Nella magnifica cornice del Castello di Collegno e grazie all’ospitalità della famiglia dei Baroni Guidobono Cavalchini è stata allestita dal Coordinamento Sabaudo la mostra «Maria Adelaide d’Asburgo-Lorena. Un Angelo sul trono di Sardegna» in occasione del bicentenario della nascita dell’ultima Regina di Sardegna. L’inaugurazione si è tenuta il 15 maggio scorso.

 

 

Il Castello di Collegno venne edificato intorno al 1171 per volere del Beato Conte Umberto III di Savoia, il primo ad essere sepolto nel mausoleo di famiglia nell’Abbazia di Altacolba fatta costruire dal padre Amedeo III, il Crociato che perì a Nicosia. L’originario impianto comprendeva cinque torri a pianta circolare a cui si accedeva attraverso un ponte levatoio. Distrutto in gran parte nel corso del XIII secolo, fu ricostruito alla fine del secolo su commissione di Gugliemo VII di Monferrato. Il Duca di Savoia Carlo Emanuele I, fondatore della Basilica di Vicoforte, nel 1599 concesse il feudo a Giovanni Francesco Provana di Carignano, primo Conte di Provana di Collegno, suo figlio iniziò i lavori di ampliamento del castello, parte dei quali vennero realizzati dall’architetto Gaurino Guarini per essere poi ripresi, dopo un’interruzione dovuta alle guerre, da Filippo Juvarra dopo il 1720, e terminati dall’architetto Alberto Talucchi, che ridusse le dimensioni del progetto juvarriano pur rispettandone le indicazioni.

All’evento sono intervenuti il Sindaco di Collegno, Francesco Casciano, il Barone Guglielmo Guidobono Cavalchini, il Segretario Generale Internazionale dell’Associazione Regina Elena Domenico Iannetta, il delegato alle mostre del Coordinamento Sabaudo Pierangelo Calvo, il Vice presidente del Centro Studi Vittorio Emanuele II, Milo Ferrua e la presidente del Coordinamento Sabaudo, Maura Aimar.

Benché non si abbia una nutrita documentazione sulla biografia di Maria Adelaide d’Asburgo Lorena, nata a Milano il 3 giugno 1822 e scomparsa a Torino il 20 gennaio 1855, le notizie e i documenti reperiti sono stati sufficienti per realizzare una mostra interessante che ha messo in luce la splendida figura di una donna profondamente regale e profondamente cristiana. Chiamata in famiglia Adele, era figlia dell’arciduca Ranieri, viceré del Lombardo-Veneto, e di Maria Elisabetta, sorella del re di Sardegna Carlo Alberto. Trascorse l’infanzia fra Milano e Monza, dove risiedeva per lunghi periodi nella vitta reale a cui resterà molto legata, residenza che il marito Vittorio Emanuele donerà al loro primogenito Umberto per le nozze con Margherita.

Adelaide fece conoscenza del cugino Vittorio Emanuele per la prima volta nel parco del castello di Racconigi. Si sposarono nella magnifica Palazzina di Stupinigi il 12 aprile 1842. Dopo l’abdicazione Carlo Alberto, nel 1849, divenne Regina di Sardegna. Il marito, che usava chiamarla «Suzi» o «Suzette», mandola e stimandola molto, la tradiva spesso e volentieri, in particolare con l’amante fissa Rosa Vercellana, sua futura moglie morganatica. La Regina, di grande pietà cattolica sopportava nella preghiera, nella dedizione all’educazione dei figli e nella carità.

Fu madre di ben otto figli[1], ma queste gravidanze fiaccarono il suo delicato fisico, perciò soggiornava di tanto in tanto al mare della Spezia nell’albergo Croce di Malta. Molto affiata con la suocera Maria Teresa d’Asburgo-Toscana, esse trascorrevano insieme molto tempo al Santuario della Consolata di Torino, dove oggi possiamo ammirare il monumento in marmo di Carrara dello scultore Vincenzo Vela dedicato a loro, consorti di Carlo Alberto e Vittorio Emanuele, entrambe molto devote e molto preoccupate delle sorti della Chiesa minacciata dagli spiriti liberali e massonici, preoccupazione nutrita anche dalla figlia di Adelaide e Vittorio Emanuele II, la serva di Dio Maria Clotilde di Savoia, candidata all’onore degli altari, che scrisse lettere d’affetto e nel contempo di sollecito e accorato avvertimento per le sorti della Chiesa al padre.

Maria Adelaide, reduce di una drammatica gravidanza, morì prematuramente a soli 33 anni a causa di una gastroenterite che si palesò il 16 gennaio 1855 mentre si trovava in carrozza e stava rientrando a Palazzo reale dopo aver assistito al funerale dell’amata suocera.

Il suo funerale fu celebrato nella chiesa di San Lorenzo ed è stata sepolta nella basilica di Superga. La mostra del Castello di Collegno le rende onore, non solo per la sua bellezza e finezza d’animo, ma anche per il suo grande esempio di bontà, di generosità, di pazienza, di perdono e di femminilità vissuta non solo per il bene altrui, ma addirittura per la santificazione del prossimo, un carattere molto peculiare e presente nella dinastia sabauda.

 

[1] Maria Clotilde, Umberto, Amedeo, Oddone Eugenio, Maria Pia, Carlo Alberto, Vittorio Emanuele e il secondo Vittorio Emanuele.

 

 

 

 

 

 

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