La separazione del potere è da sempre la più grande preoccupazione del potere politico, dato che divisioni e discordie possono favorire un rovesciamento o la distruzione del potere vigente.

Per evitare tale questione, maggiormente adoperata nel corso della storia, ci si è diretti ad accentrare il controllo e il potere per evitare una eccessiva frammentazione delle amministrazioni locali in contrasto con quella centrale.

Lo Stato moderno prende le proprie decisioni tramite un potere centralizzato, tali decisioni si ripercuotono su tutta l’amministrazione locale nel modo più uniforme e omologato possibile cercando di evitare diversificazioni o rapporti separati nelle regioni di cui lo Stato è composto.

Le divisioni tra centro e periferia se accentuate o lasciate crescere possono portare alla completa dissoluzione del potere in quel momento operante.

Ad esempio le richieste di autonomia fortemente sostenute dalla regione della Catalogna sono state violentemente respinte dal governo centrale di Madrid, consapevole del fatto che qualora avvenisse una indipendenza catalana lo Stato centrale spagnolo rischierebbe una completa dissoluzione.

Per queste ragioni lo Stato moderno deve agire cercando di uniformare tutto il suo territorio alle volontà del potere centrale e ridurre al minimo le controversie, ponendosi come controllore dei suoi territori sulla base di principi legati alle leggi e ai rapporti di sudditanza che la periferia deve avere rispetto al centro.

Tuttavia, è esistito nella storia un approccio completamente diverso di amministrazione nel rapporto tra centro e periferia, dove l’amministrazione locale ha goduto di spazi di libertà enormemente maggiori rispetto ad altri periodi storici, dove i rapporti erano su base di fiducia e fedeltà corrisposta o non corrisposta, stiamo parlando del Feudalesimo.

L’etimologia della parola Feudalesimo ha origine germanica dalla parola «Fehu», la quale indica, nel periodo pre carolingio, una «donazione», spesso in bestiame, fatta dal capo villaggio a colui che si era distinto nel venire incontro alle esigenze della collettività. La parola indica anche, nelle sue origini, il concetto di dono fatto da chi detiene il potere a chi in quel momento ne è sprovvisto, ma si è dimostrato fedele al suo signore.

Il Feudalesimo consiste nella cessione volontaria di parte dei suoi territori o di funzioni amministrative\militari attuata dal sovrano, Re o Imperatore, a beneficio di uomini che si sono distinti per il loro valore in battaglia o le loro capacità a beneficio del regno.

Il territorio donato non andava considerato come una proprietà vera e propria del beneficiario, ma quest’ultimo gli doveva garantire l’amministrazione, la riscossione delle tasse, la giustizia e soprattutto la difesa delle terre e della popolazione. La proprietà della terra rimaneva del sovrano, il quale aveva potere di esproprio nei confronti del feudatario qualora si fosse dimostrato incapace o non fedele al suo Re.

Il rapporto tra feudatario e sovrano seguiva una scala gerarchica tra i regnanti, i nobili e la popolazione, un rapporto che fin dal IX secolo ha influenzato tutta l’Europa di cui ancora oggi sentiamo echi lontani.

Tra i sovrani l’ordine era:  Imperatore, Re, Principe.

Tra i nobili: Duca, Marchese, Conte, Visconte, Barone, Signore.

Mentre nella popolazione: Cavalieri, contadini liberi e servi della gleba.

A partire dalla fine del IX secolo in Europa prende forma questa nuova divisione del potere e tipologia di amministrazione dei territori, che perdurerà con molte modifiche e mutamenti fino alla Rivoluzione francese.

Essenziale nel rapporto tra feudatario e sovrano è la fiducia, base su cui si costruisce e si mantiene il legame tra i due. Un legame sancito dal rito dell’investitura, che seguì una cerimonia precisa per tutta l’età medievale.

La sera prima della cerimonia, il futuro feudatario o beneficiario di titolo di Cavaliere doveva digiunare, confessarsi e trascorrere la notte in preghiera.

Il giorno successivo, dopo aver assistito alla Santa Messa, il futuro vassallo in ginocchio davanti al sovrano effettuava il suo Omaggio in cui esaltava, tramite elogi, il regnante, dopodiché poneva le sue mani in quelle del sovrano e recitava il giuramento di fedeltà, con il quale si impegnava a osservare i suoi doveri di vassallo e garantire il suo aiuto, anche militare. Al termine del rito il vassallo riceveva in concessione il feudo.

Il pregare a mani giunte trova nel rito di vassallaggio una delle sue origini, dato che il gesto del vassallo di dare le proprie mani al sovrano in segno di offerta, mostrava la volontà da parte del feudatario di sottomettersi al potere del sovrano, non solo dal punto di vista politico, ma anche dando un valore religioso a ciò che stava ricevendo, ossia il potere concesso dall’autorità gerarchicamente superiore su uno specifico territorio, potere che a sua volta traeva origine direttamente da Dio.

La capacità di autonomia esercitata dai territori feudali poteva incorrere in scontri anche diretti e violenti con il potere imperiale, ma mai ha portato alla volontà di rovesciamento dell’ordine imperiale stesso o la richiesta diretta di un’indipendenza totale.

 

Enrico il Leone chiede perdono a Federico nel 1181. Affresco di Hermann Wislicensus, XIX secolo. Palazzo di Goslar, Germania

 

L’esempio emblematico di questo assunto è la pace di Costanza del 25 giugno 1183, quando l’imperatore Federico Barbarossa si impegnò a garantire l’autonomia dei suoi domini, per cui i comuni del nord Italia avevano combattuto a Legnano (29 maggio 1176), ma allo stesso tempo quei comuni riconobbero la sovranità imperiale e mantennero il giuramento di fedeltà all’Imperatore.

«In nome della Santa Trinità, noi Federico, per grazia di Dio imperatore dei Romani, pur dovendo e potendo punire severamente i vostri delitti, tuttavia preferiamo governare nella pace. Perciò concediamo a voi, città della Lega, i diritti regali e i vostri statuti per sempre; cioè restino immutati tutti i diritti che fin qui avete esercitato ed esercitate […] Nelle città potete continuare ogni cosa come avete fatto finora, senza nostro divieto […]».

La contrapposizione centro-periferia grazie al rapporto di fiducia tra i sovrani e i propri vassalli ha visto nel corso dei secoli il mantenimento di un sistema politico in cui non avvenne mai un accentramento del potere tale da generare assolutismi o totalitarismi sul continente europeo. Anzi, la grande libertà data dal sistema feudale garantì la ricchezza della diversificazione sociale, culturale, linguistica di tutto il continente europeo.

 

 

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