strade, e cerca di tagliare corto con l’intervista. Tanto che un giornalista gli domanda: «Perché così pochi rapporti con i media? Janukovyč concedeva più interviste».

«Non trovo che sia […] un paragone lusinghiero…».

L’uomo di cui stanno parlando è Viktor Fedorovyč Janukovyč (Jenakijeve, 9 luglio 1950), che è stato accennato già nella prima parte: politico ucraino, naturalizzato russo, eletto Primo Ministro per tre volte (2002 – 2004, 2004 – 2005 e 2006 – 2007) e, successivamente, Presidente dell’Ucraina. Nel 2010, Janukovyč vinse le elezioni presidenziali contro la sfidante Julija Tymošenko, e rimase in carica fino alla sua destituzione nel 2014, un anno dopo l’inizio della rivoluzione di Maidan e, allo stesso tempo, della violenta crisi che soffoca l’Ucraina da quasi nove anni.

È importante ricordare un avvenimento che si è verificato dopo la serie televisiva di Zelens’kyj, ma antecedente alla guerra in Ucraina. Il 24 gennaio del 2019 Viktor Janukovyč è stato condannato dal Tribunale di Kiev a 13 anni di carcere per alto tradimento. Il processo contro di lui iniziò già nel 2017 (anno della seconda stagione della fiction) e si svolse in 89 udienze, con la latitanza dell’ex Presidente filorusso, dato che, prima di perdere il potere, nel 2014 si rifugiò in Russia. E come se non bastasse, il Tribunale ha riconosciuto la sua “complicità nello scatenare una guerra di aggressione contro l’Ucraina” da parte della Russia. La sentenza ha inoltre stabilito che “con i suoi atti illegittimi e premeditati ha commesso un crimine che mina le fondamenta della sicurezza nazionale ucraina”. Nelle motivazioni i giudici hanno ritenuto che il 1º marzo 2014 Janukovyč si sia reso responsabile d’aver sollecitato per iscritto, tramite una lettera indirizzata al presidente russo Vladimir Putin, l’intervento armato dell’esercito russo e delle forze di polizia sul suolo ucraino per ristabilire l’ordine e impedire le manifestazioni della popolazione. Queste accuse si manifestano dopo gli eventi accaduti durante i giorni precedenti.

Il 27 febbraio del 2014 Janukovyč ricomparve a Rostov sul Don dove, in una conferenza stampa, dichiarò di essere stato illegittimamente deposto da forze neofasciste e di non volere la separazione della Crimea. Il giorno dopo, i militari russi presero il controllo dell’aeroporto di Simferopoli, capoluogo della Crimea, e di quello militare di Belbek, presso Sebastopoli, sede della base militare russa sul Mar Nero. Fu così che il governo ucraino accusò quello russo di aver invaso e occupato la Repubblica autonoma e chiese ufficialmente l’estradizione di Viktor Janukovyč dalla Russia. Janukovyċ, intanto, dichiarandosi ancora il Presidente legittimo dell’Ucraina, condanna l’attacco alla Crimea da parte degli estremisti e bolla i manifestanti ucraini che l’hanno spodestato come “neofascisti”. Secondo gli USA invece, fuggendo dall’Ucraina è divenuto illegittimo e, come ci ha insegnato Volodymyr Oleksandrovyč Zelens’kyj (o Vasilij Petrovyč Goloborodko) la parola degli Stati Uniti è verità assoluta.

