Seicento anni fa nasceva il sovrano “monaco”, Enrico VI d’Inghilterra

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Quest’anno ricorrono 600 anni esatti dalla nascita del beato Enrico VI, nato nel Castello di Windsor il 6 dicembre 1421 e morto martire a Londra, il 21 maggio 1471.  Fu sovrano d’Inghilterra dal 1422 al 1461 (con un reggente fino al 1437) e nuovamente dal 1470 al 1471. Bibliotheca Sanctorum annovera Enrico VI quale beato martire, benché, con l’avvento del protestantesimo in Inghilterra, la sua causa di canonizzazione avviata in loco a ridosso della sua scomparsa ha avuto una drastica battuta d’arresto.

Alla morte del padre, Enrico V (1387-1422) il 1° settembre 1422, a soli nove mesi ancora non compiuti, divenne sovrano d’Inghilterra, sotto la reggenza dello zio John duca di Bedford (1389-1435). Alla morte del nonno Carlo VI (1368-1422) ereditò anche la corona di Francia. Fu incoronato a Westminster nel 1429 e a Parigi nel 1431, mentre contemporaneamente anche Carlo VII (1403-1461), che era stato diseredato dal padre Carlo VI, si era proclamato re di Francia.

 

Incoronazione di Enrico VI a Notre-Dame de Paris, dipinto anonimo del XV secolo. L’incoronazione si svolse nel 1431 in reazione a quella di Carlo VII a Reims di due anni prima

 

Durante la sua infanzia l’Inghilterra perse le conquiste francesi. A 24 anni, nel 1445, si unì in matrimonio a Margherita d’Angiò (1430-1482), subendo l’influenza del partito di corte che guidò insieme a William de la Pole (1396-1450), conte e poi duca di Suffolk, la cui morte portò alla sua successione al potere Edmund Beaufort (1406 – 22 maggio 1455), un comandante militare inglese, secondo duca di Somerset, al quale si oppose Riccardo Plantageneto (1411-1460), terzo duca di York.

La disfatta francese del 1453 si concluse con la perdita della Guienna, provocando la deposizione e l’imprigionamento del duca di Somerset e l’ascesa al trono di Riccardo che, approfittando dei disturbi mentali di Enrico VI si fece nominare reggente. Nel 1454 il sovrano si ristabilì, ma Riccardo aveva conquistato prestigio e diversi nobili lo appoggiavano nella sua pretesa di reclamare a sé il trono, considerando il fatto che il suo bisnonno era stato Edoardo III d’Inghilterra (1312-1377).

Enrico era amato dal popolo ed era molto cattolico, svolgendo una vita di grande preghiera, di pratiche religiose e di carità, ma Riccardo era potente ed influente nei maneggi di potere, intanto la Regina (a destra, nell’immagine era determinata a conservare la corona per il figlio Edoardo (1453-1471), ma non godeva del favore popolare.

Alcuni studiosi ritengono che la rovina a cui andò incontro la casa di Lancaster non fu dovuta tanto all’ambizione del casato di York, ma nell’accordare alleanze impopolari da parte di Margherita e dal suo odio personale nei confronti del duca Riccardo. Comunque sia, intorno al 1455 re Enrico non era più in grado di guidare la nazione per le sue problematiche di salute, perciò subentrò totalmente la moglie, con pessimi risultati. Le pesanti rivalità fra i Lancaster e gli York sfociarono nella cosiddetta «Guerra delle due rose», una sanguinosa lotta dinastica combattuta in Inghilterra fino al 1485 (1487 per una diversa lettura storiografia) tra due diversi rami della casa regnante dei Plantageneti. La guerra venne denominata delle due rose solo quattro secoli dopo, quando lo scrittore Walter Scott, nel 1829, pubblicò il romanzo Anna di Geierstein, dove si fa riferimento agli stemmi dei due casati dei Lancaster e degli York, recanti rispettivamente una rosa rossa ed una rosa bianca.

Con il venir meno dell’attività governativa del Re, la reggenza di Riccardo ebbe termine e la Regina convocò il Consiglio da cui venne esclusa tutta la corrente yorkista. Da qui ebbe l’inizio lo scontro armato delle due fazioni con la prima battaglia che si consumò a St Albans, in cui Edmund Beaufort fu ucciso e, con l’esercito regio in rotta, Enrico VI fu preso prigioniero dalla milizia degli York vittoriosi.

