Giovanni Albertoni (28 novembre 1806 – 1887), Tommaso Francesco di Savoia (1865), statua di marmo Carrara, Museo del Palazzo Reale, Torino

 

Canzone nr. 137: La marcia del principe Tommaso (1639-1642)

Prinsi Tomà ven da Milan con na brigada dë scaussacan.

Scaussavo ’d sà, scaussavo ’d là. Viva la brigada dël Prinsi Tomà.

Prinsi Tomà ven da Vërsèj con na brigada dë spaciafornej.

Spaciavo ’d sà, spaciavo ’d là. Viva la brigada dël Prinsi Tomà.

Prinsi Tomà ven da Civass con na brigada dë s-ciapasass.

S-ciapavo ’d sà, s-ciapavo ’d là. Viva la brigada dël Prinsi Tomà.

Prinsi Tomà ven da Brandiss con na brigada ’d ramassamnis.

Ramasso ’d sà, ramasso ’d là. Viva la brigada dël Prinsi Tomà.

Prinsi Tomà riva a Turin con na brigada dë spaciacamin.

Spaciavo ’d sà, spaciavo ’d là. Viva la brigada dël Prinsi Tomà.

[Torino, dettata da una portinaia]

 

Varianti significative

  1. 4, 6, 8, 10 (ritornello)

Sensa crédit, pien de débit. Viva la facia ’d prinsi Tomà, Torino (trasmessa da Adele Bolens)

  1. 5 con un’armada dë scanagat, Torino (trasmessa da Adele Bolens)
  2. 7 con una squadra ’d cavaj gris, Torino (trasmessa da Adele Bolens)
  3. 9 con na brigada de birichin, Torino (trasmessa da Adele Bolens)

 

Principe Tommaso viene da Milano con una brigata di scalzacani. / Scalzavano di qua, scalzavano di là. Viva la brigata del Principe Tommaso. / Principe Tommaso viene da Vercelli con una brigata di spazzacamini. / Spazzavano di qua, spazzavano di là. Viva la brigata del Principe Tommaso. / Principe Tommaso viene da Chivasso con una brigata di spaccasassi. / Spaccavano di qua, spaccavano di là. Viva la brigata del Principe Tommaso. / Principe Tommaso viene da Brandizzo con una brigata di raccogli-immondizia. / Raccolgono di qua, raccolgono di là. Viva la brigata del Principe Tommaso. / Principe Tommaso arriva a Torino con una brigata di spazzacamini. / Spazzavano di qua, spazzavano di là. Viva la brigata del Principe Tommaso.

 

Tommaso Francesco di Savoia, Paulus Pontius (1603 – 1658), acqua forte, 1616 – 1657

 

Testo

Si può quasi dire che ci troviamo di fronte, almeno per quanto riguarda il testo se non la musica, più ad una sorta di filastrocca (di quelle che gli inglesi chiamano nonsense songs) che non ad una canzone propriamente detta.

Il testo, lessicalmente parlando, appare sostanzialmente coevo, o di poco posteriore, rispetto agli avvenimenti (metà del secolo XVII).

La storia argomento della canzone non è costituita propriamente da una narrazione, quanto piuttosto da una sorta di elenco-divertissement delle principali località piemontesi toccate dal Principe Tommaso e dai suoi soldati nella loro marcia di avvicinamento, seguendo il percorso che è anche quello dell’attuale S.S. 11 e della linea ferroviaria, da Milano a Torino, durante la guerra che oppose il Principe alla cognata (cfr. infra). Il tema non è una novità nelle canzoni popolari, specialmente in quelle cosiddette “dei coscritti”, cioè quelle cantate nei secoli XIX/XX, al momento quindi (da Napoleone in poi) dell’introduzione in Piemonte della coscrizione obbligatoria[1], dai giovani che dai paesi del loro circondario si recavano alla città o cittadina sede del deposito, o da essa tornavano[2]. Tale abitudine catalogico-elencativa potrebbe quindi trovare un archetipo in testi, come questo, di carattere – seppur scherzosamente – militaresco.

Nella versione che possiamo chiamare «Bolens» il termine «birichin» del v. 9, pur essendo abbastanza moderno e, quindi, probabilmente interpolato, ha la sua spiegazione nel voler evitare, forse, la ripetizione «spaciafornel/spaciacamin», di significato sostanzialmente identico, anche se il secondo è un italianismo.

 

Personaggi

Come in altre canzoni popolari, anche in questa abbiamo una figura centrale ed un coro di personaggi secondari che attorniano il protagonista: il Principe Tommaso ed i suoi “brancaleoneschi” soldati.

