Ravello è una perla della costiera amalfitana situata su uno sperone di roccia a circa 350 metri sul mare, l’incanto di questo luogo magico ha affascinato intellettuali, pittori, musicisti che hanno trovato nella potente bellezza della vista panoramica sul golfo di Salerno, una fonte di ispirazione incomparabile e inesauribile.

Non solo lo spettacolo della natura rende eccezionale questa cittadina, ma anche la sua storia che ha lasciato testimonianze artistiche e architettoniche di notevole interesse.

Nel medioevo Ravello ha vissuto un tempo prospero, di crescente autonomia politica, un’intensa fioritura economica e culturale. Questa condizione ha permesso alla cittadina di intessere e intensificare relazioni commerciali, soprattutto con la Puglia, ne è preziosa testimonianza il portale di bronzo del Duomo realizzato proprio da un artista pugliese, Barisano da Trani.

L’opera è datata 1179, la (ex) cattedrale era stata fondata alla fine dell’XI secolo. Sul battente sinistro è possibile leggere, incisa in latino, la data e il nome del donatore, il nobile ravellese Sergio Muscettola,  marito di Sigilgauda Pironti.

«Anno millesimo centesimo septuagesimo nono Incarnacio Iesu Christo Domino Nostro memento Domine famulo tuo Sergio Musetule et uxori sue Sicligaude et filiis suis Mauro et Iohannes et filia sua Anna qot ista porta facere agit ad honorem Dei et Sancte Marie Virginis».

La porta è costituita da due ante lignee con 80 formelle di bronzo ancorate da grandi chiodi (oggi sostituiti da viti): 54 sono figurative e 26 sono decorative. L’ordine originario, manomesso nel tempo, è stato ripristinato quanto più fedele possibile al progetto di Barisano solo dopo il restauro del 2012.

La sua eccezionalità sta nella rarità e nella tecnica di lavorazione.

Ci sono rimaste solo due porte di questo eccelso artista nel sud d’Italia, una nella Cattedrale di Trani (sua città di origine) e l’altra nel duomo di Monreale, ma, per quanto la questione delle datazioni sia controversa, sembra che la porta di Ravello sia stata realizzata per prima e Barisano sperimenta proprio qui, per la prima volta appunto, una tecnica nuova: il bassorilievo in bronzo.

È un rilievo ancora piuttosto piatto, ma rappresenta una svolta rispetto alla tecnica dell’incisione propria della cultura bizantina, usata per esempio per realizzare le porte del Duomo della vicina Amalfi (fuse nella metà dell’XI secolo a Costantinopoli).

Con la tecnica della cera persa, e l’utilizzo di stampi, l’artista poteva riprodurre più volte lo stesso motivo per poi cesellarlo e rifinirlo a mano. Il gusto delle decorazioni rivela ancora l’influsso dell’arte bizantina, così come la sintesi delle figure, ma l’insieme esprime una nuova armonia per le piccole dimensioni delle figure e il risalto dato alle cornici decorative che presentano un raffinato rilievo proprio di arte orafa.

È quindi un’opera che rivela un nuovo paradigma di gusto, un momento di passaggio che ci consegna un tassello fondamentale per comprendere il progresso e l’evoluzione dell’arte medievale italiana tra scultura e oreficeria.

 

 

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