La chiesa Santa Maria in Vallicella a Roma è uno scrigno di tesori artistici e di fede, avvolta in un’atmosfera dorata, impreziosita da magnifiche decorazioni a stucco barocche, è la chiesa madre dell’ordine degli oratoriani, dove si conserva il corpo di San Filippo Neri.

La Vergine è in larga parte il tema iconografico della chiesa, a testimoniare la profonda devozione del Santo e della sua Congregazione per la Madre di Dio. Vi è custodita una immagine della Madonna ritenuta miracolosa: conosciuta come la Madonna Vallicelliana.

L’affresco era conservato nella chiesa antica, demolita per costruirvi la chiesa “nuova”, come è conosciuta ancora oggi dai romani. Era la più antica chiesa di Roma dedicata alla natività di Maria, che nel 1575 Papa Gregorio XIII affidò a San Filippo.

L’immagine della Madonna del tipo della Nicopeia, era anticamente collocata sul muro esterno di una “casa della stufa”, ovvero una sorta di bagno pubblico. La leggenda racconta che nel 1535 colpita da un sasso, avesse iniziato a sanguinare. Divenuta così oggetto di culto, venne staccata e conservata nell’antica chiesa e collocata, dopo il rifacimento nel 1608, nell’altare maggiore della chiesa nuova, nell’area che occupava la casa della stufa distrutta proprio per costruirvi l’abside dopo il rifacimento, e in quel posto si trova tuttora.

L’affresco della Madonna miracolosa non è sempre visibile, per il suo valore di reliquia si decise di custodirla, celarla, preservarla.  Pieter Paul Rubens ebbe l’incarico di realizzare una grande pala d’altare da apporre davanti all’affresco, ma che fosse anche una macchina in grado di essere azionata a distanza per scoprire all’occorrenza l’immagine miracolosa.

Questo grande artista creò quindi una composizione pittorica su lastra di ardesia con una gloria di angeli adoranti che tengono sospesa in volo una cornice con dentro l’immagine di Maria e il Bambino benedicente (realizzata su una lastra di rame). L’ovale dentro la cornice, in stile con la sua composizione e che compone quando la macchina non è in azione un’opera d’arte congrua e completa, azionato da un sistema di corde e pulegge, si abbassa all’occorrenza per mostrare ai fedeli l’affresco/reliquia sottostante.

Il maestro fiammingo progetta una macchina barocca ancora oggi perfettamente funzionante per un doppio scopo: testimoniare la Bellezza essendo una magnifica pala e custodire una reliquia, quindi pienamente al servizio della devozione.

Insieme, eternamente unite, le due opere realizzate dalle mani dell’uomo sono dimostrazione viva del valore dell’opera d’arte sacra.

La pala di Rubens è testimone di Bellezza, strada privilegiata a Dio, mentre l’icona dell’ignoto pittore trecentesco è Bellezza Manifesta: non è “solo” strada, ma punto di arrivo.

 

 

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