Lo si vede ancora sopra una sponda del Lys, il bel fiume dal nome floreale che attraversa la valle di Gressoney. È enorme, massiccio e ferrigno come un gigantesco bolide caduto dal cielo, e sopra una parete porta ancora certi segni, come se uno di quegli arieti di bronzo con i quali i Romani diroccavano le mura della città vi avesse picchiato dentro tre o quattro volte.

Sapete che segni sono quelli? Sono i segni lasciati dalle corna del diavolo, quando vi ha cozzato dentro, ai tempi del vescovo San Grato.

In quel tempo il diavolo faceva magri affari nella valle di Aosta: il santo vescovo andava sempre in giro e, dove lo incontrava, gli scaricava tante bastonate sul groppone col bastone, che il più delle volte lo lasciava a terra come uno straccio.

«Una qualche volta» diceva il diavolo, quando si riprendeva dalle percosse «giocherò un tiro a questo vecchio prete, da ricordarsene per tutti i secoli.»

Un giorno, trovandosi nei dintorni di Roma, vide sotto una roccia un masso erratico grande quanto una casa. Si sfregò le mani: gli era venuto un pensiero veramente diabolico.

«La Chiesa del vescovo Grato» disse tra sé «è sulla sponda del Lys; io metterò questo macigno in mezzo alla corrente, la ostruirò e Chiesa e paese rimarranno sommersi.»

Detto fatto, si caricò sulle spalle il masso erratico e si mise in cammino.

Per quanto fosse forte il diavolo, quel macigno era tanto pesante che a portarlo fin sulla sponda del Lys c’impiegò quasi un mese.

Finalmente una mattina giunse alla meta, ma era così stanco e trafelato che depositò il macigno sulla riva e si sdraiò in terra per prendere fiato. Il fiume scorreva gonfio di tutte le acque del Monte Rosa, e il paesello e la Chiesa brillavano al Sole.

«Attenderò la notte» pensò il maligno «e, quando tutti saranno addormentati, metterò in esecuzione il mio progetto.»

Così meditando si addormentò.

Intanto i valligiani, vedendo vicino al fiume quel blocco enorme che prima non c’era, si misero in allarme. Corsero a vedere e scorsero il diavolo che, sdraiato nel fieno, russava.

Corsero da San Grato, e il pio vescovo, indossata la stola e presa in mano una Croce, si recò sul prato.

«Ah! Malvagio tentatore» disse San Grato «adesso ti aggiusto io.»

Prese la Croce, la piantò sul masso e si mise a pregare.

Improvvisamente il diavolo si destò. Balzò in piedi e corse verso il macigno per rotolarlo nel fiume; ma, quando tentò di avvicinarsi, si sentì respingere da una forza più grande della sua. La Croce lo ricacciò indietro.

Allora furibondo, spirando fuoco dalle nari, si lanciò contro il masso a capo chino, cozzò due o tre volte con le corna contro di esso, poi, impotente e scornato, fece un cerchio di fuoco e scomparve ruggendo col rumore di un tuono.

 

 

Come è accaduto nella scorsa storia, anche questa leggenda si svolge nella Valle di Gressoney, ma questa volta ci ritroviamo presso il già menzionato torrente Lys.

Il nome lo prende direttamente dal ghiacciaio da cui nasce, ovvero proprio dal ghiacciaio del Lys, situato tra il Monte Rosa  (4.634 m) e le falde della Piramide Vincent (4.215 m). Il suo percorso arriva alla Valle del Lys e va a confluire, in sinistra idrografica, nella Dora Baltea, attraversando, così, il comune di Pont-Saint-Martin. Quest’ultimo è molto antico, di epoca romana, la cui costruzione, a seconda delle fonti, viene fatta risalire al 120 a.C. oppure al 25 a.C.

Il ponte, che poggia sulla viva roccia da entrambi i lati, sotto il quale passa il Lys, è stato costruito più tardi (3° o 4° secolo d.C.) e ha una sola arcata di 20 metri di altezza ed è lungo 35 metri.

Oltre al torrente, anche questo ponte è un grande punto di riferimento per la Valle d’Aosta e per il Piemonte, poiché si narra che esso fu costruito da Satana in persona per San Martino.

Ma questa è un’altra storia…

 

 

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