San Gereone e compagni

 

In data 30 settembre il Martyrologium Romanum promulgato nel 2001 cita «A Soleure in Svizzera, ricordo dei Santi Urso e Vittore, martiri, che si dice abbiano fatto parte della Legione Tebea». Se è pur vero che i due santi non abbiano mai goduto di una particolare popolarità, va comunque tenuto in considerazione che sono da annoverare tra i pochissimi martiri tebei già citati da fonti abbastanza antiche, gli unici che il nuovo martirologio abbia ritenuto opportuno indicare quale distaccamento della celebre Angelica Legio.

Per meglio comprendere l’origine del culto di questi intrepidi testimoni della fede cristiana, occorre dunque ripercorrere brevemente la vicenda della Legione Tebea, alla quale la pietà popolare ha sempre riservato una particolare devozione, spinta forse dalle svariate leggende sorte intorno ad essa.

Sempre il Martyrologium Romanum cita al 22 settembre il gruppo principale di questo glorioso esercito, capeggiato da San Maurizio: «A Saint-Maurice-en-Valais in Svizzera, ricordo dei Santi martiri Maurizio, Essuperio, Candido, soldati, che, come narra Sant’Eucherio di Lione, con i loro compagni della Legione Tebana e il veterano Vittore, nobilitarono la storia della Chiesa con la loro gloriosa passione, venendo uccisi per Cristo sotto l’imperatore Massimiano». Seppur sinteticamente sono così ben riassunte le poche certezze che danno un fondamento storico al vasto culto che l’ha avuto in Europa in particolare sui molteplici versanti alpini. Secondo successive cronache solo due furono i soldati ufficialmente scampati a tale sanguinoso eccidio, cioè Urso e Vittore, ma un po’ ovunque iniziarono a fiorire leggende su altri soldati che trovarono rifugio in svariate località, ove intrapresero una capillare opera di evangelizzazione per poi subire anch’essi il martirio.

Nel Vecchio Continente se ne contano all’incirca 400, così suddivisi geograficamente: 58 in Piemonte, 15 in Lombardia, 2 in Emilia, 10 in Francia, 325 in Germania, 5 in Svizzera e 2 in Spagna. E questo non è purtroppo che un incompleto e sommario elenco.

Tornando però ad Urso e Vittore, occorre specificare che è stata la loro citazione nell’antica “Passio” di Eucherio a meritare loro la citazione nel nuovo martirologio approvato da Papa Giovanni Paolo II all’alba del terzo millennio. Ma la vicenda è anche oggetto di una storia compresa nel «codex 569» della Stiftsbibliothek di Saint-Gall. Qui si narra che i due compagni di fede trovarono rifugio presso l’antica Salodurum, odierna cittadina svizzera di Soleure. Sorpresi dal governatore Astaco, questi li imprigionò e li fece torturare, ma essi furono miracolosamente liberati.

Poterono così riprendere a dedicarsi alla predicazione della Buona Novella agli abitanti del luogo, ma ciò comportò nuovamente il loro arresto. Furono allora condannati al rogo, ma il fuoco non fece tempo ad attecchire che fu spento sotto l’effetto di una forte pioggia miracolosa. Decisero allora di decapitarli e di gettarli nel vicino torrente Aar. Ma ecco che i loro corpi presero a galleggiare tenendo tra le mani le loro teste, che deposero sulla riva del fiume. I cristiani del luogo pensarono bene di seppellirli in un luogo segreto, ove solo in un secondo tempo fu dedicata loro una cappella.

In seguito, le reliquie di San Vittore furono traslate a Ginevra, su iniziativa della regina di Borgogna Teodosinda e grazie alla principessa Sedeloba, divenuta suor Corona, fece erigere una chiesa in onore del santo in tale città, poi riutilizzata quale tempio calvinista.

Soleure continuò invece a custodire gelosamente i resti di Sant’Urso, da non confondere con il vicino Sant’Orso di Aosta, in una chiesa a lui dedicata e riedificata nel XVIII secolo. Anche qualche reliquia di San Vittore fu però qui riportata con l’imperversare della Riforma a Ginevra.

