Monsignor Vaudagnotti: un grande sacerdote che la Storia toglierà dall’oblio

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Tra le personalità più luminose del clero torinese del XX secolo non va assolutamente dimenticata la figura del canonico Monsignor Attilio Vaudagnotti (1889-1982). Egli rappresenta certamente uno degli ultimi esponenti della Teologia Tradizionale fioriti in terra subalpina.

Fu ordinato Sacerdote il 29 giugno 1912 e, dopo soli undici anni, gli fu affidata la cattedra di Teologia Fondamentale presso il Seminario Maggiore di Torino. Mantenne questo incarico fino al 1938 per poi passare, sempre all’interno di tale struttura, all’insegnamento della Teologia Dogmatica. Concluse la sua carriera accademica nel 1966 gestendo il corso di Patrologia.

Fu, inoltre, giornalista per il settimanale «Il Nostro Tempo», fondatore e Direttore del periodico «L’Amanuense della SS.ma Trinità», scrittore e saggista, elegante poeta e grande predicatore, oltre che cultore della lingua e della cultura piemontese.

Questa colonna della teologia piemontese non nascose mai il suo profondo disagio di fronte alla rivoluzione conciliare. Nonostante il temperamento sempre composto e ieratico, non mancò di sottolineare i pericoli e le insidie dei nuovi orientamenti dottrinali e pastorali. Ottenne, dunque, facendo leva sull’età avanzata, una dispensa episcopale rispetto all’obbligo di celebrare il Novus Ordo Missae. La sua mente rimase lucidissima fino alla fine e la Chiesa torinese della SS. Trinità, dove svolgeva il ministero di Rettore, divenne ben presto l’unico rifugio sicuro per i fedeli rimasti legati al Rito Tradizionale.

Conservo, di questi anni, un ricordo vivido ed indelebile. Non dimentico, in modo particolare, l’atmosfera di sufficienza e sarcasmo che lo circondava. I soliti manutengoli dell’Arcidiocesi, dal 1965 al 1977 sotto la guida del Cardinale Michele Pellegrino (1903-1986), non osavano attaccarlo direttamente, ma sentenziavano molto spesso a mezza voce: «è vecchio, non può capire; presto, però, tornerà alla Casa del Padre e nessuno sarà più disposto a celebrare questo Rito mummificato ed anti-storico».

Lo sfregio più brutto che dovette subire si perpetrò pertanto proprio al momento della dipartita.

Monsignor Attilio Vaudagnotti morì, infatti, il 29 giugno 1982, nel giorno esatto del settantesimo anniversario della sua ordinazione sacerdotale. Nonostante tutti conoscessero il suo desiderio, espresso più volte, che i funerali fossero celebrati con il rito di sempre, la Curia, dal 1977 al 1989 guidata dal Cardinale Anastasio Ballestrero (1913-1998), negò tale autorizzazione tra lo sconcerto di moltissimi fedeli. Ecco, dunque, uno dei tanti gesti misericordiosi dei modernisti sempre pronti ad esaltare la Virtù della Carità!

In quei giorni costoro pensarono, probabilmente, di avercela fatta, una volta per tutte.

Mai previsione fu però così sbagliata. Alla morte di Monsignor Vaudagnotti, infatti, ci si affrettò a chiudere temporaneamente la Chiesa della SS. Trinità, ma il nutrito gruppo di fedeli tradizionali, invece di estinguersi, iniziò ad organizzarsi autonomamente.

Alcuni si rivolsero così alla Fraternità Sacerdotale San Pio X, altri, a partire dal 1986, al neonato Istituto Mater Boni Consilii, altri infine seguirono invece il salesiano don Giuseppe Pace (1911-2002) “esiliato” nella casa religiosa di Caselette… Anche lui, vent’anni dopo la scomparsa di Vaudagnotti, dovette subire l’onta di un funerale celebrato con un Rito che egli aveva sempre rifiutato e contestato.

Nonostante, tuttavia, le censure, gli esili e le persecuzioni la buona pianta continuava lentamente a svilupparsi. Alla fine dovette arrendersi anche la Curia torinese. E fu così che il 1° novembre 1989, Festa di Ognissanti, il Cardinale Giovanni Saldarini (1924-2011), accettò, sia pure con restrizioni e non poche opposizioni, di autorizzare una celebrazione ufficiale diocesana della Santa Messa di sempre. Fu scelta la Chiesa dell’Arciconfraternita della Misericordia in Via Barbaroux, e in questo tempio ancor oggi l’Antico Rito è celebrato settimanalmente.

Monsignor Attilio Vaudagnotti aveva, dunque, vinto la Sua battaglia. Oggi meriterebbero comunque di essere riesumati e ripubblicati molti dei suoi articoli e commenti.

 

 

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