Le virtù cardinali sono dette tali perché sono paragonate ai cardini di una porta; su di esse, come su dei cardini, poggia e si svolge tutto lo sviluppo della vita cristiana.

Le virtù cardinali per tradizione sono quattro: prudenza, giustizia, fortezza e temperanza.

 

Piero del Pollaiolo (1441-1496), Prudenza, Giustizia, Fortezza, Temperanza, olio su tela, 1469-1472, Gallerie degli Uffizi, Firenze.

 

Oggi parliamo della virtù della prudenza. Essa viene definita come «una virtù speciale, infusa da Dio nell’intelletto per il retto governo delle nostre azioni in ordine al fine sovrannaturale». Questa virtù è di grande importanza, perché è chiamata a dettare, cioè intimare o comandare come si deve agire in concreto, tenendo conto di tutte le circostanze, dopo matura riflessione; si noti il fine, è sovrannaturale, ossia quello di compiere i vari atti secondo Dio e non secondo il mondo.

In sostanza questa è la virtù che regola tutte le altre, affinché non si cada nell’eccesso o nel difetto. Per fare un esempio: è cosa buona pregare, ma se un padre di famiglia stesse venti ore al giorno in chiesa trascurando l’adempimento dei propri doveri, sbaglierebbe.

Gesù stesso ci invita ad essere «prudenti come serpenti» (Mt 10,16), perché senza questa virtù nessuna delle altre potrebbe essere perfetta dal momento che essa ci dice che cosa conviene fare o che cosa omettere, in quella certa circostanza, per raggiungere la vita eterna.

La prudenza ci è indispensabile soprattutto per questi tre motivi. Primo: per evitare il peccato. Quanti peccati avremmo evitato se fossimo stati più prudenti! E quanti ne faremmo oggi se non seguissimo i suoi giusti consigli… Secondo: per progredire nella vita cristiana. A volte infatti non è facile conciliare tra loro due virtù che sembrano all’opposto, ma vanno vissute contemporaneamente, come per esempio la giustizia e la misericordia: ci sembra che se una persona è misericordiosa non sia del tutto obiettiva o giusta, e che al contrario se uno fa sempre le cose secondo giustizia alla fine dimentichi la misericordia. È la prudenza che ce le fa praticare entrambe nel giusto modo. Scrive Pascal: «Io non ammiro l’eccesso di una virtù come il coraggio, se non vedo nello stesso tempo l’eccesso della virtù opposta, come faceva Epaminonda che univa l’estremo valore all’estrema benignità. Non si dimostra la propria grandezza stando ad una estremità, ma toccandole entrambe».

Il terzo motivo riguarda la pratica dell’apostolato e dell’evangelizzazione, ossia sapere momento per momento ciò che si deve dire e ciò che si deve tacere per guidare le anime, nella cura delle cose di Dio, per capire quando sia necessario un forte richiamo e quando invece esortare alla pazienza, eccetera.

San Tommaso d’Aquino poi, come suo uso, abbina ad ogni virtù cardinale delle sotto-virtù, ossia delle parti integranti, che si riferiscono a quella principale e ne costituiscono un tutt’uno. A riguardo della prudenza egli elenca otto parti integranti. Vediamole: 1) La memoria del passato. Non c’è nulla che orienti tanto saggiamente quanto il ricordo dei passati successi o insuccessi. L’esperienza è madre di ogni scienza. 2) L’intelligenza del presente. Saper discernere la situazione attuale per capire, alla luce della fede, se quello che stiamo per fare sia la cosa migliore oppure no. 3) Docilità. Chiedere e saper accettare il consiglio di persone sagge e di coloro che hanno esperienza. Nessuno sa già tutto da sé. 4) Sagacità. Prontezza di spirito per risolvere i casi più urgenti, per i quali non è possibile chiedere consiglio ad alcuno. 5) Ragione. Conduce l’uomo a prendere da sé la risoluzione, nei casi ordinari nei quali vi sia tempo per una matura riflessione. 6) Provvidenza. Significa “vedere lontano”, ossia saper prevedere le conseguenze dei nostri atti. Direi che questa è la parte principale della virtù della prudenza. 7) Circospezione. Attenta considerazione delle circostanze, per capire cosa sia meglio fare. Molti atti buoni di per sé è meglio non compierli in determinate circostanze, perché sarebbero controproducenti (per esempio, obbligare un uomo in preda all’ira a chiedere perdono). 8) Cautela. Evitare cose che potrebbero costituire poi un pericolo per noi, come per esempio frequentare cattive compagnie.

