Sempre più frequenti sono le aggressioni sia cristofobiche che mariofobiche, e come risposta dei cattolici all’orrenda blasfemia alla Madonna e violenta offesa nei confronti dei credenti di Santa Romana Chiesa che sono avvenute a Cremona lo scorso giugno durante un Gay pride a sostegno della comunità LGBTQ+, quando è stato portato in “processione” un manichino osceno camuffato da Maria Santissima, si è tenuta una grande processione a Reggio Emilia il 2 luglio (a partire dalle ore 18 in piazza Duca d’Aosta, Porta Santo Stefano), che ha contato fra i 300 e i 400 partecipanti. L’indignazione emersa da alcune voci isolate è divenuta un’ampia azione di riparazione per la blasfemia e profanazione che si erano pubblicamente e sfacciatamente commesse.

È interessante osservare come, grazie a nuove generazioni sempre più consce della devastazione antiumana, spirituale ed etica occidentale, la fondamentalità della militanza sia per la difesa della Vita (pensiamo ai tanti comitati pro life che si sono formati e sviluppati), sia per la difesa della Fede. La milizia del bene (i cori angelici del Dottore della Chiesa non è solo celeste, ma anche terrena.

Non c’è nulla di meglio, come antidoto alle offese contro la religione, le quali vanno ad ad attaccare e assalire la sfera trascendente e l’anima delle persone, che bilanciare il male con l’antidoto della preghiera, che ripara e consola. Un tempo le buone mamme insegnavano ai propri figli che, quando si udivano delle persone bestemmiare occorreva dire: «Sia lodato Gesù Cristo! Sempre sia lodato!» o formulare altre invocazioni o giaculatorie, di carattere sia cristico che mariano; tali pratiche espressive erano e continuano ad essere il miglior rimedio terapeutico contro le odiose parole antidivine. Ad un’aggressione spirituale di carattere malefico occorre rispondere con l’azione spirituale di forza opposta e dunque di peso benefico. La processione, che coinvolge sacerdoti e fedeli, assume nell’economia dottrinale e devozionale una valenza formidabile al cospetto delle divine realtà.

La processione è stata organizzata dal «Comitato Beata Giovanna Scopelli», un comitato che, fondato nel 2017 appositamente per la riparazione pubblica dei Gay pride, è stato intitolato alla carmelitana di Reggio Emilia, fondatrice e prima priora del monastero di Santa Maria del Popolo.

A seguito degli insulti indirizzati al Comitato pronunciati da un dirigente dell’Arcigay e riportati a mezzo stampa da «la Repubblica» e «Il Resto del Carlino», il Comitato Beata Giovanna Scoppelli, posto sotto la protezione di Maria Santissima Corredentrice, ha scritto in un suo comunicato che: «rileviamo due dati di pacifica evidenza: a) l’aggressività verbale di questi esponenti contraddice e dimostra la completa inconsistenza di tanti atteggiamenti apparentemente opposti (buonisti, inclusivi); b) la mancanza di conoscenza del significato di “riparazione”, per questo ci limitiamo a rimandare, tra le altre, alla Miserentissimus Redemptor di Pio XI. Nota conclusiva sul punto: atteggiamenti aggressivi o irridenti, ovviamente, non ci faranno retrocedere».

Il Comitato, nell’invito alla partecipazione, ha sottolineato: «Esortiamo tutti ad evitare bandiere, striscioni e tutto ciò che può stonare con il raccoglimento e la preghiera», infatti, prima di iniziare alcuni manifestanti anticattolici e pro omosessualismo, lesbismo ed altro, si sono presentati per disturbare e provocare con striscioni e segni arcobaleno tatuati sul corpo, perciò sono stati allontanati per evitare incivili oltre che irreligiosi fenomeni di piazza.

Diversi sacerdoti hanno guidato le orazioni ed erano presenti il crucifero, ceroferari, il turiferaio e le suore. Molte le immagini sacre che hanno accompagnato il lungo corteo di persone, che si è snodato per le vie con le corone del Rosario in mano ed i libri di preghiere. Questa è stata la risposta, con fede soprannaturale, alla blasfemia anticattolica. Per i partecipanti era stato indicato nell’invito un preciso modo di presentarsi, sia per il clero che per i laici: «I reverendi sacerdoti sono pregati di presentarsi in talare nera, cotta e berretta, senza stola», mentre per i secondi «è raccomandato un abbigliamento consono all’atto liturgico».

Don Daniele Di Sorco ha spiegato a tutti i presenti in significato di questa processione, fra le sue parole ricordiamo: «Riparare è l’atto di chi ama Gesù, l’atto omossessuale è un peccato, lo dice la Sacra Scrittura», inoltre: «diciamo ‘No’ alle adozioni per le unioni civili».

Attacchi inaccettabili e persecutori vengono da tempo perpetrati ai danni del Cristianesimo e in particolare di Santa Madre Chiesa: se a Roma sono responsabilmente passivi a queste manifestazioni di offese e aggressioni, esiste e persisterà fino alla fine del mondo un sensus fidei che difende con tutte le proprie forze spirituali Nostro Signore Gesù e la Madre di Dio, dimostrando che è sufficiente un piccolo gregge per tenere alta la lanterna sopra il moggio. «Nessuno accende una lampada e la copre con un vaso o la pone sotto un letto; la pone invece su un lampadario, perché chi entra veda la luce. Fate attenzione dunque a come ascoltate; perché a chi ha sarà dato, ma a chi non ha sarà tolto anche ciò che crede di avere» (Lc 8, 16-18).

Quando è stata annunciata la processione di riparazione agli oltraggi e alle blasfemie di Cremona, il sito del distretto della Fraternità Sacerdotale San Pio X ha riportato questo testo di ardente amore mariano:

«Oh! potessimo noi lavare col nostro sangue questi affronti! Intanto, come riparazione dell’onore divino conculcato, noi Ti presentiamo — accompagnandola con le espiazioni della Vergine Tua Madre, di tutti i Santi e delle anime pie — quella soddisfazione che Tu stesso un giorno offristi sulla croce al Padre e che ogni giorno rinnovi sugli altari: promettendo con tutto il cuore di voler riparare, per quanto sarà in noi e con l’aiuto della tua grazia, i peccati commessi da noi e dagli altri e l’indifferenza verso sì grande amore con la fermezza della fede, l’innocenza della vita, l’osservanza perfetta della legge evangelica specialmente della carità, e d’impedire inoltre con tutte le nostre forze le ingiurie contro di Te, e di attrarre quanti più potremo al tuo sèguito. Accogli, Te ne preghiamo, o benignissimo Gesù, per intercessione della Beata Vergine Maria Riparatrice, questo volontario ossequio di riparazione».

A molti questa terminologia devozionale non dice più nulla, prosciugati come sono dalle formule scientiste, asettiche, liberali, atee, agnostiche, apostate, antipietà, ma si constata che questo linguaggio di lirico amore celeste continua ad esistere, anzi, si sta moltiplicando grazie alla proliferazione della celebrazione della Santa Messa tradizionale.

Le preghiere pubbliche che si sono alzate al Cielo hanno di certo consolato i Sacri Cuori di Gesù e di Maria, hanno riparato la ferita inferta con prepotenza e alterigia e chissà, magari potranno intercedere per il rinsavimento e il pentimento di alcuni perché, come sappiamo, «Il vento soffia dove vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va» (Gv 3,8).

 

 

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