Sabato 15 ottobre, a Ceresole Reale, nel Grand Hotel, si è svolta la ventunesima edizione del concorso letterario Enrico Trione, Una fiaba per la montagna, indetto e organizzato dall’Associazione ‘L Péilacan, presieduta da Michele Nastro. Il Premio ha coinvolto alunni delle scuole elementari e delle medie; infatti sono stati premiati non solo adulti, ma anche bambini.

L’oggetto del Premio è, appunto, il ventunesimo volume della collana Una fiaba per la montagna, dove sono state raccolte tutte le favole scritte dai partecipanti al concorso letterario, e illustrate dai magnifici disegni di Gianfranco Schiavino. Ogni anno si sceglie un tema specifico e per l’anno in corso l’attenzione è caduta su l’Orso e lo Stambecco. La scelta non è avvenuta a caso, ma si rifà ad una ricorrenza precisa. L’Orso e lo Stambecco rappresentano due parchi molto importanti per il nostro Paese: lo Stambecco il Parco Nazionale del Gran Paradiso e l’Orso il Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, e quest’anno entrambi i parchi festeggiano il loro centesimo anniversario.

Nella nostra epoca, spesso si tende a dire che la fiaba è un argomento che può interessare unicamente i bambini, o peggio, che è un genere letterario surclassato, obsoleto, se non addirittura inutile. La collana dei volumi di Una fiaba per la montagna è una chiara testimonianza di quanto tali affermazioni siano false.

Nel corso della storia si è sempre cercato un modo per esprimere e comunicare un messaggio attraverso la fantasia e l’uomo ha trovato metodi diversi per raggiungere questo scopo. È dalla notte dei tempi che l’uomo usa la sua creatività per raccontare oralmente storie fantastiche che vogliono rappresentare la realtà. È proprio la creatività a produrre narrativa di carattere anche pedagogico, sia essa orale oppure scritta. È proprio grazie anche al racconto se le persone riescono ad apprende cose essenziali della vita, soprattutto nella prima infanzia. Mentre nella giovinezza e nell’età adulta il mondo magico delle fiabe può aiutare a riflettere, a leggere attraverso i simboli le verità filosofiche dell’esistenza, ad ispezionare angoli altrimenti ignorati.

Il concorso letterario Enrico Trione Una fiaba per la montagna permette di riscoprire quel mondo che tende a perdersi nei giorni nostri. È bello constatare quante persone siano ancora interessate alle fiabe, come è incredibile quanto ognuna di esse siano originali, ognuna con il proprio messaggio o la propria morale.

Il libro è suddiviso in cinque sezioni:

  • Sezione I – Fiabe in lingua italiana
  • Sezione II – Scuole elementari e medie del Parco Nazionale Gran Paradiso e Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise
  • Sezione III – Giovanile
  • Sezione IV – Fiabe in lingua piemontese
  • Sezione V – Fiabe in lingua francoprovenzale

Sebbene si noti in ciascuna delle fiabe pubblicate nel volume un linguaggio inevitabilmente moderno, si evidenzia la ricerca e la cura con cui sono state scritte. Tuttavia, si nota maggiore fedeltà di linguaggio verso la fiaba tradizionale nella scrittura dei bambini, piuttosto che negli adulti. Questo particolare è molto interessante, anche perché è sulla nostra cultura e la nostra storia che i fanciulli e i giovani si formano e non c’è ragione per cui non debbano mantenere uno stile che richiami il loro passato, che è dentro le loro corde identitarie. Come disse il celebre pittore Salvador Dalì (1904-1989): «Non preoccuparti di essere moderno. Sfortunatamente è la sola cosa che, qualsiasi cosa tu faccia, non potrai evitare».

A proposito di cultura, è a dir poco lodevole e straordinario vedere come questo concorso contribuisca nel ricordare, conseguentemente preservare, lingue locali. C’è da riconoscere che è difficile, almeno per la maggior parte delle persone, leggere una storia che è stata scritta interamente in piemontese o in francoprovenzale. Ma anche qui si presenta un’occasione per riscoprire il nostro passato, oltre all’opportunità per riavvicinarci ai nostri “nonni”, ai nostri avi. Ovviamente, per chi non conosce il piemontese o il francoprovenzale è quasi impossibile leggere la favola da solo; c’è bisogno di qualcuno che conosca la lingua in questione e, siccome un tempo idiomi e dialetti venivano parlati con maggiore frequenza rispetto alle ultime generazioni è un bene ricorrere a nonni e bisnonni – in virtù anche del fatto che l’età media di vita si è innalzata – per avvicinare questa tipologia di storie ai loro nipotini, trasmettendo così un patrimonio prezioso appartenente alle nostre terre. Cosa  che dovrebbe essere del tutto naturale, ma anche questo tende a perdersi oggi giorno: genitori che non vogliono “perdere tempo” a leggere fiabe ai loro bambini, disinteresse alle tradizioni di famiglia, preferenze al video piuttosto che alla carta…

Questo libro è una chiara prova di quanto le fiabe siano fondamentali per la crescita e il sapere dell’uomo, ma anche di quanto ci sia ancora un profondo interesse per esse, che solo mediaticamente tende ad essere nascosto. Eppure e fortunatamente ci sono progetti come Una fiaba per la montagna che aiutano a far uscire tale interesse al fine di riscoprire quanto possa essere utile, piacevole e bello un piccolo, semplice, ma saggio racconto, per continuare con vigore, buon senso e serenità quel lungo e fantastico viaggio che si chiama Vita.

 

 

 

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