A nord di Oyace, sulla sommità di un massiccio roccioso a strapiombo su torrente, domina la Valpelline un’antica torre ottagonale. La gente del posto ne va fiera e non manca di vantare, con l’aria salubre e la buona acqua del paese, anche la vista della Tornalla.

Nel castello, di cui una volta faceva parte la torre, viveva, sposata ad un signore violento e senza cuore, una dama tutta grazia e bontà, che dedicava ogni ora libera della sua giornata ad alleviare le pene di chi soffriva in miseria.

E la miseria era tanta, a quel tempo, perché ai saccheggi ed alle stragi della guerra, che aveva colmato la valle di rovine e di pianti, erano seguite la carestia e la fame.

La buona dama della Tornalla visitava ogni giorno le più umili case, con le sue stesse mani prestando cure ai malati e sovveniva alle necessità dei paesani, attingendo alle riserve del castello.

Quando se ne accorse, il signore si adirò grandemente con la moglie.

«Io esigo le decime, e voi le dissipate in elemosine. Dovrò, d’ora innanzi, vietarvi l’accesso a dispense e granai, perché con la vostra stoltezza finireste col mandarmi in rovina.».

Ogni provvista fu messa sottochiave, affinché nulla più uscisse dal castello, per andare a sfamare i contadini. Bastava, però, che quella pia signora posasse su un chiavistello la sua mano, perché le si spalancasse ogni porta; e quando aveva prelevato quanto occorreva a soddisfare le necessità dei suoi poveri, sacchi e cassoni tornavano prodigiosamente a riempirsi, sicché nessuno s’accorgeva di nulla.

Un giorno, però, mentre si avviava come al solito al paese, portando con sé un cestino di pani coperto da un telo, la dama s’imbatté nel suo sposo a cavallo che, gettata al canestro un’occhiata sospettosa, domandò: «Che cosa nasconde quel lino, madonna?».

«Rose, nient’altro che rose.» rispose lei con candida bugia.

«Buon per voi, se sono rose.» replicò in tono brusco il cavaliere; ed ordinò allo scudiero che l’accompagnava di togliere il telo dal cesto.

«Posso farlo io stessa» sorrise la buona signora, scoprendo il paniere che apparve agli occhi del conte pieno davvero di rose.

«Splendide!» esclamò sorpreso, perché mancavano due mesi a maggio e non gli era ancora accaduto di vedere alcun cespo fiorito «Se me ne date una, ne ornerò il cappello.».

«Permettete che ve l’appunti io.» disse la dama, sciogliendo il bocciolo più bello.

Più tardi, rientrando al castello, il cavaliere si accorse che non una rosa portava sul capo, ma una delle pagnottelle che la sua santa sposa distribuiva ogni giorno alla povera gente.

Folgorato dal miracolo, il signore della Tornalla cambiò vita. Assecondò da quel giorno la moglie in ogni opera pia e spesso l’accompagnò tra i più miseri, elargendo generose elemosine.

 

 

Oyace è paese della Valle d’Aosta, che ha solo 214 abitanti. È, inoltre il primo comune della val di Bionaz, che si divide dalla Valpelline a monte del capoluogo omonimo. Se vogliamo essere un po’ più precisi, Oyace sorge a 1377 m s.l.m. sulla destra orografica del torrente Buthier. Il suo panorama è a dir poco incantevole, come lo è, d’altro canto la sua storia; nella leggenda, si fa accenno alla Tornalla, ovvero ad una torre antica, di epoca medievale, collocata in zona strategica, per vegliare  a nord-ovest il villaggio di Crétaz di Oyace e dal lato sud-est il suggestivo orrido di Betenda, scavato dal torrente Buthier nei secoli.

Questa torre è stata testimone della bontà e della purezza di una delle sue numerose proprietarie, ovvero la protagonista della nostra storia. La signora di Oyace è senza dubbio un’ottimo esempio di donna: sensibile, altruista, riservata, fedele.

Oggigiorno ormai, fin da bambine, ci insegnano che, quando le cose vanno male, dobbiamo ribellarci con l’assoluta convinzione (o forse dovremmo dire «illusione»), di poter affrontare la vita da sole, senza l’intervento di uomini e, soprattutto, senza l’intervento di Dio.

Ma la buona signora di Oyace ci ha dato prova che non è con la ribellione, la rabbia, l’odio che si affronta la vita, ma con la serenità, la Fede e l’amore verso il prossimo, anche verso colui che fa cose malvagie, come il suo sposo. Non è stata con la ribellione che è riuscita a convincerlo a redimersi, ma con il suo amore, sorretto dalla Fede e simboleggiato da una rosa miracolosa.

Si dice che la vita per una donna non è facile, e nessuno sostiene il contrario. Tuttavia, se ella ha dei problemi con un uomo, non deve dimenticare che, affrontarli, deve solo pregare, sperare e amare, con prudenza e buon senso. Perché, se l’uomo è una pietra spinosa, allora la donna è l’acqua del fiume che, col tempo, la modella, fino a farla diventare tonta, liscia e indolore.

 

 

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