di Franca Giusti

 

Iniziamo una serie di appuntamenti con Franca Giusti, giornalista, Consigliere dell’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e docente di Storia del Giornalismo e Storia Sabauda presso l’UniTre di Torino e dell’area metropolitana. È esperta dei percorsi storici sindonici del Piemonte, a cui si dedica con fede, passione e competenza. Oltre ad aver scritto un libro di notevole e inedito valore documentario, Pellegrinaggio d’autore ovvero le vie sindoniche (edito da ChaTo e stampato dalla Tipografia Angraf di Torino), è coordinatrice del progetto «Percorsi Sindonici». La messa in opera del suo impegno culturale e religioso, fra studi, camminate, registrazione della tradizione orale e le testimonianze pittoriche di molte località di montagna, iniziò nell’estate del 2012, inerpicandosi in montagna. Un lavoro costruito intorno alle pietre, alle voci, ai testi. Si tratta, quindi, di una raccolta aggiornata dello stato di conservazione delle opere e delle cappelle sindoniche di tre valli subalpine vicine in linea d’aria, ma separate da valichi e lunghe giornate di cammino, tuttavia unite da un’unica voce, quella che da oltre 500 anni racconta un evento eccezionale: il passaggio della Sacra Sindone nel XVI secolo. Alcune tele o affreschi, lasciati nelle chiese e nelle cappelle, sulle pareti esterne come in quelle interne di edifici pubblici e privati, sono veri e propri fermi immagine di momenti specifici, che parlano di storie non conosciute e controcorrente, storie di coraggio, di determinazione, di dedizione, di venerazione, quelle che, inanellate, condussero la Reliquia delle reliquie da Chambery a Torino in sicurezza, al riparo dai protestanti che volevano distruggerla. Ogni anno, il 4 maggio, l’Arcidiocesi di Torino celebra la memoria liturgica della Sacra Sindone, perciò, proprio in questo mese, diamo inizio ad una narrazione di grande interesse, sia di carattere storico che devozionale, e per questo ringraziamo vivamente la generosa disponibilità dell’autrice.

 

LE TERRE DI MARGHERITA

di Franca Giusti

 

Il dipinto, detto Alla Savoia perché solo in quegli anni la Santa Sindone si raffigurava con i Vescovi ed i Duchi, ricorda l’arrivo del Sacro Lino nel 1578 ed è conservato al Museo di Viù (Torino) . Si distinguono il Duca reggente Emanuele Filiberto ed il figlio Carlo Emanuele I.

 

In posizione strategica, il Ducato di Savoia ha vissuto momenti di massima estensione alternati a periodi di alleanze e rinunce. In una manciata d’anni, ad inizio ‘500, in cui il Ducato era strettamente confinato in quelle che ancora oggi sono conosciute come Terre di Margherita[1], in quella manciata d’anni, si son determinate le sorti del Ducato.

Le Terre di Margherita sono un comprensorio alpino che va da Bessans (oggi Francia) alle Valli di Lanzo attraverso i colli dell’Arnas e dell’Autaret. Dette terre godevano, fin dalla metà del ‘300, di Statuti Speciali, voluti da Margherita di Savoia, da lei firmati e, nel corso dei secoli, rinnovati dai suoi successori. La concessione degli Statuti permise a queste terre di vivere in pace, di pastorizia ed agricoltura, senza armi e senza che gli abitanti fossero coinvolti nelle lotte che imperavano tutt’intorno,  consentendo così ai Savoia di potersi spostare al di qua ed al di là delle montagne senza troppi pericoli. Fu un momento di gran fermento per le Terre di Margherita in cui si costruirono lunghe mulattiere che da Bessan prendevano due direzioni: una, attraverso l’Arnas, portava a Balme e da lì a Lanzo, Ciriè e Torino, un’altra mulattiera, attraverso l’Autaret, portava ed ancora oggi conduce ad Usseglio per poi scendere verso Viù, colle della Portia e Val della Torre per arrivare a Torino in zona Lucento.

Al di là, tutto intorno, era sotto il Re di Francia. Dai primi anni del ‘500 e fino alla pace di Cateu-Cambresis, intorno era Francia. Persino Chambery, la capitale del Ducato Savoia era sotto il Re di Francia così come la Valle d’Aosta e la valle di Susa. Celeberrimo l’episodio accaduto il 6 giugno del 1453 ad Exilles quando i soldati di Ludovico di Savoia si scontrarono con quelli di Renato d’Angiò. Fu allora che un soldato francese forzò la porticina del tabernacolo e rubò l’ostensorio con l’ostia consacrata. Avvolse tutta la refurtiva dentro un sacco e, a dorso di mulo, raggiunse Torino. Qui, dove oggi c’è la chiesa del Corpus Domini, il mulo incespicò e cadde ed il sacco con l’ostensorio si svuotò, l’Ostia consacrata si elevò al di sopra delle case circostanti tra lo stupore della gente. Fra i testimoni c’era un certo don Bartolomeo Coccolo, il quale corse a dar notizia al Vescovo, Lodovico dei Marchesi di Romagnano. Il Vescovo, accompagnato da un corteo di clero e di popolo, si portò in piazza e, al vedere l’Ostia nell’aria, si prostrò in adorazione e, tenendo in mano un calice, lo alzò verso l’alto e pregò con le parole dei discepoli di Emmaus: “Resta con noi, Signore”. Lentamente l’Ostia consacrata cominciò a ridiscendere, posandosi dentro il calice. Da allora, Torino è chiamata la città del Santissimo Sacramento. Tale episodio aiuta a comprendere quanto fosse pericoloso viaggiare in Savoia se non si prendevano le mulattiere interne alle Terre di Margherita ed aiuta a capire perché, lasciando Chambery con tutti i loro beni, i punzoni per la Zecca e la Santa Sindone, nel 1535 prima e nel 1578 poi, i Duchi di Savoia scelsero le vie delle Valli di Lanzo.

(1 – continua)

 

[1] Il nome rimanda a Margherita di Savoia (1295 – 1339) – http://www.leterredimargherita.it/cms/

 

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