El Greco, Il martirio di San Maurizio, olio su tela, 1580-1582, (448 x 301),

Monastero San Lorenzo de El Escorial, Madrid

 

Il Martyrologium Romanum cita il 22 settembre i santi Maurizio, Candido, Essuperio, che con i soldati loro compagni ed il veterano Vittore affrontarono il martirio in odio alla loro fede. Tuttavia in diversi calendari liturgici diocesani, come è accaduto nel Novecento per molti altri Santi, questi martiri sono stati radiati. Per meglio comprendere l’origine del culto di questi intrepidi testimoni della fede cristiana, semi sparsi nel cuore dell’Europa, occorre però ripercorrere brevemente la vicenda della celebre Legione Tebea di cui fecero parte ed alla quale la pietà popolare ha riservato per secoli una particolare devozione.

La fonte principale e storicamente più attendibile pervenutaci circa San Maurizio ed i suoi compagni è costituita dalla Passio martyrum Acaunensium attribuita a Sant’Eucherio di Lione. La versione che ci è stata tramandata risale solo al IX secolo, ma il santo Vescovo lionese citava già la sua opera in una lettera indirizzata al Vescovo Salvio verso il 440, affermando che a quel tempo la tradizione orale in merito era già attestata da almeno un secolo.

Lo studioso tedesco D. Van Berchem negli anni ’40 del XX secolo esaminò l’antica passio, giungendo alla conclusione che la fonte del racconto orale fosse San Teodoro (detto anche Teodulo) di Octoduro, primo Vescovo del cantone svizzero del Vallese nel IV secolo. Van Berchem, come altri storiografi positivisti fecero esaminando antichi testi agiografici e pure gli stessi testi evangelici, mise in dubbio la veridicità in base alla quale Maurizio fu martirizzato con i suoi soldati, dubitando sia che fossero tebani, sia che costituissero una vera e propria legione. Purtroppo molti intellettuali del Novecento hanno messo in dubbio la trasmissione della tradizione della Chiesa.

Secondo la narrazione di Eucherio, l’Imperatore romano Massimiano guidò un esercito per contrastare una rivolta fomentata da un gruppo di galli, i bagaudi, e giunto nei pressi di Octodurum (odierna città svizzera di Martygny), oltre il passo alpino del Gran San Bernardo, diede ordine ai suoi uomini di compiere un sacrificio in onore degli dei per impetrare da loro il successo della spedizione in corso.

Un’unità dell’esercito imperiale era appunto la famigerata Legione Tebea, i cui membri, come dice il nome, erano stati reclutati nell’Egitto settentrionale ed erano di religione cristiana. Questi valorosi seguaci di Cristo, senza eccezioni, rifiutarono fermamente di sacrificare a degli dei pagani in cui non credevano e si ritirarono dunque nella vicina Agaunum (odierna Saint-Maurice-en-Valais), guidati dal loro primicerius e portavoce Maurizio. L’Imperatore li invitò ripetutamente invano a tornare sui loro passi ed infine ordinò la loro decimazione. Ma i soldati, incoraggiati da Maurizio e dagli altri ufficiali, furono irremovibili dalla loro decisione sino alla fine. Conclusasi tale violenta persecuzione, pare fossero stati uccisi ben 6600 (o secondo alcune fonti 6666) soldati. Il Martyrologium Romanum, come detto, nella sua ultima edizione si limita a citare esplicitamente i nomi di Maurizio, Candido, Essuperio e del veterano Vittore, quest’ultimo forse proveniente da un’altra legione, ma ucciso anch’egli in quanto dichiaratosi cristiano.
Maurizio ed i suoi compagni avevano comunque scritto all’Imperatore una lettera onde spiegargli le valide motivazioni della loro ribellione:

«Siamo tuoi soldati, ma anche servi di Dio, cosa che noi riconosciamo francamente. A te dobbiamo il servizio militare, a lui l’integrità e la salute, da te abbiamo percepito il salario, da lui il principio della vita […]. Metteremo le nostre mani contro qualunque nemico, ma non le macchieremo col sangue degli innocenti […]. Noi facciamo professione di fede in Dio Padre Creatore di tutte le cose e crediamo che suo Figlio Gesù Cristo sia Dio. Siamo stati spruzzati dal sangue dei nostri fratelli e commilitoni, ma non ci affliggemmo, alzammo le nostre lodi perché erano stati ritenuti degni dipartire per il loro Signore Dio. Ecco deponiamo le armi […]preferiamo morire innocenti che uccidere e vivere colpevoli[…] non neghiamo di essere cristiani […]perciò non possiamo perseguitare i cristiani».

Assai probabilmente Eucherio inventò le parole con cui i candidati al martirio espressero le loro rimostranze, affermando che rifiutarono di uccidere dei cristiani che in realtà non erano nemici dell’autorità imperiale e non menzionando i bagaudi. Inoltre la “passio” più tardiva aggiunse al gruppo i nomi di Innocenzo e Vitale, in quanto i loro corpi vennero rinvenuti dopo secoli nella vallata del Rodano. Comunque, anche se i numeri citati paiono esagerati ed alcuni dettagli della leggenda furono aggiunti nel V secolo, sembra effettivamente essersi verificato un effettivo spargimento di sangue cristiano alla base della tradizione.

