In conspéctu divinæ maiestátis tuæ

rubrica di Cristina Siccardi

 

 

Siamo giunti al quarto e penultimo appuntamento della santità in Casa Savoia. Mentre alcuni membri della Famiglia sono popolarmente chiamati «Venerabili» a motivo della loro fama di santità, altri hanno ottenuto ufficialmente tale titolo da Santa Madre Chiesa, come è avvenuto nel caso di Maria Apollonia e Francesca Caterina, sorelle e Terziarie Francescane del XVII secolo, legate al Santuario mariano di Oropa e ad Assisi. Le due sorelle furono proclamate Venerabili con Bolla Pontificia del 1° settembre 1838, grazie anche all’interessamento di Re Carlo Alberto. Esse rappresentano il meglio dell’europeità cristiana, quella spirituale, religiosa e sociale.

 

Maria Apollonia e Francesca Caterina 

Settima figlia del Duca di Piemonte Carlo Emanuele I di Savoia e di Caterina d’Asburgo (figlia di Re Filippo II di Spagna), Maria Francesca Apollonia nasce a Torino il 9 febbraio 1594 e il 5 ottobre 1595 viene alla luce Caterina Francesca.

Secondo gli accordi di Corte che prevedevano l’educazione dei figli maschi all’italiana, mentre per le femmine era prevista alla spagnola, anche le due principesse Maria e Caterina, come già le altre due sorelle maggiori Margherita e Isabella, ebbero come governante una dama venuta da Madrid, la contessa donna Marianna moglie dell’ambasciatore di Spagna a Torino.

La madre morì alla decima gravidanza, a soli 30 anni. Il ducato sabaudo, in quel tempo, fu duramente colpito dalla peste, e nel 1605 un altro lutto entrò in Famiglia con la morte a Madrid del primogenito diciannovenne Filippo Emanuele. Intanto le due principesse erano impegnate negli studi, nei lavori di cucito, nelle visite di assistenza ai poveri e ai malati, con giornate ritmate dalle pratiche religiose, avendo per direttori spirituali due Gesuiti e, in seguito, il barnabita Padre Giusto Guérin, futuro Vescovo di Ginevra dal 1639.

Francesca Caterina era bruna e riservata, mentre Maria Apollonia era bionda e vivace. Partecipavano ai balli in costume, alle cavalcate, ai giochi in slitta sulla neve ed entrambe erano destinate al matrimonio, di cui si interessava personalmente il padre con rapporti diplomatici continui e problematici nelle corti di Spagna, Francia e Inghilterra. Intanto a Torino era venuta a stabilirsi Maria Cristina, che nel 1619 aveva sposato il principe ereditario sabaudo Vittorio Amedeo I, fratello delle principesse. Questo nuovo avvento creò molto malessere e disagio nella corte sabauda: Maria Cristina aveva idee e atteggiamenti mondani, mentre la vita delle principesse era seria e profondamente cristiana.

Alle due sorelle giunse notizia che l’amica della Famiglia ducale, la marchesa di Ceva, stava per entrare nell’Ordine delle Suore Cappuccine di Milano e di Pavia, fu così che esposero al padre la propria aspirazione: fondare un monastero di Cappuccine a Torino. Il Duca accolse la richiesta e il 24 ottobre 1627 le prime tre suore provenienti dal convento di Pavia entrarono insieme a tre novizie nella nuova Casa che si trovava nei pressi della chiesa del Suffragio e alla cerimonia della vestizione delle novizie torinesi fu presente anche la Corte.

