Ricorre quest’anno il quattrocentesimo anniversario della morte di San Francesco di Sales, la cui dottrina ha ispirato nel loro apostolato numerosi santi, primo tra tutti don Bosco che volle dedicargli la sua congregazione religiosa. Proprio a un giorno di distanza da don Bosco, morì a Torino una donna che pregando sulle tombe di Francesco di Sales e di Giovanna Francesca di Chantal, sentì che la sua opera sarebbe nata nella capitale piemontese.

Anna Michelotti nacque ad Annecy il 29 agosto 1843, nell’Alta Savoia, ai tempi territorio del Regno Sabaudo. Il padre era originario di Almese, paese poco distante da Torino, e morì in giovane età, lasciando la famiglia in completa miseria. La madre ebbe nella fede un fondamentale sostegno e la trasmise ad Annetta e al fratello Antonio. Basti citare che il giorno della Prima Comunione della futura beata, la condusse a far visita a un povero malato. Quel giorno nacque nel cuore della giovane un sentimento d’amore verso il prossimo che non avrà mai fine.

Annetta aveva quattordici anni quando insieme ai suoi si recò ad Almese per la prima volta, ospite dello zio canonico Michelotti. Visitarono il Santuario della Consolata dove pregò «con abbondanza di lacrime» la Vergine che le ottenesse la grazia di poter un giorno consacrarsi al Signore. Si stabilirono quindi a Lione e qualche anno dopo entrò nell’Istituto delle Suore di San Carlo, prima come educanda, poi come novizia. Ne uscì perché l’insegnamento non l’appagava. Il fratello entrò come novizio nell’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane, ma nel volgere di pochi anni morì. Orfana anche di madre, Anna restò sola al mondo. Fu assunta da un architetto per fare da istitutrice alle figlie, ma veniva additata come «la signorina dei malati poveri», perché appena poteva si metteva al loro servizio. Ad Annecy incontrò una certa suor Caterina, ex-novizia delle Suore di San Giuseppe, che aveva i suoi stessi desideri. Insieme diedero inizio, a Lione, a un’opera di assistenza privata dei malati poveri a domicilio e col permesso dell’Arcivescovo vestirono l’abito religioso con la professione temporanea. Scoppiò però la guerra tra Francia e Prussia nel 1870 e Anna, continuando a vestire l’abito religioso, tornò prima ad Annecy e poi ad Almese da cui si recava sovente a Torino. Appena possibile suor Caterina le chiese di tornare a Lione e di ricominciare come postulante: Anna accettò con umiltà, ma poi fu costretta ad abbandonare l’istituto per motivi di salute. Fu in quei giorni che pregando sulle tombe di Francesco di Sales e di Madre Chantal, sentì che la sua opera sarebbe nata al di là delle Alpi.

 

Casa Madre delle Povere Sorelle del Sacro Cuore di Gesù, Viale Catone 29 – Torino

 

A dorso di un mulo, nel settembre 1871, tornò a Torino, per trovare quindi alloggio a Moncalieri presso le signorine Lupis. Per un anno si recò ogni giorno a piedi in città alla ricerca di malati poveri da servire. Visitava sovente il Santuario della Consolata chiedendo al Signore di indicarle una forma di vita per consacrarsi interamente a Lui. Affittò poi a Torino una cameretta e per mantenersi iniziò a confezionale guanti. Alcune ragazze, attratte dal suo ideale di vita, iniziarono a seguirla formando una piccola comunità cui l’Arcivescovo Gastaldi, al principio del 1874, accordò che vestissero un abito religioso. La cerimonia si tenne nella chiesa di Santa Maria di Piazza, Anna prese il nome di Giovanna Francesca in onore dei fondatori dell’Ordine della Visitazione. Nacque così l’Istituto delle Piccole Serve del Sacro Cuore di Gesù che, oltre ai tre voti consueti, prevedeva l’assistenza domiciliare gratuita ai malati poveri. Da considerare che a quel tempo il sistema sanitario nazionale era un’utopia neppure immaginabile e quanti non potevano curarsi non di rado morivano di stenti.

Povertà, decessi e abbandoni di suore: gli inizi furono difficilissimi tanto che il superiore ecclesiastico e il medico della comunità consigliarono persino di chiudere l’istituto. A incoraggiare Madre Anna ci fu l’oratoriano padre Felice Carpignano, «il confessore dei santi nella Torino dell’Ottocento». Nell’appartamento affittato in Piazza Corpus Domini, a pochi passi dal luogo in cui nacque l’opera del Cottolengo, dove nel 1453 si era verificato il Miracolo Eucaristico di Torino, più di una volta fu udita esclamare, tra le lacrime: «Sono disposta, o mio caro Signore, a ricominciare l’opera tua anche cinquanta volte se fa bisogno, ma aiutami!». Il Signore l’ascoltò. Nel 1879 una benefattrice, venuta a conoscenza delle misere condizioni in cui vivevano le Piccole Serve, le ospitò in una villa della collina torinese, fino a quando nel 1882, le suore riuscirono ad acquistarne una propria, a Valsalice, che è oggi la Casa Madre della Congregazione.

Madre Anna divenne sempre più un riferimento: donna di intensa preghiera, non disdegnava di dormire a terra o su un sacco di paglia. Non si sottrasse alla pubblica questua, anche a costo di essere alle volte derisa. Diceva alle sue suore: «Se sbagliate, discendete di un gradino, se vi umiliate, ascendete di tre». Era a volte un po’ forte nel riprenderle, ma l’amavano perché sempre infondeva fiducia. Insieme leggevano e meditavano la Sacra Scrittura, con un desiderio sempre maggiore di servire nei poveri la persona di Cristo. Dalla Francia aveva portato una piccola statua della Madonna e ogni tanto, tenendola tra le braccia, la portava in processione per il giardino insieme alle suore. Per lunghi anni tenne sempre con sé un piccolo portaritratti con le immagini della Vergine Consolata e del Sacro Cuore. Era suo desiderio istituire un gruppo di suore adoratrici, ma non ne ebbe il permesso e così dispose che ogni suora facesse l’Adorazione quotidiana al SS. Sacramento. Prima di prendere una decisione importante chiedeva consiglio ai suoi amici sacerdoti e tra questi vi era anche San Giovanni Bosco. Intanto l’Istituto si espandeva, soprattutto in Lombardia.

Ancor giovane, sempre più spesso l’asma la costrinse a letto, mentre i modi risoluti divenivano invisi a un gruppo di suore anziane. Il 26 dicembre 1887 fu esonerata dalla carica di superiora. Accettò con umiltà e da quel giorno aumentarono i dolori. Col sorriso sulle labbra diceva: «Per Gesù ogni sacrificio è piccola cosa”, “Io sto per morire, ma voi non temete. Io continuerò ad aiutare e a dirigere le Piccole Serve del S. Cuore di Gesù e degli infermi poveri».

Morì il 1° febbraio 1888, poche ore prima, dopo ripetute insistenze, permise di farsi fotografare. Paolo VI l’ha beatificata nella solennità di Tutti i Santi del 1975, le sue reliquie sono venerate a Torino nella casa madre di Valsalice. Le sue figlie sono oggi attive anche in terra di missione, in particolare in Romania e in Madagascar.

 

 

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