Il Principe Tommaso di Savoia-Carignano (1596-1656) fu protagonista, insieme al fratello Cardinal Maurizio di Savoia (1593-1657) ed alla cognata Madama Cristina di Francia (1606-1663), vedova del duca Vittorio Amedeo I (1587-1637), della cosiddetta «Guerra tra principisti e madamisti», che sconvolse il Piemonte tra il 1639 e il 1642 (cfr. infra).

Tommaso, figlio di Carlo Emanuele I (1562-1630) e di Caterina Michela d’Asburgo (1567-1597), nominato dal padre (1620) Principe di Carignano, fu il capostipite del ramo Savoia-Carignano, che regnò in Piemonte (e poi in Italia) a partire da Carlo Alberto (1798-1849), alla morte dell’ultimo rappresentante del ramo diretto della casa di Savoia, cioè Re Carlo Felice (1765-1831). Ambasciatore a Parigi, nella Guerra dei Trent’anni (1618-1648) appoggiò la causa spagnola e così nel 1634 comandò l’esercito spagnolo nelle Fiandre, venendo, però, sconfitto ad Avein (1635) dai francesi; nel 1638 sconfisse il maresciallo de La Force (1558-1652), costringendolo a togliere l’assedio a Saint-Omer. Alla morte del fratello Vittorio Amedeo I, duca di Savoia, avvenuta improvvisamente a Vercelli nell’ottobre del 1637, essendo l’erede Francesco Giacinto (1622-1638) troppo giovane per la guida del Ducato, ne assunse la reggenza la madre Cristina di Borbone-Francia (la Madama Reale), cognata di Tommaso, e sorella di Luigi XIII di Francia (1601-1643). Al termine della guerra “di successione” in Piemonte (1642) si giunse ad un accordo tra la Reggente ed i due cognati (cfr. infra).

Riconciliatosi con la Francia, il Principe Tommaso si vide affidata un’armata transalpina in Italia (1642); venne, quindi, nominato generalissimo delle armate di Francia e della Savoia in Italia, ricevendo dal Cardinale Giulio Raimondo Mazzarino (1602-1661) la carica di Gran Maestro di Francia, dopo la caduta in disgrazia (1650) di Luigi II di Borbone-Condé (1621-1686).

Tra i figli avuti dalla moglie Maria di Borbone-Soissons (1606-1692) troviamo Eugenio Maurizio di Savoia-Carignano (1633-1673), Conte di Soissons, titolo trasmessogli dalla madre; figlio di Eugenio Maurizio sarà il Principe Eugenio di Savoia (1663-1736). La continuazione del ramo Savoia-Carignano sarà invece assicurata dal maschio primogenito Emanuele Filiberto (1628-1709).

La sua figura toccò veramente l’immaginazione popolare, tanto che lo troviamo presente anche in altri due frammenti di canzoni, originarie del Canavese, riportati da Emilio Pinchia (1849-1934) in Itinerario canavesano, Ivrea 1927, p. 229:

  1. I) Bel pom d’òr l’ha la balansa.

Carignan l’é ’ndàit an Fransa,

quand la guèra l’é finìa,

Carignan l’é vnuss-ne via.

 

  1. II) S’a l’é ’l Prinsi Carignan

Se vestì da monigheta

Pr’andar ’nsema na fieta.[3]

 

Vicenda

Questa “marcia” del Principe Tommaso da Milano a Torino vuole rappresentare un momento della cosiddetta «Guerra tra principisti e madamisti» o «Guerra di successione del Piemonte» combattuta, verso la fine della guerra dei Trent’anni (1618-1648), dal 1639 al 1642 tra Cristina di Francia (detta “Madama Reale”), vedova di Vittorio Amedeo I e Reggente per il figlio infante Carlo Emanuele II (1634-1675), ed i suoi cognati, il Principe Tommaso ed il cardinal Maurizio.

 

I protagonisti della guerra

Il Cardinale Maurizio di Savoia, nato a Torino nel gennaio del 1593 dal Principe di Piemonte Carlo Emanuele I di Savoia e Caterina Michela d’Asburgo, come il nonno Emanuele Filiberto di Savoia (1528-1580), detto «Testa di ferro», fu avviato, per motivi politici, alla carriera ecclesiastica; la vocazione mancava totalmente, al punto che non prese mai i voti. Fu creato Cardinale all’età di 15 anni (10 dicembre 1607), soddisfacendo le più immediate esigenze politiche del Casato. Ricevette i benefici, divenendo commendatario di molte abbazie (San Giusto di Susa, San Stefano d’Ivrea, San Maria di Casanova, St.-Jean-d’Aulps, San Benigno di Fruttuaria, San Michele della Chiusa e Notre-Dame d’Abondance) e canonico a Liegi e Colonia.

