Raffigurazione scultorea dell’apparizione mariana del Santuario di Nostra Signora del Bosco

 

Esistono santuari immensi e molto conosciuti, ma anche edifici modesti, umili e costruiti da architetti ignoti ed espressione della Fede popolare di piccoli paesi. Ogni contrada della nostra Italia ne annovera in quantità incalcolabile, dalla semplice edicola campestre alle chiesette solitarie sorte in luoghi romiti. Ovunque si innalza la lode e il ringraziamento a Maria Santissima, la quale, in modi e tempi sempre diversi, ha coperto di grazie straordinarie ogni angolo del nostro paese.

Oggi ci occuperemo, per l’appunto, di un santuario che gli storici e gli esperti d’arte definirebbero certamente “minore”. Ma, in realtà, non credo che possano esistere classifiche o graduatorie nell’economia celeste del soprannaturale.

Ci troviamo nella piccola frazione di Pannesi, nel comune di Lumarzo, Diocesi di Chiavari e provincia di Genova. Il luogo, dove sorge l’edificio sacro dedicato a «Nostra Signora del Bosco», sorge isolato, nell’entroterra della Riviera di Levante, immerso nel verde dei castagni che ricoprono abbondantemente questo versante dell’Appennino ligure.

L’evento soprannaturale che ne sta alle origini, secondo una consolidata tradizione popolare, risalirebbe al 12 settembre 1555. In quel giorno il giovane contadino sordomuto, Felice Olcese, era intento, come faceva spesso, alla raccolta di funghi. D’improvviso gli apparve una bellissima signora che si presentò come la Santa Vergine Maria. Ella gli fece due richieste apparentemente assai diverse: il dono di un agnellino e la costruzione di una chiesa. Il significato della seconda non sembra diverso da quanto documentato in mille altre apparizioni: dare agli abitanti della regione un luogo di culto dove poter santificare, anche durante il lavoro dei campi, la domenica e le feste di precetto. Per quanto concerne, invece, l’agnellino, la simbologia rimanda indubbiamente all’Agnus Dei; ma, nel contesto storico del mondo rurale di cui stiamo parlando, risulta indubbiamente significativo anche il gesto di venerazione e amore filiale richiesto a Felice Olcese, che evidentemente era pure un piccolo allevatore.

Prima di scomparire la Madonna guarisce istantaneamente il sordomuto e gli indica, con un ramo di quercia, le dimensioni della futura chiesa e il suo orientamento nello spazio.

Il racconto è senz’altro molto semplice e segue un modello piuttosto frequente nelle manifestazioni celesti delle zone alpine ed appenniniche. Sono numerosissime, infatti, le guarigioni di sordomuti ed i fenomeni celesti che coinvolgono, specialmente tra il ‘500 ed il ‘700, contadini, pastorelli ed altri umili lavoratori della terra. In realtà, esistono in Italia anche altri santuari denominati «Madonna del Bosco», il più famoso dei quali è senz’altro quello che sorge ad Imbersago in Brianza, dove tre pastorelli ebbero un’apparizione nel 1617 e, data l’indubbia rilevanza del luogo, ci ritorneremo sicuramente in un prossimo articolo; ma ne esistono anche altri, più piccoli e meno noti, sempre nel territorio dell’Italia nord-occidentale che stiamo specificamente studiando in questi scritti. Ne citiamo solo tre: la Madonna del Bosco di Ozegna nel Canavese, che ricorda un’apparizione risalente al 1623, quello di Spino D’Adda che testimonia la liberazione miracolosa di un prigioniero ed un altro ottocentesco nella città di Novara.

Uscendo, infine, dalla circoscrizione geografica di nostro interesse non possiamo ignorare la curiosa esistenza di un’altra Madonna del Bosco nel comune pugliese di Panni, denominazione molto simile al paese di Pannesi di cui ci stiamo occupando: qui la Santa Vergine apparve ad una pastorella, su un cerro[1], in un anno imprecisato agli inizi del XVI secolo.

