Interno del Santuario della Bozzola

 

Chi volesse avvicinarsi alla conoscenza di questo interessante Santuario attraverso l’accesso al suo sito INTERNET ufficiale, rischierebbe francamente di chiudere subito l’argomento e scappare a gambe levate verso altri lidi. A parte il sottofondo musicale che riproduce, con arrangiamenti e storpiature rock, l’antico inno della «Regina della Lomellina», tutto il contenuto delle pagine WEB trasuda di un attivismo carismatico unito ad un impegno sociale, forse senz’altro buono, ma che lascia ben poco spazio alla devozione autentica ed alla spiritualità mariana. Ma per fortuna la storia di questo luogo è molto lunga ed esistono anche altre fonti di informazione. La Madonna della Bozzola, nel comune di Garlasco, provincia di Pavia e diocesi di Vigevano, resta, dunque, ancora lì ad attendere i numerosi pellegrini che ogni anno accorrono, anche da lontano, ad impetrarne il patrocinio.

Innanzitutto, alcune notizie geografiche e toponomastiche. Come si accennava, ci troviamo nella regione storica della «Lomellina», un territorio di verdi colline che prosegue fisicamente in Lombardia i rilievi piemontesi del Monferrato. L’ambiente è rurale e numerose sono ancor oggi le antiche testimonianze della fede profonda di queste genti. Il curioso appellativo di «bozzola» pare derivi da una espressione dialettale che indica la pianta di biancospino di cui è ricca la zona.

 

L’AFFRESCO DI AGOSTINO DA PAVIA

Come in tante storie analoghe, anche la vicenda di questo importante santuario nasce da un precedente pilone votivo, che sicuramente preesisteva sul luogo da tempo immemorabile.

Questo atteggiamento materno della Madonna dimostra certamente come Ella tenga in considerazione ogni gesto, ogni segno, anche piccolo, della nostra devozione. Sembra quasi che la Santa Vergine ci voglia incoraggiare a fare quello che ognuno di noi può realizzare, pur se con le sue deboli forze, per dimostrarLe amore e pietà filiale. Ci penserà poi Lei a far sviluppare il piccolo seme, rendendolo un grande albero pieno di frutti!

La storia, secondo la tradizione, inizia nel 1456. Vicino al pilone scorreva allora il fiume Ticino, il cui letto oggi appare deviato di alcune centinaia di metri. Agostino Vaprio da Pavia, giovane pittore che più tardi ritroveremo nel cenacolo artistico di Leonardo da Vinci (1452-1519) a Milano, guadò il fiume in groppa al suo cavallo. L’animale, però, cadde in una buca dove la corrente impetuosa faceva mulinello. Vistosi a rischio di annegamento, Agostino invocò spaventato il santo nome di Maria.  Giunto con grande fatica sull’altra riva, si trovò di fronte alla piccola santella[1]. Riconoscente per lo scampato grave pericolo il pittore decise quindi, seduta stante, di affrescare la parete interna del pilone, lasciando una sorta di ex-voto a perenne memoria dell’accaduto.

Questo affresco si è conservato fino ad oggi, nonostante le forti infiltrazioni di umidità e i numerosi restauri che molto spesso, invece di aiutarne la manutenzione, rischiarono di rovinarlo definitivamente. Nel 1851, tra l’altro, il pittore garlaschese Francesco Sampietro (1815-1892) fu incaricato di dipingere una copia su tela che venne affissa sopra l’originale considerato irrimediabilmente deteriorato. Nel 1900, invece, si decise di rimuovere il quadro e, sotto di esso, riapparve la pittura muraria di Agostino che venne restaurata e definitivamente riportata il più possibile vicino a quella antica nel 1983.

La Madonna appare assisa in trono, con la mano sinistra regge il bambino in piedi sulle sue ginocchia e con la destra sfoglia un libro. Il manto della Vergine appare rosso bordato di verde. Il velo sembra fissato sotto il collo e tenuto fermo da un dito del piccolo Gesù.

 

L’APPARIZIONE

Qualche anno dopo avvenne, però, il fatto miracoloso più importante della Bozzola. Non ne conosciamo il giorno e l’anno ma, da alcuni elementi, si può ragionevolmente collocarlo fra il 1460 e il 1465.