Le due sorelle, ora trentenni e osservatrici attente delle dinamiche politiche, si convinsero, ogni giorno di più, della chiamata religiosa, tanto che, sull’esempio di una zia materna, allora governatrice dei Paesi Bassi, rimasta vedova ed entrata nel Terz’Ordine di san Francesco, impegnata fra le cure dello Stato e le opere di carità, Maria  Apollonia, l’8 febbraio 1629, a 35 anni, fece il voto di verginità. Alcuni giorno dopo confidò la scelta all’amatissima Francesca Caterina, che sorpresa e gioiosa nello stesso tempo, confessò che un voto simile era stato fatto anche da lei qualche anno prima. Conclusero che era giunto il momento di consacrarsi a Dio.

Da allora si moltiplicarono le iniziative di carità, visitando ospizi ed ospedali, soccorrendo i diseredati ed i carcerati e donando parte dei loro gioielli per la devozione verso il miracoloso simulacro della Madonna col Bambino, venerata nella Chiesa dei Cappuccini al Monte. Contemporaneamente incrementarono la vita di preghiera, di rinuncia e di penitenza con l’uso, per esempio, di cilici e cordicelle nodose sul corpo. Fu così che chiesero esplicitamente al padre, i cui tentativi coniugali per ragioni di Stato erano falliti, l’autorizzazione di entrare in monastero. Il Duca le invitò a prendere consiglio all’Arcivescovo di Milano, il Cardinale Federico Borromeo, il quale suggerì loro, al posto della vita contemplativa, di entrare nel Terz’Ordine Francescano per non rinunciare all’attività caritatevole dove si distinguevano grandemente.

La mattina del 4 ottobre 1629, presente la Corte, si svolse la cerimonia della vestizione del saio nella Cappella della Sacra Sindone, officiata dal Padre Provinciale dei Cappuccini; nel pomeriggio, nel Monastero delle Cappuccine, avvenne il rito del taglio dei capelli da parte della Madre Superiora. La parte del palazzo ducale che le ospitava, fu adattato al nuovo stile di vita austero e senza vanità, come pure dovettero adeguarsi nell’abbigliamento, coloro che le servivano.

Per qualche tempo tutta la Corte, comprese le due sorelle, si allontanarono da Torino a causa di una nuova epidemia di peste. La popolazione fu decimata. Le due principesse, obbedendo al Duca, si rifugiarono prima ad Asti poi a Castigliole e Chieri, da dove inviavano per la Capitale aiuti in denaro, che ricavavano dalla vendita dei loro gioielli.

Il 26 luglio 1630 morì il Duca Carlo Emanuele I e gli successe il figlio Vittorio Amedeo I, che ereditò un Ducato duramente provato dalle guerre, dalle occupazioni francesi, dalla peste, che contagiò anche Francesca Caterina, che sopravvisse, ma la lasciò fragile di salute e sofferente d’asma.

Alla fine del 1631, cessata l’epidemia, le principesse tornarono a Torino e di fronte alla tanta miseria della città chiesero al Duca loro fratello di impegnarsi a sollevare il popolo dalla grande indigenza in cui versava e non si fecero scrupolo di esortare la cognata francese a limitare il proprio lusso. Con l’appannaggio di 24.000 scudi, già fissato dal padre e aumentato di altri 9.000 scudi dal fratello, Maria Apollonia e Francesca Caterina implementarono le opere di carità e il sostegno alle Cappuccine.

Consigliate dal barnabita Padre Amatore Ruga e incoraggiate dall’Arcivescovo di Torino, ripresero un’iniziativa già precedentemente sperimentata a favore delle ragazze di strada e dei loro bambini, ai quali si interessò particolarmente Francesca Caterina. Le ospiti, le «Convertite», furono alloggiate nella casa comprata dalle sorelle Savoia nella Strada Nuova (odierna via Roma). Giunte al numero di 40, quasi tutte, nel 1634, ricevettero l’abito di Terziarie Francescane dalle mani di Maria Apollonia e Francesca Caterina. Vestite con il saio, le Terziarie presero parte ad una memorabile processione per le vie della città, che si concluse con il canto del Te Deum in Duomo.

