Una mostra a Torino sulle Madame reali Cristina e Giovanna Battista

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Parigi diede i natali a entrambe le Madame Reali che, suocera e nuora, ressero le sorti del Ducato Sabaudo per conto dei figli troppo giovani. Palazzo Madama a Torino, che dalla seconda Madama Reale prende il nome, ospita fino 6 maggio 2019 la mostra Madame Reali. Cultura e potere da Parigi a Torino: Cristina di Francia e Giovanna Battista di Savoia-Nemours. Dipinti, arredi e cimeli religiosi documentano la vita di due donne “forti”, profondamente religiose, in un lungo arco temporale che portò grandi trasformazioni. Cristina di Francia giunse a Torino nel 1619, la nuora Giovanna Battista vi morì nel 1724.

Negli splendidi ambienti in cui le due sovrane vissero, sono esposte opere provenienti da importanti musei italiani e stranieri, tra gli artisti Frans Pourbus, Giovanna Garzoni, Charles Dauphin. In mostra anche un ritratto di santa Teresa e uno della beata torinese Maria degli Angeli (Marianna Fontanella), insieme a cappa, velo e rosario di quest’ultima, prova del profondo legame di entrambe le sovrane con l’Ordine carmelitano.

Cristina di Francia, terzogenita di Enrico IV re di Francia e di Maria de’ Medici, a soli dodici anni fu promessa in sposa al principe di Piemonte Vittorio Amedeo I, figlio di Carlo Emanuele I: un patto politico per contrastare la Spagna. Mentre imperversava la terribile pestilenza di manzoniana memoria, in quei decenni contribuiva a seminare morte proprio la guerra franco-spagnola. Giovane vedova, Cristina divenne reggente del ducato, subito contestata dai cognati Maurizio e Tommaso. Fu guerra civile che Cristina vinse. Governò quindi dando un’impronta personale allo sviluppo del Paese, notevole fu anche l’attività urbanistica secondo un gusto tipicamente francese. Cristina favorì l’insediamento nel suo regno di numerosi ordini religiosi: i Carmelitani scalzi, i Minimi di San Francesco da Paola, le Cappuccine, le Visitandine e le Carmelitane Scalze. Annesso al convento di queste ultime fece costruire un appartamento, fuori dalla clausura, in cui amava trascorrere giornate dedicate alla preghiera. Morì nel 1663, dopo aver disposto di essere sepolta nella cripta della chiesa di Santa Cristina, nell’attuale piazza San Carlo, vestita con l’umile abito delle carmelitane.

La nuora Giovanna Battista di Savoia Nemours, nata nel 1644, educata in un collegio di Visitandine e poi alla corte di Luigi XIV, dopo due tentativi di “matrimonio politico” con Carlo Emanuele II di Savoia e con Carlo di Lorena, poté sposare il primo quando questi rimase precocemente vedovo. Il matrimonio ebbe il “benestare” di Luigi XIV che voleva una principessa francese a Torino. Nel 1675 anche Giovanna Battista rimase vedova e a trentuno anni si trovò a governare lo Stato sabaudo. A sua volta tentò un matrimonio per il figlio Vittorio Amedeo con la cugina erede al trono del Portogallo, ma Luigi XIV, nel frattempo, aveva deciso di fargli sposare la nipote Anna d’Orléans.

Giovanna Battista fu sovrana ambiziosa, colta e raffinata, patrocinò artisti e letterati: al suo governo si deve l’edificazione del grande ospedale di San Giovanni Battista e la “ristrutturazione” barocca dell’antico santuario della Consolata, affidata a Guarino Guarini. Il figlio Vittorio Amedeo II, salito al potere nel marzo 1684, concesse alla madre di mantenere una propria corte.

Davvero intenso e lungo negli anni fu il rapporto tra Giovanna Battista e la beata Maria degli Angeli. Giovanna Battista al monastero di Santa Cristina era di casa: nell’appartamento voluto dalla suocera si ritirava anche lei con regolarità a pregare. Forte del prestigio di cui godeva, madre Maria fece giungere aiuti economici a poveri e ammalati. A lei Giovanna Battista e la nuora Anna si rivolgevano per avere conforto e consigli spirituali. Nel 1695, per ottenere la pace, Maria degli Angeli chiese che la città eleggesse compatrono san Giuseppe. La predizione si avverò: il 29 agosto 1696 fu firmata la pace con Luigi XIV. Nel settembre 1698, la municipalità commissionò a Daniel Seiter, a qui tempi a Roma, un grande quadro raffigurante il Patrocinio del Santo.

Alla beata si chiese, inoltre, di pregare per la nascita dell’erede al trono. Le preghiere furono esaudite: nacquero due fratelli a distanza di pochi anni. Il primo morirà quindicenne, il secondo regnerà per ben 43 anni. Giovanna Battista favorì la fondazione nel 1703 di un nuovo Carmelo a Moncalieri, tanto desiderato dalla Carmelitana. Tre anni più tardi, durante il terribile assedio dei francesi a Torino, Maria degli Angeli fu “faro spirituale” della città insieme al beato oratoriano Sebastiano Valfrè.

Rassicurata dalla Vergine Maria con due visioni, esortò alla resistenza prevedendo la vittoria. Giovanna Battista fu testimone al processo di beatificazione di Maria degli Angeli, dichiarando: «Hebbimo la ventura di praticare continuamente la serva del Signore, et a misura che godemmo di sua santa esemplare conversazione, crebbe in noi sempre più il concetto della sua eminente perfezione e singolare santità… haveva lo spirito vivo, penetrante e capace di qualunque intelligenza… si ammirava in lei una modestia angelica, una mansuetudine singolare e una tranquillità d’animo si costante e serena che bastava il vederla per essere edificati e consolati». Giovanna Battista morì ottantenne, venne sepolta con l’abito carmelitano, disponendo che presso Santa Cristina fosse conservato il suo cuore.

 

 

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