Ma torniamo al nostro Felice Olcese di Pannesi. Egli promise alla Beata Vergine che si sarebbe certamente impegnato nella costruzione del tempio da lei richiesto. Ritornato, dunque, in paese, per prima cosa si recò di corsa dalla mamma ed a lei chiese il permesso di poter donare l’agnellino alla Bella Signora. L’anziana donna, constatando la completa guarigione del figlio, comprese immediatamente che si era verificato un evento straordinario; gli ordinò, pertanto, di ritornare subito nel bosco con il dono per la Madonna. Tutti i borghigiani restarono, inoltre, colpiti nel sentirlo parlare correntemente e rispondere alle loro domande. Egli raccontò ad ognuno i fatti straordinari a cui aveva assistito e tutti si dichiararono disposti a collaborare all’edificazione del santuario.

Si verificò, a questo punto, uno di quei fenomeni di riconoscimento e coinvolgimento sociale molto frequenti nel Medio Evo, ma ancora presenti anche dopo il Concilio di Trento (1545-1563), che aveva minuziosamente disciplinato le procedure canoniche di riconoscimento delle manifestazioni soprannaturali. Sta di fatto che per l’apparizione di Pannesi non possediamo né documentazione notarile, né gli atti del processo diocesano. Poiché, tuttavia, non risulta neppure una opposizione esplicita dell’Autorità Ecclesiastica, si può desumerne ragionevolmente un tacito consenso, almeno per quanto concerne l’edificazione della chiesetta votiva.

Non abbiamo informazioni sicure neppure sull’architetto che progettò la costruzione e neanche circa l’anno esatto in cui questa venne realizzata. Esiste, in realtà, una lapide sulla porta della sacrestia che reca impressa la data del 1583: ignoriamo, però, se si tratti dell’anno di fondazione di una prima cappella oppure del tempio come oggi lo vediamo.

Furono, presumibilmente, gli stessi abitanti di Pannesi, con il supporto di una locale confraternita mariana, a far sorgere le mura del santuario, magari sotto la guida di esperti ed anonimi muratori del luogo. Un lavoro collettivo e commovente, animato dalla fervente devozione alla Santa Vergine di tutto il popolo, che si protrasse sicuramente per alcuni decenni. Sembra probabile, in tal senso, che sia sorta prima una piccola cappella campestre e che solo successivamente, nei primi anni del ‘600, sia stato edificato il tempio come lo possiamo vedere al giorno d’oggi.

L’edificio attuale resta comunque molto semplice, strutturato in tre navate suddivise da pilastri e dominato da un bel campanile in pietra a vista. All’interno della chiesa sono conservate tre pregevoli sculture lignee: due rappresentano la scena di Felice Olcese con la Santa Vergine, la terza raffigura la Madonna della Misericordia. Tre sono anche gli altari posti al termine delle navate. Le principali feste che si celebrano al santuario sono due: il 19 marzo si ricorda l’apparizione ed il 12 settembre il Santissimo Nome di Maria. In quest’ultima data la statua della Madonna viene portata anche solennemente in processione nelle vie della piccola frazione.

Per concludere ci sembra significativo riportare una testimonianza del Rettore del Santuario, don Piergiorgio Motti, risalente al 2016. In un’intervista il sacerdote riferisce di aver registrato, negli ultimi anni, già sei grazie concesse ad altrettante coppie di giovani sposi. Costoro non riuscivano ad avere figli ed avevano chiesto più volte alla Madonna del Bosco di accordare loro questa gioia. Ancora oggi, dunque, anche in questi tempi difficili in cui la maternità è spesso disprezzata, Maria non abbandona chi ricorre con Fede alla Sua potente intercessione.

 

 

[1] Il Cerro è un albero caducifoglio, appartenente alla famiglia delle Fagaceae. Il suo legno è molto utilizzato, in quanto ottimo combustibile: è duro, ma non eccessivamente resistente.

 

 

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