Nonostante siano passati ormai diversi mesi dalla sua elezione, Vasily Petrovyč si ritrova a dover affrontare solamente ora una delle questioni che fanno di un governante un buon leader: la gestione del denaro del Governo.

Con l’aumento delle tasse e il denaro recuperato dai politici, come abbiamo visto nella parte precedente, ora lo Statto ucraino dispone di liquidità da investire nel Paese. Il problema sta nel decidere in quale campo investirli, visto che sembra essercene bisogno dappertutto; al Ministro della Difesa Ivan Andrejevič servono i soldi per le nuove uniformi delle forze dell’ordine, al Ministro delle Finanze Michajlo Ivanovič servono per la Dogana e alla Direttrice della Banca Nazionale Olha Jurijivna servono per stabilizzare il tasso. È proprio così che comincia l’episodio: con Vasily Petrovyč che discute telefonicamente con l’ex-moglie sull’utilizzo dei fondi governativi.

«Va bene, e dove vuoi investirli?» domanda Olha Jurijivna all’ex-marito.

«Non lo so ancora! È la prima volta nella storia del Paese che abbiamo dei soldi nelle… Tolja!… tasse dello Stato e vanno gestiti bene».

«Vasya, perché sei così nervoso?».

«Non sono nervoso! Cosa ti fa pensare che lo sia?!» risponde Vasily Petrovyč… nervosamente.

Ad irritarlo è la guida di Tolja, anche se non è colpa sua. Egli cerca di evitare le buche sull’asfalto, ma sono così tante che non ci riesce, facendo sobbalzare così il suo datore di lavoro. Tra parentesi, quest’ultimo rimbalzerebbe decisamente di meno se indossasse la cintura di sicurezza.

Ma ciò che lo innervosisce di più, probabilmente, è il fatto che i Ministri, per non dire tutti i suoi amici, gli stanno chiedendo del denaro. Denaro che lui stesso, dopo averlo tanto desiderato e cercato, non sa gestire. Questo perché non si è preparato adeguatamente prima di riuscire a mettere insieme una gratificante somma nelle tasse governative. A tal proposito, nella frase da lui appena pronunciata, Vasily Petrovyč afferma che il Governo ucraino non ha mai avuto, prima d’ora, del denaro pubblico. Questo ci riporta alla seconda parte, quando, con una semplice battuta, Vasily Petrovyč (o Volodymyr Zelens’kyj) ha oggettivamente affermato che la Repubblica Ucraina è sempre stata soggetto alla corruzione.

Tornando alla fiction, chiusa la conversazione con Olha Jurijivna, il Presidente ucraino, nel vedere un gruppo di operai stradali in ozio, chiede a Tolja di fermarsi, per poi andare a parlare con la capocantiere. A quanto pare, persino a loro servono i soldi per poter lavorare, visto che non possono permettersi il materiale necessario per riparare le strade; di conseguenza, sono fermi. Ma siccome devono comunque dare l’impressione di lavorare, stando alle parole della capocantiere, il prefetto distrettuale li manda ugualmente per le strade.

Mentre Vasily Petrovyč prende a cuore la situazione delle strade malandate, il Primo Ministro Jurij Ivanovyč Čuiko trova sempre più difficile riuscire a controllare e a far stare calmi i ministri (quelli che non fanno parte della “squadra” di Vasily Petrovyč, ovviamente), che litigano per la gestione dei fondi governativi. Viste le recenti contromisure per l’evasione fiscale e il budget governativo limitato, Jurij Ivanovyč si ritrova costretto ad agire in maniera onesta e scarta praticamente le proposte di ogni singolo ministro, ben sapendo che, se si investisse in qualsiasi ministero da loro gestito, i soldi verrebbero usati per fini personali e non pubblici.

Anche il Ministro delle Finanze Michajlo Ivanovič ha dei grossi problemi da risolvere, o meglio, ne ha uno solo, enorme quanto l’Everest, e si chiama Svetlana Petrovna, che egli aveva assunto come direttore dei Servizi Fiscali. Vasily Petrovyč, appena incontra l’amico, gli fa pressioni affinché licenzi subito la sorella, sempre al fine di evitare di fare la figura di un nepotista.

Alla fine, il Presidente raggiunge il Primo Ministro alla riunione, informando i presenti dell’arrivo della nuova liquidità e del suo utilizzo: la riparazione delle strade. Ragion per cui invita il Ministro delle Infrastrutture, Sergej Pavlovyč, nel suo ufficio per parlarne con lui. Un’ora più tardi, il ministro e il Presidente si incontrano e Vasily Petrovyč gli mostra le foto di alcune autostrade dei Paesi vicini, realizzate bene e con poca spesa, rendendo Sergej Pavlovyč più nervoso di quanto non lo fosse già prima.