Maria era una giovane pastorella sordo-muta. L’udito e, di conseguenza la parola, le erano venute meno per il grande spavento vissuto in tenera età quando, una banda di soldati aveva fatto irruzione nella sua casa facendo strage di tutti i familiari. Come ogni giorno, la fanciulla conduceva al pascolo gli armenti; vedendo però il cielo rabbuiarsi ed avvicinarsi un temporale, Maria si rifugiò sotto il pilone affrescato. Era circa mezzogiorno. Improvvisamente le si para davanti una grande luce dalla quale, poco dopo, emerge la figura della Madre di Dio. La giovane è dapprima spaventata, ma, ben presto, l’apparizione le rivolge le seguenti parole che ci sono state esattamente tramandate:

«Maria Benedetta! Vai a dire alla gente di Garlasco che voglio qui un Santuario a protezione di tutta la Lomellina. Saranno tante le grazie che io farò in questo luogo dove i miei figli sperimenteranno i tesori delle mie misericordie. Come segno che ti sono apparsa tu hai già udito il mio messaggio. Ora lo porterai alla gente di Garlasco».

Dopo aver pronunciato queste parole, la Santa Vergine si sollevò dal cespuglio di biancospino su cui era apparsa, e lentamente sparì dalla vista di Maria. Ella, ancora scossa, ma animata da una gioia soprannaturale, tornò subito in paese. Grande fu, naturalmente, la sorpresa dei concittadini quando sentirono la pastorella, che sapevano sordo-muta, riferire con la propria voce le parole udite nel corso dell’apparizione. Da quel momento, seguendo l’indicazione della Madonna, iniziarono anche loro a chiamarla Maria Benedetta.

Dopo lo straordinario episodio ora narrato, ben poco si sa della vita della veggente. Alcune fonti riferiscono che trascorse il resto della sua vita in un convento di clausura fondato dalle monache Vallombrosane presso la cascina Veronica, sulle rive del torrente Terdoppio. In ogni caso l’esistenza di questa umile pastorella proseguì nel nascondimento e quasi nell’anonimato. Questo è e rimane senza dubbio uno dei principali segni di credibilità di tutti i veri veggenti della storia.

 

IL SANTUARIO

All’indomani di questi fatti miracolosi, il Comune di Garlasco si attivò allo scopo di soddisfare quanto prima il desiderio espresso dalla Madonna. La Chiesa, nella seconda metà del XV secolo, viveva senza dubbio un momento di profonda crisi ma, evidentemente, un senso di sincera Fede continuava a pervadere le persone semplici ed anche la classe dirigente della società civile ai livelli medi e bassi.

Subito venne, pertanto, edificata una cappella, che rimase sempre di proprietà comunale, grande sembra poco più dell’attuale presbiterio e ruotata di 90 gradi rispetto al Santuario che conosciamo. Le visite pastorali dei Vescovi di Pavia ci descrivono questa prima costruzione come dignitosa e ben ornata. L’antico pilone venne inglobato nell’altare di destra della chiesetta.

Nel 1613, sempre a seguito di pubblica sottoscrizione fra i garlaschesi, si avviano importanti lavori di ampliamento nel corso dei quali viene anche mutato l’orientamento del tempio. Anche i feudatari della famiglia Castiglioni partecipano generosamente alle spese. La torre campanaria viene terminata nel 1662.  Altri ingrandimenti ed abbellimenti, fra cui l’innalzamento della volta del presbiterio e la bella cupola ottagonale, vennero posti in essere nel XVIII secolo. Nel XIX, invece, si allungò la navata e infine, agli inizi del ‘900, si costruì la caratteristica facciata che ancor oggi fa bella mostra di sé.

Ogni secolo, dunque, ha lasciato la sua traccia in questa opera corale di devozione verso la Santa Vergine. Risulta, infatti, davvero commovente analizzare e seguire tale ininterrotta manifestazione di amore verso la Madre di Dio che un intero paese ha voluto costantemente testimoniare nel corso della sua storia.

Quasi a coronamento di questo secolare lavoro di continua costruzione ed abbellimento arriverà, nel 1927, il riconoscimento per il Santuario del titolo di Basilica Minore, e l’8 settembre 1931, nel XV centenario della proclamazione del dogma della Divina Maternità di Maria, la solenne incoronazione del simulacro effettuata da Monsignor Giacinto Scapardini (1861-1937), Vescovo di Vigevano. La giurisdizione ecclesiastica sulla Bozzola, infatti, passò a quest’ultima Diocesi nel 1817, data di erezione della nuova Diocesi stessa.

L’amore dei garlaschesi per la propria Patrona emerge anche, come in tanti altri Santuari, dal gran numero di ex-voto custoditi all’interno dell’apposita galleria ad essi dedicata. Tutti noi, pellegrini in questo santo luogo, non possiamo che unirci a questo profluvio di preghiere nella speranza che Maria, qui come altrove, torni presto ad essere onorata da tutti i suoi figli.

 

 

[1] Un particolare tipo di edicola votiva, diffusa nel Nord Italia.

 

 

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