Un unicum nella storia della chiesa e nella storia dell’arte, L’Abbazia greca di San Nilo a Grottaferrata (RM)

Sui colli di Tuscolo, nel luogo in cui si trovavano i ruderi di una villa romana, usata in epoca repubblicana come sepolcro e dal V secolo come oratorio cristiano, il monaco san Nilo da Rossano, fondò un Santuario nel 1004, consacrato 20 anni dopo nel 1024 dal suo discepolo san Bartolomeo. L’edificazione avvenne a motivo dell’apparizione della Madonna che chiedeva di erigere un tempio a Lei dedicato. Il luogo originario, per la presenza di finestre con doppia grata di ferro, era denominato Crypta ferrata, da qui il nome Grottaferrata, la graziosa cittadina dei Castelli Romani dove si trova il Monastero esarchico di Santa Maria di Grottaferrata, detto anche Abbazia greca di San Nilo.

Ad ora l’Abbazia è l’ultimo Monastero bizantino, un tempo erano diffusi in tutta l’Italia meridionale e anche a Roma. La sua unicità, inoltre, consiste nel fatto che sia stata fondata 50 anni prima dello scisma che portò alla separazione delle Chiese di Roma e Costantinopoli. La comunità dei Monaci Basiliani, da sempre qui presenti, è quindi in comunione con il Vescovo di Roma, pur conservando il rito Bizantino-greco e la tradizione monastica orientale delle origini.

Il complesso appare oggi come un imponente costruzione fortificata, i bastioni circolari e il palazzo dell’Abate Commendatario con la torre sono stati aggiunti nel XV secolo, addentrandoci nel grande portale di accesso alla cittadella, si ha l’impressione di fare un percorso a ritroso nel tempo, ed entrando nell’abbazia la sensazione è quella di un luogo speciale dove la Storia della cristianità si intreccia con la Storia dell’arte in modo evidente e significativo. L’interno della chiesa, originariamente in stile romanico, è stato trasformato via via nel corso dei secoli con l’avvicendarsi degli abati e dei gusti artistici.

Durante la liturgia bizantina, avvolti dai canti del coro e dalla straordinaria atmosfera di sacralità che da essa emana, ci si sente circondati da secoli di arte sacra, ognuna espressione del suo tempo, ma sempre in armonica convivenza.

Nel presbiterio al centro c’è l’Iconostasi in marmi pregiati e bronzo dorato (tipica delle chiese di rito orientale) progettata da Bernini e realizzata nel 1665 dal suo collaboratore Antonio Giorgetti, del quale è anche la cornice per l’icona quattrocentesca della Madre di Dio, la Theotokos, posta al centro, circondata da un coro di magnifici angeli.

Alzando gli occhi si fa un salto all’indietro di cinque secoli e ci si sente avvolti e rapiti dalla sintesi e dalla sinfonia di forme e colori del mosaico bizantino sull’arco trionfale risalente agli inizi XII secolo, o dalla porzione di affreschi databili XII/XIII secolo appena sopra, così belli che non si può non rimpiangere la magnificenza della Chiesa delle origini che ne era interamente ricoperta.

Alla destra della navata centrale c’è la Cappella Farnese dedicata ai santi Nilo e Bartolomeo, capolavoro giovanile di Domenichino, che ci riporta agli inizi del XVII secolo.

Uscendo si oltrepassa la porta speciosa, decorata a motivi floreali e animali sovrastata dal mosaico coevo della Deesis che ci restituisce l’atmosfera dell’arte medievale dell’XI secolo.

Secoli di storia intrecciati, una danza di stili e forme che rende questo luogo unico e di incomparabile peculiarità.

 

 

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1 commento su “L’Abbazia greca di San Nilo a Grottaferrata, unicum nella Storia della Chiesa e nella Storia dell’arte”

  1. Ho letto ed ammirato la foto dell’Abbazia di San Nilo. Ho visitato questa grandiosa e possente Abbazia, tre anni fa. Suggestiva e spiritualmente coinvolgente anche se man mano che mi avvicinavo mi pareva di trovarmi di fronte ad una Fortezza tipica del medioevo . Entrare all’interno e trovarsi un immenso piazzale era davvero come trovarsi di colpo in una realtà quasi fiabesca , solo che qui la fiaba ti racconta di spirito, di meditazione, di preghiera. Il canto dei sacerdoti durante la messa era senza alcun accompagnamento strumentale. Solo voce, voce vibrante, possente dalla melodia tipica del canto gregoriano! Era come tornare indietro nel tempo, immersa in quei suoni vocali che echeggiavano nella grande chiesa ampiandone il timpro e l’altezza. Grazie all’autore per aver commentato la bellezza artistica e storica di questo grande capolavoro architettonico.’ Ho rivissuto quei momenti di silenzio e di preghiera rivolta aSan Nilo.

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