Quarantotto anni fa, il 25 ottobre 1970, Paolo VI canonizzava i Quaranta Martiri di Inghilterra e Galles. Tra essi anche tre donne di cui parleremo oggi: Margaret Clitherow, Margaret Ward ed Anne Line.

Così recita il martirologio Romano al 25 marzo:  «A York in Inghilterra, santa Margherita Clitherow, martire, che, con il consenso del coniuge, aderì alla fede cattolica, nella quale educò anche i figli e si adoperò per nascondere in casa i sacerdoti ricercati; per questo motivo fu più volte arrestata durante il regno di Elisabetta I e, rifiutandosi di trattare la sua causa davanti al tribunale per non gravare l’animo dei consiglieri del giudice con il fardello di una condanna a morte, fu schiacciata a morte per Cristo sotto un enorme peso».

Margherita nacque a York tra il 1550 e il 1556 da Tommaso Middleton e crebbe educata al protestantesimo, ritenendo che questa fosse la vera fede in Cristo. Contrasse matrimonio nel 1571 con Giovanni Clitherow, protestante. Dopo circa tre anni, turbata dalla essenza della dottrina protestante e dalla leggerezza dei suoi ministri, prese ad approfondire il Cattolicesimo e si convertì. Il marito, rimasto sempre protestante, non si oppose e la lasciò libera di educare anche i figli nella stessa fede cattolica. Si era al tempo della sanguinaria Regina Elisabetta I, salita al trono nel 1558, che aveva ripristinato con mano energica l’Anglicanesimo nel regno.

Margherita, per la sua conversione che non era passata inosservata, finì spesso nel mirino dei fedeli alla Regina. Il suo nome già nel 1576 compariva nella lista dei prigionieri, accusata di «trascurare i suoi doveri verso Dio e la Regina e di non voler partecipare al servizio divino nella chiesa protestante». Fu incarcerata varie volte, anche per due anni e più, ma per lei la prigionia costituiva un periodo di riflessione e di una devota conversazione con Dio. Quando era libera a casa, oltre che pregare con intensità insieme ai figli, provvedeva ad ospitare di nascosto i sacerdoti di passaggio in una stanza segreta, lieta di fare qualcosa per la Chiesa perseguitata di quel tremendo periodo. Approfittava della permanenza dei sacerdoti per confessarsi, ricevere i Sacramenti e ascoltare la Santa Messa. Dopo un periodo di libertà di diciotto mesi, il 10 marzo 1586 la sua casa fu perquisita da un drappello di sbirri.  Margherita Clitherow fece appena in tempo a nascondere un sacerdote in un ripostiglio segreto sotto il pavimento, non trovando niente di compromettente gli sbirri presero a malmenare uno dei servi, un ragazzo di dieci anni, il quale alla fine svelò il nascondiglio. Il sacerdote era già scappato, ma nel vano furono trovati abiti ecclesiastici ed arredi sacri, pertanto Margherita fu arrestata e trascinata in prigione insieme ai figli e ai servi, questi ultimi dopo alcuni giorni furono liberati, mentre lei fu rinchiusa nel carcere oscuro del castello di York. Fu sottoposta ad interrogatorio e processata dal tribunale con l’accusa di aver nascosto dei sacerdoti, anche se non si era trovato nessuno, e di aver ascoltato la Messa cattolica, come provavano gli arredi sequestrati. Invitata a dichiararsi colpevole o innocente, Margherita eluse la domanda per tutte le udienze successive, dicendo: «Non ho commesso nulla di male per cui dichiararmi colpevole». Rifiutando così il verdetto di una giuria, secondo il pensiero di molti martiri dell’epoca, che così facendo non coinvolgevano i giurati nel pronunciare una sentenza di condanna a morte, lasciando la responsabilità di pronunciarsi al solo giudice. La sentenza decretò la pena capitale ed ascoltatala Margherita disse: «Se questa sentenza è di condanna conforme alla vostra coscienza, prego Dio che ve ne riserbi una migliore dinanzi al suo tribunale». Il mattino del 25 marzo 1586, nei sotterranei della prigione, fu spogliata dei suoi vestiti e dopo aver indossato un abito bianco da lei stessa preparato, fu stesa al suolo legata con le mani e i piedi a dei pioli, poi sotto la schiena fu posta una pietra aguzza e sul corpo una porta di legno sulla quale furono ammassati grossi pesi fino a schiacciarla mortalmente. Il martirio durò in tutto una quindicina di minuti, poi il corpo della martire fu gettato in una fossa di acqua putrida e melmosa. Per sei settimane i cattolici fecero ricerche del suo corpo, ritrovandolo infine ancora incorrotto, fresco e puro come il giorno della morte. Dei tre figli, Agnese si fece suora a Lovanio, mentre i due maschi divennero sacerdoti.