Nel 1634 le due sorelle cercarono nel Santuario della Madonna ad Oropa, che godeva già allora di grande devozione e flusso di pellegrini, pace e quiete, lontane dalle amarezze che procurava la Corte torinese con la presenza di Maria Cristina e i dissidi, a fasi alternate, con la Spagna e la Francia. Qui raccolsero un gruppo di donne per cucire e ricamare i paramenti sacri del Santuario e per pregare insieme; venne così fondata l’opera delle «Figlie di Maria». Ma la loro benefica azione sociale e religiosa era travolgente, tanto che riuscirono a bonificare molte situazioni ecclesiali cadute nella rilassatezza e nell’indegnità del proprio stato. Si fecero interpreti di una vera e propria Riforma dei Religiosi, che ebbero notevoli risultati fra i Conventuali, i Carmelitani, le Monache di Santa Chiara, dove rifiorì l’osservanza delle Regole e la santità.

Il 13 dicembre 1643 fecero la loro professione religiosa nelle mani del Provinciale dei Cappuccini. Il 22 settembre 1635 morì il loro direttore spirituale Padre Ruga, che venne sostituito dai Padri Furno e Guérin.

Assistettero con dolore alle discordie e guerre fra i loro tre fratelli, il Duca Vittorio Amedeo, Tommaso e Maurizio. Vittorio Amedeo morì l’8 ottobre 1637, sostituito dalla reggenza della moglie Madama Maria Cristina di Francia, in lotta con i due cognati, i principi Tommaso, legato alla Spagna, e il Cardinale Maurizio. Sopraggiunsero poi la morte dell’erede al trono, il piccolo Francesco Giacinto, l’intromissione del Primo Ministro francese, il Cardinale Richelieu, l’assedio di Torino del 1640 e la capitolazione della città ai francesi, nonché l’esilio del principe Tommaso e quello volontario di Maria Apollonia e Francesca Caterina.

Dopo un periodo trascorso ad Ivrea presso il fratello Tommaso, Maria e Caterina si stabilirono in un palazzo di un nobile di Biella, città fedele ai duchi. Ristabilite dalle pesanti tensioni, le due monache vollero andare al Santuario di Oropa, che raggiunsero il 10 ottobre 1640. La zona montana, in un periodo già freddo, procurò la polmonite a Francesca Caterina, che morì dieci giorni dopo il loro arrivo ad Oropa. Ricevuti i conforti sacramentali, espresse il desiderio di essere sepolta nel Santuario. Il distacco fu un dolore immenso per Maria Apollonia, che rimase ad Oropa due mesi, per poi iniziare un’intensa e lunga peregrinazione in Italia, ospite onorata di signori e di conventi. E la sua fama di santità uscì dai confini piemontesi. Nell’Anno Santo 1650 si recò a Roma, dove fu ricevuta da Papa Innocenzo X. Andò anche ad Assisi, Loreto, Bologna, Vigevano, Foligno… Proprio ad Assisi fece conoscenza di san Giuseppe da Copertino, il santo che, di fronte a tutti, fu visto più volte volare. Nota, ormai, come «Real pellegrina», Maria Apollonia faceva tappa in ogni santuario che incontrava sul suo cammino, mentre la fama di santità sua e della sorella la seguiva ovunque.

Stanca e malata, dopo sedici anni di separazione dalla sorella e pochi giorni prima di morire, dettò il suo testamento, espresse il desiderio di essere sepolta ad Assisi, scrisse al nipote, il Duca Carlo Emanuele II, alla Madama Reale, al fratello Maurizio, alle suore Cappuccine di Torino. Il 13 luglio, rivestita del suo primo consunto saio francescano, spirò.

A motivo della peste fu sepolta nella chiesa dei Santi Apostoli in Roma, venne perciò traslata nel 1662 nella Basilica di San Francesco ad Assisi e l’anno dopo il Papa fece arrivare da Roma le lapidi scolpite per il suo sepolcro.

 

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