Se per spostare una montagna ci vuole una Fede grande come un granello di senape[1], vorrà dire che il capomastro Crescentino Serra ne aveva forse un tantino di meno… Riuscì, infatti, solo a spostare un campanile… Ma andiamo con ordine.

La Madonna del Palazzo, nel comune di Crescentino, è, senza dubbio, uno dei Santuari più famosi della provincia di Vercelli, se non di tutto il Piemonte. Si tratta di un luogo di culto molto antico, sorto sul sito di una pieve, probabilmente risalente ai tempi del S. Eusebio Vescovo. Nel secolo XVI si ritrovò tra le macerie di questa chiesetta una statua raffigurante la Beata Vergine e, da allora, aumentò di molto la venerazione dei fedeli.

Già nel Settecento, poiché era meta di numerosi pellegrinaggi, il rettore, don Teodoro Peruzia, aveva il proposito di ampliare la cappella dove si conservava la miracolosa statua della Vergine. Ogni progetto si scontrava, però, con la presenza di un ingombrante, ma fondamentale elemento architettonico: il campanile barocco.

«L’unica soluzione è abbatterlo!» si udì urlare durante una delle numerose assemblee progettuali a cui partecipavano tutti, o quasi, i Crescentinesi. «Facciamo i lavori e, poi, ne costruiremo uno nuovo di zecca» acconsentì qualcun altro.

«Eh già» disse, sfinito dalla delusione, il Rettore «costerebbe, però, una follia!». Ma una voce si inserì nella discussione con tono rassicurante: «Che problema c’è? Lo si taglia via e lo si sposta un po’ più in là».

Tutti si voltarono di scatto e si misero a fissare il viso serafico di Giuseppe Crescentino Serra, mastro da muro molto esperto e devoto.

Era nato a Crescentino nel 1734; non aveva mai frequentato la scuola, poiché aveva fatto il muratore fin da piccolo. Per la sua abilità, veniva considerato un po’ come l’architetto del paese, molto stimato da tutti.

Quel campanile, però, mica era un biscottino: era una costruzione di pietre e mattoni, con tanto di fondamenta, alta quasi 22 metri.

«Quanto ci costerà?» gli domandò don Peruzia, sempre attento alle questioni operative.

«Solo 200 lire. Dovrete, però, aiutarmi un pochino» rispose il buon Serra.

L’assemblea dei Crescentinesi, fiduciosa nella saggezza dell’autorevole concittadino, votò quindi a favore della soluzione proposta.

Da quel momento il paese intero entrò in uno stato di agitazione; tutti gli abitanti furono impiegati a tempo pieno per parecchi mesi, sotto la direzione del Serra: tagliavano tronchi di varie dimensioni, scavavano le nuove fondamenta, testavano le corde, ma, soprattutto, allenavano ed irrobustivano i muscoli delle loro braccia.

Il 26 marzo del 1776, giorno descritto nei dettagli in una relazione oggi conservata nell’Archivio parrocchiale, “l’architetto” del paese fece rivestire il campanile con tronchi per tutta la sua lunghezza; ordinò, poi, di tagliare di netto la parte appoggiata alla chiesa, nonché i quattro lati delle fondamenta del campanile stesso; sotto di queste, quindi, fece collocare altri lunghi tronchi a formare una specie di piano mobile, capace di alzarlo da terra. Tale struttura venne fatta scivolare, a sua volta, su un’altra piattaforma più grande, sempre di tronchi. Attorno alla torre vennero fissate, infine, decine di corde, tirate a braccia.

«Tale era la formazione del palco, sopra cui baldanzoso comparve e rotolò felicemente il campanile, siccome barca che corre sull’acqua», come si legge nella relazione suddetta. Il “viaggio” dalle vecchie alle nuove fondamenta, di circa 4 metri e mezzo, fu uno straordinario successo e il campanile «in meno d’un’ora» e «alla presenza d’un quasi innumerabile popolo tanto del paese che forestiere, fu totalmente disarmato e sodamente fisso».

La sicurezza del Serra nell’esito della sua impresa era assoluta, tanto che, ad ulteriore dimostrazione per i suoi concittadini, inviò sulla sommità della torre il suo primogenito, Filippo, che per tutto il tragitto fece risuonare le campane a festa.

Sul pavimento del Santuario della Madonna del Palazzo, a destra della porta d’ingresso, è stata posta una targa di bronzo, ancor oggi visibile, ad indicare dove si trovasse prima il campanile, ai cui piedi – sotto un busto di marmo e una lapide che lo definisce «cittadino ingegnosissimo» – è stata costruita la tomba del suo traslocatore, destinata a tramandare ai posteri la sua impresa.

Ecco la semplice storia di un eroe paesano, la cui memoria viene gelosamente conservata tra gli abitanti di Crescentino. Ingegno, Fede profonda, disponibilità verso la Chiesa, tutte virtù quasi scomparse ai nostri giorni.

 

[1] Cfr Mt 17,20.

 

 

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