Circa due anni dopo i Lancaster vennero soccorsi dai francesi, un’armata comandata da Pierre de Brézé (1410 ca.-1465), che devastò e saccheggiò i territori sulle coste del Kent e la cittadina di Sandwich fu incendiata. Le popolazioni di quei luoghi s’indignarono nei confronti della regina Margherita, come sappiamo di origine francese. La trentennale guerra dilaniò l’Inghilterra, decimando intere aristocratiche famiglia e uccidendo centinaia di nobili, fra cui anche il giovane figlio di Margherita, Edoardo di Lancaster, che morì in circostanze non ancora chiarite, in combattimento oppure assassinato. Dopo la battaglia di Tewkesbury, la Regina venne catturata, sarà suo cugino, il re Luigi XI di Francia (1475), a pagare il suo riscatto. Vivrà in esilio, nei possedimenti paterni, fino alla morte sopraggiunta nel 1482.

Enrico VI, che assistette al tracollo della potenza militare inglese in Francia e alla conclusione della sanguinosa guerra dei cent’anni con la perdita di quasi tutti i feudi britannici, con la guerra civile della sua Inghilterra venne incarcerato nella Torre di Londra, dove rimase dal 1465 al 1470 per essere qui nuovamente rinchiuso e dove assassinato nella notte fra il 21 e il 22 maggio del 1471. Dapprima fu sepolto nell’abbazia di Chertsey, poi nel 1484 il suo corpo fu trasferito nella Saint George’s Chapel del castello di Windsor per volere di re Riccardo III (1452-1485), l’ultimo sovrano d’Inghilterra appartenente alla casa di York, luogo dove riposa tuttora.

Enrico VI fu più monaco che monarca. Estraneo ai fasti di corte, vestiva abiti semplici; era dedito alla vita di preghiera, aborriva la violenza e non mandò mai a morte alcuno. Profondamente caritatevole, era così parco a tavola da voler che gli avanzi fossero dati ai poveri. La sua virtuosa esistenza è stata scritta nel Collectarium mansuetudinum et bonorum morum regis Enrici VI dal monaco certosino John Blackman inglese, il quale lascia detto di lui: «Fu un uomo dalla mente pura fino all’eccesso. Non fece nessuna promessa che non poté poi mantenere, né consciamente recò torto a qualcuno. La rettitudine e la giustizia guidavano la sua condotta di vita in tutti gli affari pubblici. Devoto, egli cercava di instillare nel prossimo l’amore per la religione […] Era liberale verso i poveri, e viveva tra i suoi servi come un padre tra i suoi figli. Prontamente, perdonava coloro i quali gli avevano recato offesa».

La tragica situazione dell’Inghilterra del suo tempo, che ha travolto il suo destino fino a procurargli gravi problemi mentali per un uomo altamente pacifico e mansueto, votato al bene, alla contemplazione e all’armonia, ha portato la sua figura ad essere non solo sminuita, ma anche denigrata. Proprio lui, che non aveva la stoffa né del politico né del militare, ma apprezzava oltremodo la lettura e lo studio, si trovò a vivere uno dei periodi più sanguinosi della storia inglese.

In virtù della sua generosità cristiana e della sua grande fede, Enrico VI fu acclamato come santo dal popolo e gli furono attribuiti dei miracoli e la devozione nei suoi confronti proseguì nel tempo. Enrico VII Tudor (1485-1509), suo nipote, sostenne il suo culto e non si arrese all’opposizione pontificia, perciò il primo sovrano Tudor coltivò la memoria di Enrico VI attraverso la fondazione della Henry VII Chapel nell’abbazia di Westminster. Tuttavia, con l’arrivo dell’anglicanesimo la devozione per Enrico VI si deteriorò, in quanto il culto per i santi per la nuova religione era vista come una pessima forma di idolatria. Eppure i prevosti di Eton e Cambridge, nell’anniversario del suo assassinio, si recano alla Torre di Londra per deporre gigli e rose.

Il regno di Enrico VI, nonostante si sia rivelato un completo fallimento sia dal punto di vista politico che militare, fu caratterizzato da una serie di iniziative di rilievo in ambito culturale, si pensi all’edificazione del College di Eton e del King’s College dell’Università di Cambridge. Il grande William Shakespeare gli ha reso omaggio rendendolo protagonista della trilogia di opere teatrali: Enrico VI, parte I, Enrico VI, parte II e Enrico VI, parte III, in cui il sovrano incarna il simbolo dell’uomo costretto a ricoprire ruoli di comando, in aperto contrasto con la sua stessa volontà. Molto colpito da questo uomo spirituale, il cattolico Shakespeare lo rievocherà come un fantasma, nel Riccardo III alla vigilia della battaglia di Bosworth Field, durante il sonno dell’ultimo sovrano York. Insieme agli spiriti di Edoardo di Lancaster, di Giorgio di Clarence (1449-1478) ed altri, Enrico maledice il suo assassino.

 

La cappella del King’s College dell’Università di Cambridge (la volta a ventaglio è la più grande del mondo). Gran parte della pietra usata nella costruzione provenne dall’abbazia di Ramsey

 

 

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