Fu educato presso la corte spagnola ed avviato alla vita militare con i fratelli in alcune spedizioni nelle Fiandre e a Genova. Nel 1615, fu Tenente-generale di Piemonte per un breve periodo e Governatore di Asti. Nel 1618 fu inviato a Parigi per concludere il matrimonio del futuro Vittorio Amedeo I con Cristina di Borbone-Francia, figlia di Enrico IV.

Dopo il trattato di Rivoli (11 luglio 1635), che costituì una Lega di Francia, Piemonte, Parma e Mantova, per sottrarre la Lombardia alla Spagna, si schierò contro tale alleanza, divenendo, presso il Papato, il referente della Spagna in luogo di quello della Francia. Nell’ottobre 1637 morì Vittorio Amedeo I e gli succedette il figlio Francesco Giacinto, di 15 anni, e la madre Cristina di Borbone-Francia ne assunse la Reggenza. Maurizio iniziò con il fratello Tommaso la «Guerra di successione piemontese» (1639-1642), al fine di ascendere al trono, cercando appoggi in vari Stati. La pace fu raggiunta con il matrimonio tra il Cardinale e la nipote Luisa Cristina di Savoia (1629-1692), celebrato a Sospello il 29 settembre 1642. Dopo il matrimonio vissero a Nizza, dove Maurizio era Governatore. Non ebbero figli e il Principe dedicò il resto dei suoi giorni alla filosofia ed alle lettere. Nel 1648, dopo aver lasciato la porpora cardinalizia, Maurizio ricevette da Carlo Emanuele II di Savoia il titolo di marchese di Argentera e Bersezio. Morì a Torino nell’ottobre 1657 presso la Villa della Regina; fu inizialmente sepolto nel Duomo di Torino e, nel 1836, traslato nella Sacra di San Michele insieme ad altri illustri membri di Casa Savoia per volontà del Carlo Alberto.

La Reggente Cristina di Borbone (1606-1663), figlia del Re di Francia Enrico IV (1553-1610) e della sua seconda moglie Maria de’ Medici (1575-1642), divenne Duchessa di Savoia sposando, appena tredicenne, Vittorio Amedeo I, nel 1619. A Torino, pur in un periodo di ristrettezze economiche, portò il gusto francese per il fasto e la ricchezza ostentata, anche come strumento politico di potenza. In Piemonte fu chiamata Madama Reale[4], sia perché sorella di Luigi XIII, sia perché mantenne la reggenza in nome dei due figli piccoli. Donna sensuale, amante delle feste e dei divertimenti, fu molto chiacchierata e le si attribuirono varie avventure galanti ed un suo favorito: il conte Filippo Giuseppe San Martino d’Aglié (1604-1667).

La guerra coi cognati, cui si è già accennato, iniziata nel 1639, si concluse nel giugno 1642, quando la Madama Reale concluse con essi un accordo, grazie anche al fatto che le truppe francesi, sue alleate, nel corso della guerra franco-spagnola, avevano liberato Torino, occupata dai due Principi nell’agosto 1639. Nel 1648 la morte del figlio, Duca Francesco Giacinto, permise a Cristina di sciogliere il Consiglio di Reggenza, approfittando anche della lontananza da Torino del Principe Tommaso; il figlio Carlo Emanuele II assunse il potere ed ella ne divenne la Reggente de facto, mantenendo le redini del Ducato sino alla morte (26 dicembre del 1663).

Negli ultimi anni di vita ebbe una conversione religiosa che la portò a pratiche penitenziali molto severe ed a frequentare il convento delle carmelitane scalze da lei volute a Torino; fu sepolta, in abito carmelitano, nella Chiesa di Santa Cristina, in piazza San Carlo a Torino, dove rimase fino al settembre 1802, quando, in piena epoca napoleonica, venne traslata nella vicina Chiesa di Santa Teresa d’Avila, nella Cappella di Sant’Erasmo. Nel 1855, infine, la salma venne spostata in una nicchia sul lato destro dell’edificio, accanto all’ingresso.

La reggenza di Cristina di Francia è stata molto criticata da una lunga tradizione storiografica, che ha posto l’attenzione sulla licenziosità dei costumi e sulla sudditanza al Regno di Francia; essa, però, ha rafforzato la debole Amministrazione sabauda, salvaguardandone i territori ed i diritti dinastici; anche l’urbanistica ha subito uno sviluppo (come l’attuale piazza San Carlo), in ottica di modernizzazione di Torino quale capitale europea.

