La statuaria sacra ha assunto nei secoli una grande importanza all’interno delle chiese, seppure nel solco delle iconografie stabilite e riconoscibili, gli scultori hanno fissato delle caratteristiche che sarebbero diventate peculiari e avrebbero legato quelle immagini alla comunità di fedeli dei territori in cui si trovavano.

Di diversi materiali, soprattutto di legno o di cartapesta ci sono arrivate bellissime opere di scultura, almeno fino agli inizi del XX secolo, prima dell’avvento delle produzioni standardizzate e in serie. Molte di queste sono vere opere d’arte, che hanno saputo raccogliere degnamente la devozione dei fedeli, e raccontare il percorso artistico e culturale di un territorio. Soprattutto l’immagine del Santo Patrono diventa identificativa e familiare.

Nella Cattedrale di Castellammare di Stabia, San Catello, Patrono della città, si trova in una grande Cappella laterale a lui dedicata, in questo spazio arioso e suggestivo che ospita due enormi armadi-reliquiari pieni di reliquie, ci si immerge in una bella luce naturale e nel silenzio. La scultura è posizionata in una grande nicchia illuminata e si impone non per la dimensione, un po’ ridotta per il suo spazio, ma per la sua preziosità essendo quasi interamente decorata con la foglia d’oro.

La statua lignea del Vescovo Catello fu commissionata nel 1604 allo scultore napoletano Giovanbattista Vigliante e consegnata ben 5 anni dopo! All’epoca dell’esecuzione della statua, il Santo non era stato ancora proclamato Patrono della città (titolo che gli fu conferito circa 100 anni dopo), ma il culto è sempre stato vivacissimo.

La particolarità che rende riconoscibile la statua di questo Vescovo con mitra gemmata e pastorale, è la posa: il Santo è ritratto in ginocchio su un cuscino con le braccia incrociate sul petto in atteggiamento orante. È una scelta artistica inconsueta per una scultura che viene vista di fronte, proprio per questo non risulta di immediata comprensione, il suo posizionamento, infatti, non permette la vista laterale che avrebbe conferito la percezione spaziale di un uomo in ginocchio. Questa scelta esprime una certa ambiguità, al primo impatto, infatti, sembra una figura in piedi (seppure di non esatte proporzioni).

L’artista decide, nell’ istantanea in cui lo ritrae, di parlarci di lui, della forza della sua persona, che si esprime nella rigidità e nella compostezza. Come per la pittura, ma con la forza della tridimensionalità, il messaggio artistico della scultura diventa didascalico ed emozionale.

Di questo Santo Vescovo non si avevano e non si hanno notizie certe, la sua vita si intreccia con la leggenda. Catello vissuto nel VI secolo, avrebbe affrontato con coraggio e fermezza le difficili condizioni del suo tempo, proteggendo il suo popolo dalle incursioni dei Longobardi, aiutando molti profughi, occupandosi del loro sostentamento quotidiano, e anche riscattando i prigionieri caduti nelle mani nemiche. Per non meglio precisate ragioni (una falsa accusa o semplice accertamento delle sue funzioni amministrative) viene condotto a Roma e incarcerato fino a quando papa Gregorio Magno non decide di scagionarlo. Muore nel 595.

Il suo corpo non è stato mai ritrovato, ma è attestata da subito una grande devozione, i riti di canonizzazione vengono fatti risalire a partire dal XIII secolo, ma il culto di San Catello verrà poi confermato dalla Congregazione dei riti solo nel 1729.

Anche se i dettagli della vita di questo Santo sono fumosi o incerti, parlare della sua vita è parlare di fede, di fermezza, di coraggio, e nell’attimo che l’artista decide di fissare in questa statua, San Catello prega, il Vescovo vestito in abiti sontuosi si rivolge a Dio in ginocchio, con un volto umanissimo, non stereotipato, di una serietà regale, con le labbra socchiuse nella recita delle orazioni: è un intercessore che opera proprio perché servo di Dio.

Siamo di fronte ad una testimonianza potente della fede che afferma l’esempio dei santi come specchio della dottrina cristiana, e la sua statua continua a comunicare nella sua imperitura Bellezza, la forza della preghiera e la fede incrollabile nella grazia di Dio.

 

 

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1 commento su “La statua lignea di San Catello nella Concattedrale di Maria Santissima Assunta e San Catello a Castellammare di Stabia”

  1. Santino Verna

    Bravissima Barbara.
    La statuaria sacra meriterebbe maggior attenzione da parte della ricerca universitaria. Purtroppo, viene ancora considerata “arte minore”, sbolognata, ahinoi, da molti cattolici perchè considerati argomenti da sacrestia, con poca incidenza nella pastorale giovanile e vocazionale (almeno era così nell’atmosfera del primo postconcilio), e dai laici, perchè pur sempre argomento ecclesiastico. Ogni diocesi, abbazia e prelatura, dovrebbe compiere l’inventario sistematico delle statue, come avviene un pò per i reliquiari, più studiati, in quanto più preziosi e più attenzionati dal popolo che venera le reliquie. Un lavoro, si direbbe, di lana caprina, ma ne vale la pena. Un abbraccione e complimentissimi. Il Signore ti benedica e ti protegga.

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