La virtù della prudenza, con i suoi otto satelliti, si muove pertanto su due piani: da una parte ci serve per evitare il male, valutando tutte le conseguenze, aiutandoci a non cadere nelle trappole nelle quali cademmo nel passato e rinunciando coraggiosamente a tutte le tentazioni o situazioni attuali che ci farebbero ripiombare nel peccato; dall’altra parte  – aspetto positivo – ci abitua a prendere decisioni con riflessione e senza fretta, ascoltando il “Maestro interiore” che ci parla nella coscienza, facendo il vuoto nel nostro spirito e rinunciando alle bugie del mondo, accogliendo i dettami buoni che il Signore continuamente suggerisce al nostro cuore. Ecco perché la docilità a questa voce intima alla fine ci porta alla santità. L’anima docile, umile e obbediente si trova nelle condizioni migliori per ricevere le illuminazioni dall’alto. Non c’è nulla, al contrario, che allontani da noi la voce di Dio nell’anima quanto l’autosufficienza e l’insubordinazione.

Non pensiamo che la persona prudente sia quella eternamente indecisa, timida e remissiva. Si può essere degli eroi nel bene e dei martiri essendo al contempo estremamente prudenti. La prudenza è una scelta di vita: decido a chi appartenere e di chi essere. Se voglio vivere nello Spirito Santo – vita nuova che il Signore mi ha donato col battesimo – arriverò fino agli estremi confini della vita spirituale, con generosità e totalità, ma mi guiderà la virtù della prudenza, proprio perché grazie a questa eviterò gli errori cui il demonio mi tenta in continuazione. Si sono viste persone partire a razzo sulla via della santità, e poi precipitare: non sono state prudenti. Se ne sono viste altre che hanno vissuto con costanza nella via di Dio, progredendo di giorno in giorno, docili all’azione della grazia, e sono diventate dei grandi santi.

Oggi come oggi tale virtù ci è necessaria per discernere ciò che viene continuamente propinato dal mondo, con tutti i mezzi. Siamo circondati dalla menzogna, perché il demonio è il padre della menzogna, e per tenere l’anima limpida e immune dalla sue suggestioni occorre la prudenza: ascoltare la voce di Dio, vedere che cosa dice la Tradizione e la vita dei santi, prendere la decisione per Dio, portare avanti le nostre idee sane e giuste senza scoraggiarsi, dare persino la vita per la decisione giusta e ispirata. Questa è forza titanica della prudenza.

Il prudente quindi è anche audace, ma della santa audacia di Dio, che non è sconsideratezza. Il prudente non si butta a pesce nelle situazioni, per poi ritirarsi quando si accorge che esse sono sbagliate: egli le ha valutate prima. Il prudente è l’uomo di Dio che ha Dio per Signore, che non pensa in autonomia ma “secondo lo Spirito di Dio”. Il prudente è il santo che arriva alla meta dopo avere superato mille battaglie; avrà anche conosciuto delle cadute nel percorso, ma proprio dagli errori egli ha imparato che cosa deve fare e che cosa deve evitare. Tanti santi hanno conosciuto l’abisso del peccato, ne hanno saggiato il peso e sentito il disgusto. Questo non ha impedito loro di correre verso la santità più eroica ma, al contrario, una volta scelta la via del bene hanno prudentemente evitato tutte le occasioni successive che avrebbero potuto farli ricadere nei peccati passati.

Il prudente, quindi, ascolta i saggi e le persone di esperienza, e in questo dimostra umiltà. Noi siamo figli delle nostre decisioni, ma non possiamo sapere sempre tutto; ecco perché è bene ascoltare la voce dei santi. Tante notizie ascoltiamo in continuazione, da tante fonti, ma non tutte sono vere e soprattutto non tutte agiscono per il bene e per il nostro bene. Non prendiamo tutto quindi per oro colato, ma soppesiamo, valutiamo, mettiamo le situazioni sotto la luce di Dio, non facendo le cose giuste perché “le fanno tutti”. Ogni valutazione va compiuta alla luce di questa speciale lampada che è la fede, la fede di sempre, la voce sempiterna della Chiesa nel suo Magistero autentico. Con Dio non è possibile sbagliare!

Cerchiamo quindi i santi che ci sono vicino a noi, i saggi secondo il Cuore di Dio, accogliamo le loro indicazioni, leggiamo la vita dei santi del passato, per accogliere i loro insegnamenti. E poi decidiamoci per Dio, senza riprenderci più. Più prudenza di così non è possibile, come anche più audacia di così non è possibile.

Ecco come si fanno i santi. Essi sono coloro che decidono “secondo Dio”. E la voce di Dio non è nascosta, misteriosa, confusa. Essa è ben chiara e risplende nel mondo come lampada. Basta solo spostarsi e mettersi sotto questa luce. Semplice, no?

 

 

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