«Sto evitando di farle vedere le strade americane, tedesche o italiane. Le risparmio un crollo psicologico».

Così dice Vasily Petrovyč, prima di mostrargli le foto delle strade ucraine, più bucate di una groviera. Ma ancora più impressionante è il fatto che perfino per le strade Vasily Petrovyč (o Volodymyr Zelens’kyj), sia andato a prendere per l’ennesima volta come primo esempio l’America.

Ad ogni modo, il Ministro delle Infrastrutture non ha più scuse e, sotto ordine del Presidente, deve consegnare un piano dettagliato sui tempi e sui costi della manutenzione delle strade di Kiev entro ventiquattro ore. Questo comporterà una lunga reazione a catena, con un gioco a scaricabile nel mezzo.

È difficile dire se è stato volontario o meno, ma la scena successiva è una chiara e cristallina rappresentazione del più grande rallentamento mondiale mai conosciuto nella storia: la burocrazia. Sergej Pavlovyč telefona al Capo del Servizio di Strade e Autostrade, imitando quasi Vasily Petrovyč e imponendogli di risolvere la situazione nella città di Kiev in un giorno. Allora, il Capo del Servizio di Strade e Autostrade telefona al responsabile della viabilità a Kiev, ripentendo le stesse parole del Ministro delle Infrastrutture. Poi il responsabile della viabilità telefona al Procuratore Distrettuale allo stesso modo. E, infine, il Procuratore telefona alla capocantiere, cercando di lamentarsi di lei, ma senza successo, visto che la mancanza di materiale non dipendeva da lei. Alla fine, gli amministratori si chiamano nuovamente a vicenda e, ad ogni telefonata, il tempo per la manutenzione si allunga e il costo sale e la risposta finale del Ministro delle Infrastrutture al Presidente è: «Signor Presidente, ho esaminato la situazione. La manutenzione stradale di Kiev richiederà almeno due anni e due miliardi. E non sto parlando di grivnie».

Inutile dire, il piano esposto da Sergej Pavlovyč è assolutamente insoddisfacente per Vasily Petrovyč. C’è quasi da dire che il crollo psicologico l’abbia subito lui.

Tuttavia, il Presidente ucraino non è l’unico ad aver avuto problemi sul lavoro. Michajlo Ivanovič, appena arrivato alla struttura delle Guardie di Finanza, vede che è arrivata anche la squadra speciale, con uomini ammanettati all’interno dell’edificio. Allora domanda al suo assistente che cosa stia succedendo e questi, imbarazzato, gli risponde: «Operazione speciale alla stazione ferroviaria su ordine di Svetlana Petrovna. Si tratta del terzo blitz da stamattina. Al centro di detenzione, tutte le celle sono occupate e la linea per Odessa è paralizzata».

Nella parte X, era già stato menzionato che Svetlana lavorava alle ferrovie, prima di essere stata licenziata per aver gestito un vagone ristorante illegale con l’amante. O meglio, l’ex-amante, visto che si sono lasciati (senza un motivo apparente). E come se non bastasse, tra gli ultimi tre uomini arrestati c’è anche lui; gli altri due sono il capo della stazione centrale e il capotreno della linea Kiev e Odessa. Michajlo Ivanovič capisce subito che questi arresti sono solo una vendetta personale di Svetlana Petrovna nei confronti delle ferrovie.

«Che cosa dice di questi arresti il Direttore Generale delle Ferrovie?» domanda il Ministro delle Finanze all’assistente.

«Può chiederglielo, signore: è nella terza cella. È entrato con il blitz di questa mattina».

E come se non bastasse, Michajlo Ivanovič trova sulla porta del suo ufficio una targa con nome di Svetlana. Quindi, oltre ad effettuare operazioni speciali prive di senso, la sorella del Presidente si crede talmente intoccabile, da rubare addirittura l’ufficio del suo superiore.

Ma non è questa la cosa che disgusta di più il Ministro delle Finanze. Il meglio, o forse si dovrebbe dire il peggio, avviene dopo, quando Svetlana Petrovna lo informa di aver rilasciato gli arrestati, in cambio di denaro, che mostra orgogliosamente a Michajlo Ivanovič, con una canzoncina insopportabile, intenzionata di dividerlo con lui. Questo dà a Michajlo Ivanovič la forza di consegnarle il foglio del suo licenziamento, adempiendo al proprio dovere e obbedendo al Presidente.

Accettando la cruda realtà dei fatti, Svetlana Petrovna ritorna a casa e si lamenta con il padre del fatto che, da quando Vasily Petrovyč è diventato Presidente dell’Ucraina, non ha dato alcun vantaggio economico o sociale ai membri della sua famiglia.

 

 

– 12 continua

 

 

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