Il culto nei confronti dei martiri risalirebbe dunque al IV secolo, durante il quale San Teodulo fece edificare la basilica ancora oggi esistente per ospitarne le reliquie. In occasione della visita di San Martino di Tours si verificò un evento miracoloso: la terra iniziò a trasudare sangue indicano così il luogo ove riposavano i santi resti sulle rive del Rodano ed egli lo raccolse in appositi vasetti per distribuirlo in diverse chiese. Eucherio ricorda che «molti giungevano da diverse province per onorare devotamente questi santi, e offrire dono d’oro, d’argento, e altri oggetti», oggi conservati nel piccolo museo adiacente la basilica, a Brzeg in Polonia ed a Torino.

La chiesa costruita presso Agaunum divenne successivamente il nucleo di un’abbazia, grazie al Re burgundo San Sigismondo, la prima in Occidente a recitare l’Ufficio divino per l’intera giornata, grazie ad un ciclo di cori. Oggi è affidata ai Canonici Regolari di San Maurizio, che annualmente ogni 22 settembre organizzano la processione con le reliquie per le strade del paese.
Il culto nei confronti di San Maurizio si diffuse molto, in particolar modo nei territori sabaudi.
Per secoli santuario nazionale del regno burgundo, l’antica Agaunum divenne con l’avvento di Casa Savoia, che conquistò per un certo periodo il Vallese occidentale, al centro della devozione dei popoli governati dalla dinastia sabauda. Questo particolare legame tra San Maurizio ed il nobile casato culminò nel 1434 con la fondazione da parte del duca Amedeo VIII (poi antipapa con il nome di Felice V) di un ordine cavalleresco a lui dedicato.
Nel 1572 Emanuele Filiberto lo trasformò poi nell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Il duca fece inoltre traslare da Saint-Maurice a Torino parte delle reliquie del capitano della Legione Tebea, nonché la sua spada, la croce e l’anello, transitando per Aosta, Ivrea e Chivasso. Oggi riposano ancora nella torinese Cappella della Sindone, adiacente alla Cattedrale, e sino alla riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II la teca contenente le reliquie del soldato veniva esposta alla venerazione dei fedeli ogni 15 gennaio, anniversario della traslazione. Un importante viale di Torino, adiacente ai Giardini Reali, porta ancora oggi il nome di Corso San Maurizio.

 

                   Jacopo da Pontormo, Diecimila martiri, olio su tavola, 1529-1530 ca.,(65 x 73),                       Galleria Palatina, Firenze

 

San Maurizio è oggi considerato innanzitutto quale patrono di Casa Savoia e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, ma anch edi altri ordini cavallereschi quale quello del Toson d’Oro di Spagna e Austria. Inoltre sotto il patronato del santo sono posti i soldati, in particolare degli Alpini, delle Guardie Svizzere e dell’Esercito Francese Alpino.
Le chiese in onore di San Maurizio iniziarono a pullulare in Valle d’Aosta, Piemonte, Francia, Germania e Svizzera. In quest’ultima nazione gli fu intitolata nella zona tedesca la città di St-Moritz, otto città inglesi, cinquantadue in Francia tra cui la più celebre è Bourg-Saint-Maurice in Savoia, in Piemonte San Maurizio Canavese, nonché San Maurizio di Opaglio nel novarese, dove il santo e la sua legione sarebbero transitati, ed infine in Liguria il comune di Porto Maurizio.

L’iconografia relativa a San Maurizio ed ai legionari tebei in genere è solita presentarli con tutti gli attributi tipici dei soldati martiri: la palma del martirio, la spada, lo stendardo con croce rossa in campo bianco e la Croce Mauriziana, cioè trilobata, sul petto. Non mancano le loro raffigurazioni equestri. Spesso possono essere presentati con la carnagione scura, a ricordo della loro provenienza africana.
Un dipinto conservato alla National Gallery di Londra, del Maestro di Liesborn, lo ritrae cavaliere con il Papa San Gregorio Magno e Sant’Agostino d’Ippona. L’opera più splendida è però la scena del martirio di El Greco, conservata all’Escorial nei pressi di Madrid.

Il cuore dell’Europa è costellato di santuari dedicati ad altri martiri che secondo la tradizione riuscirono a scampare all’eccidio, ma vennero in seguito martirizzati nei territori circostanti. Questi luoghi hanno a lungo caratterizzato la spiritualità di varie regioni europee e potranno essere in futuro oggetto di approfondimenti su queste colonne.

 

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2 commenti su “L’Europa è irrorata dal sangue benedetto della Legione Tebea”

  1. Bourg Saint Maurice, essendo in Savoia, si trova in Francia solo amministrativamente, ma in realtà appartiene agli antichi stati sabaudi. Ricordo ancora, en passant, che a Torino uno tra gli ospedali più famosi è il Mauriziano, così come la palazzina di caccia (e le cascine ad essa adiacenti) di Stupinigi appartiene all’Ordine Mauriziano.
    Grazie per le preziose informazioni che, relativamente alla Legione Tebea, spero verranno presto ampliate con ulteriori notizie su altri SS Martiri appartenenti, almeno secondo tradizione, al medesimo reparto militare romano e il cui culto è ancora molto vivo in Piemonte.

  2. Bourg Saint Maurice, essendo in Savoia, si trova in Francia solo amministrativamente, ma appartiene agli antichi stati sabaudi.
    Grazie per le preziose informazioni, che spero saranno seguite da ulteriori su altri SS Martiri appartenenti, almeno secondo tradizione, alla Legione Tebea ed il cui culto in Piemonte è ancora molto vivo.
    Ricordo poi, en passant, che uno dei maggiori ospedali torinesi è il Mauriziano e che anche la palazzina di caccia (con le cascine ad essa adiacenti) di Stupinigi appartiene all’Ordine Mauriziano.

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