Tornando alla serie televisiva, è per questo motivo che Vasily Petrovyč non ripone, ovviamente, grande stima dell’ex-Presidente ucraino filo-russo. Ma questo particolare, ci riporta nuovamente alla prima parte; se Zelens’kyj, quando ha montato la serie, sapeva chi era Viktor Janukovyč, allora sapeva anche che ruolo ha avuto nella rivoluzione che si stava svolgendo nel suo “beneamato” Paese. Di conseguenza, sapeva che gli stessi ucraini si stavano ammazzando tra di loro. Se è così, allora, perché non ha voluto che il suo grande “eroe” Vasily Petrovyč si concentrasse sulla pace, invece che sui soldi, sporchi o meno, del Governo? Dio solo lo sa…

Per liberarsi dai giornalisti, promette di fare più conferenze stampa e li scarica su Tolja, visto che hanno domandato perché la macchina Presidenziale, o per meglio dire l’auto della guardia del corpo, sia così strana, ovvero una jeep rossa con una striscia nera sulla fiancata. Questo particolare ci porta a fare un’altra domanda a Zelens’kyj: se Vasily Petrovyč ha preteso che tutti i politici debbano venire al lavoro in bicicletta, allora perché, in tutta la serie, ripeto in tutta la serie, gli unici momenti in cui si vede il Presidente in bici ci sono solamente durante le sigle di apertura?

Una volta in ufficio, Vasily Petrovyč convoca nuovamente il Ministro delle Infrastrutture Sergej Pavlovyč, informandolo che avrà solo la metà di tempo e di denaro che egli aveva richiesto nella puntata precedente, e cioè un miliardo e un anno. E così si ripete la stessa scena dell’altra volta: un giro di telefonate, ciascuna delle quali riduce sempre di più il budget a disposizione, sempre perché nessuno dei dirigenti vuole rinunciare ad una parte dei soldi messi a disposizione. Risultato pratico, la capo-cantiere decide di entrare in sciopero.

Dopo l’incontro con Sergej Pavlovyč, Vasily Petrovyč si reca al bar interno per un caffè; e chi vi incontra? Niente meno che sua sorella Svetlana Petrovna Sakhno, ancora una volta a caccia di qualcuno che l’aiuti a trovare un lavoro prestigioso e facilmente redditizio. Allora il fratello, stufo del suo atteggiamento, alla fine sbraita: «Se dovessi scoprire che qualcuno dello staff di questo governo ha osato anche un solo istante stringere accordi di lavoro con te… lo licenzio subito!».

A questo punto, tutti coloro che erano seduti nel bar si alzano e si allontanano a passo veloce. Capendo che Svetlana aveva già parlato con praticamente tutti quanti, Vasily Petrovyč si volta verso di lei con uno sguardo di rimprovero, ragion per cui, facendo la finta tonta, si alza dal tavolo e anche lei si allontana in fretta.

Intanto, il Ministro degli Esteri Serhij Viktorovič Muchin è nuovamente alle prese con la sua assistente Oksana Skovoroda, visto che lo sta istruendo alle tradizioni dell’India per ricevere nel miglior modo possibile l’Addetto alla Cultura dell’Ambasciata Indiana, che è una donna, nonché nipote di un ricco e potente Ministro indiano. Ancora una volta, Serhij Viktorovič si ritrova costretto ad ascoltare la sua irremovibile assistente, anche perché, grazie a questo nuovo incontro, si potrebbe stipulare un accordo che porterà all’Ucraina 20 miliardi di grivnie. Tuttavia, anche questa volta Serhij Viktorovič si rifiuta di seguire un consiglio apparentemente insignificante di Oksana, ossia quello di non bere il tè tipico dell’India, ma solo di sorseggiarlo.

Il mattino dopo, Vasily Petrovyč, venendo verso il Palazzo del Governo con Tolja, nota che non solo i lavori per le strade sono fermi, ma anche che questa volta non ci sono nemmeno gli operai, ragion per cui convoca ancora una volta il Ministro delle Infrastrutture e questi gli risponde che i fondi stabiliti non sono sufficienti. Stanco si sentire le sue scuse, il Presidente chiede al suo amico Michail Ašotovyč Tasunjan, Direttore dei Servizi Segreti, di indagare su di lui, o meglio di indagare sulle sue proprietà e suoi movimenti bancari, scoprendo così che Sergej Pavlovyč è l’ennesimo politico corrotto. E così, lo fa dimettere immediatamente, nominando Ministro al suo posto il Capo del Servizio di Strade e Autostrade, che si rivelerà subito della stessa pasta del suo predecessore. Allora Vasily Petrovyč prova a nominare Ministro il responsabile della viabilità a Kiev, ma il risultato non cambia: anche lui ruba i soldi destinati alle strade, comprando oggetti di ancora maggior lusso dei precedenti Ministri delle Infrastrutture. E la stessa cosa succede con Procuratore Distrettuale e, addirittura, con la capo-cantiere, conosciuta personalmente da Vasily Petrovyč stesso. In conclusione, il Presidente ucraino è rimasto senza Ministro delle Infrastrutture, senza strade e senza fondi per le strade.