E’ in oltre da specificare come il San Vittore oggi in questione non sia assolutamente da confondere con l’altro santo omonimo, veterano della Legione Tebea, commemorato al 22 settembre.

Il presupposto che i due santi, con altri leggendari 66 compagni, abbiano militato nella Legione Tebea ha automaticamente conferito loro la presunta nazionalità egiziana e ciò ha contribuito alla diffusione del culto anche presso la Chiesa Copta, che venera dunque specificatamente non solo San Maurizio ma anche tutti quei suoi leggendari compagni il cui ricordo si è diffuso in un qualche piccolo santuario nel continente europeo.

L’iconografia relativa ai Santi Urso e Vittore, oltre ad essere solita presentarli con tutti gli attributi tipici dei soldati tebei quali la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana sul petto, li raffigura talvolta nell’atto di reggere con le mani il proprio capo distaccato dal corpo a causa della decapitazione subita.

Degno di menzione è anche il gruppo di martiri capeggiati da San Gereone, che il Martirologio cita al 10 ottobre: «A Colonia in Germania, ricordo dei Santi Gereone e compagni, martiri, che con sincera pietà offrirono coraggiosamente il collo alla spada».

Queste sintetiche parole delineano dunque la versione ufficiale della Chiesa, cioè il martirio per decapitazione, presso la celebre città tedesca, di un gruppo di cristiani capeggiati da un tale Gereone. Nulla di più infatti è possibile dire sul loro conto con certezza storica, seppur talvolta gli agiografi abbiano definito in un totale di 319 i membri del gruppo, e li abbiano considerati parte della Legione Tebea, come d’altronde centinaia di altri antichi martiri tedeschi e decine di martiri nel resto dell’Europa occidentale, concentrati prevalentemente tra la pianura padana e la Svizzera. Ecco uno di questi casi essere appunto costituito San Gereone ed i suoi compagni. Fu quasi improvvisa la nascita del loro culto, originato dal rinvenimento di resti umani presso la città tedesca nel 1121 e dalla supposizione che si trattasse di reliquie di martiri cristiani. Andando alla ricerca di un fondamento storico ci si imbatte in una prova archeologica consistente in un’iscrizione secondo la quale prima del V secolo qualcuno fu seppellito a Colonia «in compagnia dei martiri» . San Gregorio di Tours, che visse nel VI secolo, ricorda che in città «esisteva una basilica costruita sul luogo in cui cinquanta martiri della Legione Tebea erano stati messi a morte per Cristo» . Sempre Gregorio soggiunse che i preziosi mosaici, che adornavano la chiesa ad essi dedicata, fecero si che i martiri vennero soprannominati «sancti aurei» e forse proprio ciò fece supporre la loro provenienza africana («Mauri»). È curioso che Gregorio non abbia comunque citato il nome di Gereone.

Nel XIII secolo un monaco cistercense si cimentò poi nell’elaborazione di una dettagliata passio in cui sostenette il ritrovamento delle reliquie dei santi addirittura da parte dell’imperatrice Santa Elena, che edificò anche la primitiva chiesa in loro onore a Colonia.

In sostanza le uniche cose certe paiono essere quei pochi dettagli riportati dal nuovo martirologio, cioè la decapitazione a Colonia di San Gereone e di alcuni suoi compagni in epoca imprecisata.

Il presupposto che San Gereone e 318 suoi compagni abbiano militato nella Legione Tebea di origini egiziane, ha contribuito alla diffusione del loro culto anche presso la Chiesa Copta, come già detto per Urso e Vittore.

L’iconografia relativa ai Santi Gereone e compagni è solita presentarlo con tutti gli attributi tipici dei soldati tebei: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto.

L’Europa per rimanere cristiana non può non perseverare nella memoria e nel culto dei martiri che sin dai primi secoli hanno contribuito con il loro sangue ancor prima che con la loro parola ad evangelizzarla.

 

 

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