Cristina di Francia ha anche protetto numerosi artisti, tra cui Carlo di Castellamonte (1541-1640), autore del Castello del Valentino, e padre Andrea Costaguta (1610-1670), che ampliò, facendone un’elegante residenza barocca, la «Vigna di Madama Reale», una piccola villa sulla collina torinese sopra il parco del Valentino, nota attualmente come «Villa della Regina».

 

Sviluppo della guerra

Alla morte del marito Vittorio Amedeo I (7 ottobre 1637), Cristina di Francia divenne Reggente in nome prima del figlio Francesco Giacinto e, successivamente (1638), deceduto quest’ultimo, dell’altro figlio Carlo Emanuele, che nel 1648 salirà al trono col nome di Carlo Emanuele II. Non essendoci altri figli maschi di Vittorio Amedeo, in caso fosse venuto a mancare anche Carlo Emanuele, lo scettro del Ducato sarebbe passato al fratello di Vittorio Amedeo I, Maurizio. Spronato e spalleggiato da quest’ultimo, Tommaso, fratello di Maurizio e Vittorio Amedeo, contrasta violentemente la cognata, invocando per sé la Reggenza. La nobiltà, il clero e l’alta borghesia si dividono in due partiti: i cosiddetti «principisti», filo-spagnoli e sostenitori di Tommaso, ed i cosiddetti «madamisti», filo-francesi e sostenitori della Madama Reale.

Oltre a dover fronteggiare gli attacchi dei cognati, entrambi filo-spagnoli, che miravano alla Reggenza, non vedendo di buon occhio la presenza delle truppe francesi comandate dal Cardinale Louis de Nogaret de La Valette d’Épernon (1593-1639), massicciamente presenti in Piemonte a seguito della guerra contro gli spagnoli, Cristina di Francia dovette resistere anche alle mire di annettere alla corona di Francia il Ducato di Savoia del Cardinale Armand-Jean du Plessis duca de Richelieu (1585-1642). Fu costretta a rifugiarsi in Savoia, sotto la protezione francese, per sfuggire ai cognati che occuparono Torino (estate 1639). Successivamente, però, lo stesso Richelieu fece arrestare il fedele conte Filippo Giuseppe San Martino d’Aglié, colpevole di opporsi al protettorato francese. Tuttavia, già a novembre, la Reggente ed il piccolo futuro Duca poterono rientrare in Torino, “liberata” dalle truppe francesi del conte Enrico di Lorena-Harcourt (1601-1666).

Tre anni dopo si giunge ad un accordo: Maria Cristina rimane reggente in nome del figlio Carlo Emanuele, il cognato Maurizio riceve la luogotenenza di Nizza e la mano di Ludovica, figlia di Cristina (previa dispensa papale, che arriverà presto), mentre Tommaso riceve la luogotenenza di Ivrea e Biella. La pace fu, dunque, raggiunta con il matrimonio tra il cardinale e la nipote dodicenne Luisa Cristina, celebrato a Sospello nel settembre 1642. Nel concistoro del 1° dicembre 1642 il Pontefice Papa Urbano VIII (nato nel 1568, divenuto Papa nel 1623 e morto nel 1644) annunciò le dimissioni del Cardinale di Casa Savoia presentate al nunzio a Madrid e dichiarò il suo matrimonio valido. L’accordo garantiva alla Madama Reale il suo ruolo di reggente e assicurava che, in caso di morte prematura dell’unico erede maschio, lo Stato sarebbe rimasto nelle mani dei Savoia.

 

 

[1] Il ducato di Savoia, poi regno di Sardegna, come gli altri stati pre-unitari non conosceva l’istituto della leva obbligatoria (introdotta poi dalla Rivoluzione francese e dal dominio napoleonico), ma il suo esercito era formato da truppe mercenarie (in genere tedesche o svizzere) e dai cosiddetti “reggimenti provinciali” che, formati dai giovani del paese, si costituivano in occasione delle guerre.

[2] Cfr., per esempio, sempre nella raccolta del Nigra la canzone nr. 146 (I coscritti di Bonaparte).

[3] I) Bella mela d’oro ha la bilancia. / Carignano è andato in Francia, / quando la guerra è finita, / Carignano se ne è venuto via. II) Questo è il Principe Carignano / Si è vestito da monachella / Per andare insieme ad una ragazzina.

[4] La toponomastica torinese la ricorda con Via Madama Cristina, così come i suoi due cognati con Via Principe Tommaso e Via Cardinal Maurizio.

 

 

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