Adesso è arrivato il momento di gloria di Serhij Viktorovič, che incontra l’Addetto alla Cultura dell’Ambasciata Indiana e riesce ad ottenere l’accordo di 20 miliardi di grivnie. È davvero riuscito a fare il politico serio, mantenendo un atteggiamento opportuno? Non proprio…

L’incontro si è svolto tutto nella norma, finché non è arrivato il momento della cerimonia del tè; come è stato preannunciato, il Ministro degli Esteri non ha seguito il consiglio di Oksana Skovoroda e, invece di sorseggiare il tè, lo ha direttamente bevuto e, visto il gusto tremendamente forte della bevanda, egli non è riuscito a trattenersi e ha finito con sputarla tutta. Ma a conquistare la simpatia dell’Addetto alla Cultura non è stato, appunto, il suo fascino politico, bensì il suo fascino da playboy. Infatti, il mattino dopo si vede Serhij Viktorovič con la donna indiana nel suo letto, mentre bevono champagne e guardano la conferenza stampa di Vasily Petrovyč, dove la solita giornalista dell’opposizione Yana Klymenko, chiamandolo «un subdolo ladruncolo provinciale».

A Vasily Petrovyč questo insulto non piace affatto, non tanto perché Yana gli abbia dato del «ladruncolo», ma più per il fatto che gli abbia dato del «provinciale», come se questa parola fosse un sinonimo di «russo». Per il Presidente ucraino (Vasily Petrovyč o Volodymyr Zelens’kyj, scegliete voi) le cose stanno proprio così, dal momento che sa benissimo quali siano le origini degli ucraini; essi discendono da russi, polacchi, lituani, bielorussi. Egli sa perfettamente che non esiste un solo ucraino che non abbia questo tipo di sangue nelle vene. Ma non lo accetta, non può accettarlo perché è questa la sua ideologia.

In risposta alla giornalista provocatoria, Vasily Petrovyč (o Volodymyr Zelens’kyj) risponde con una specie di monologo, un lungo discorso dal tono profondo, con una musica di sottofondo strappalacrime. Ma, se esaminiamo le parole, notiamo che non c’è assolutamente niente per cui valga la pena di piangere. Il concetto del discorso consiste nella teoria che ha accompagnato, per non dire annebbiato, l’uomo nel corso degli ultimi secoli, ovvero la teoria che sostiene che l’uomo nasce buono e che è la società che lo circonda a corromperlo e a renderlo cattivo. Quando nasce un bambino buono, o ucraino per usare i termini del Presidente, si ritrova in un mondo di provinciali (cattivi), tra cui vive e si lascia corrompere il suo stesso padre, diventando così provinciale anche lui e spianando la strada per la vita facile e di lusso per il proprio figlio, mentre la madre di un altro ucraino non può fare lo stesso perché non si lascia corrompere da questa stessa società. In conclusione al suo bel discorso, Vasily Petrovyč (o Volodymyr Zelens’kyj) afferma: «Io non sono così [provinciale]… E non lo sarò mai…».

Non c’è alcun dubbio su questo, visto che, pur di restare «ucraino», Volodymyr Zelens’kyj ha calpestato e sta ancora calpestando tutte le occasioni per raggiungere un accordo di pace, o almeno una tregua, per la guerra che sta devastando la sua “amatissima” Ucraina e spezzando sempre più vite. Vite sia ucraine che «provinciali».

 

 

– 13 continua

 

 

 

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