Il 30 agosto troviamo invece un’altra santa donna: «A Londra in Inghilterra, santa Margherita Ward, martire, che, sposata, fu condannata a morte sotto la regina Elisabetta I per avere aiutato un sacerdote e accolse con animo lieto il martirio dell’impiccagione a Tyburn. Nello stesso luogo, subirono insieme a lei il martirio i beati Riccardo Leigh, sacerdote, e i laici Edoardo Shelley e Riccardo Martin, inglesi, Giovanni Roche, irlandese, e Riccardo Lloyd, gallese, il primo perché sacerdote, gli altri per avere dato ospitalità a dei sacerdoti».

Margherita Ward nacque a Congleton nel Cheshire intorno al 1550, in una distintissima famiglia inglese, si sa che negli ultimi anni visse in casa della nobile signora Whitall, della quale era dama di compagnia. Era di religione cattolica e aveva saputo che era stato arrestato il sacerdote Guglielmo Watson, il quale era sottoposto in carcere a continue sofferenze. Erano gli anni della violenta persecuzione perpetrata dalla Regina Elisabetta I Tudor contro i cattolici e la tortura per gli arrestati era una pratica usuale. Margherita decise di andarlo a visitare varie volte, per aiutarlo e confortarlo con una buona parola. Il Watson era stato già imprigionato una prima volta, ma poi in un momento di debolezza per le torture subite, aveva acconsentito a partecipare ad un culto protestante e quindi era stato liberato. Amaramente pentito di questa scelta, aveva pubblicamente ritrattato e dichiarato di essere cattolico, quindi di nuovo imprigionato nel carcere del Bridewell. Margherita favorì la fuga del Watson dal carcere, ma una corda rimasta penzoloni da una finestra, dopo la fuga alquanto rovinosa del prigioniero, fece capire subito che era stato aiutato dalla visitatrice, pertanto la Ward venne arrestata e condotta davanti al giudice. La gentildonna non solo confermò in pieno quanto aveva fatto, ma si rifiutò anche di rivelare dove era nascosto il fuggitivo. Non volle chiedere perdono alla regina Elisabetta, né volle aderire al culto protestante, condizioni che le erano state poste per ottenere la liberazione. Ella era convinta di non avere offesa in alcun modo la sovrana e considerava cosa assolutamente contraria alla sua fede cattolica l’assistere alle funzioni di un culto eretico. Venne pertanto condannata alla pena di morte per alto tradimento ed immolò la sua vita per la fede cattolica in cui credeva e che non aveva voluto abiurare. Da intrepida e giovane eroina, salì il patibolo nel famigerato luogo delle esecuzioni, chiamato Tyburn, a Londra, venendo impiccata il 30 agosto 1588. Suoi compagni di martirio furono nello stesso giorno il sacerdote Riccardo Leigh ed i laici Edoardo Shelley e Riccardo Martin, inglesi; Giovanni Roche irlandese e Riccardo Lloyd del Galles, entrambi sacerdoti.

«A Londra in Inghilterra, sant’Anna Line, vedova e martire, che, morto il marito in esilio per la fede cattolica, procurò in questa città una casa ai sacerdoti e per questo, sotto la regina Elisabetta I, a Tyburn fu impiccata. Insieme a lei patirono anche i beati sacerdoti e martiri Marco Barkworth, dell’Ordine di San Benedetto, e Ruggero Filcock, della Compagnia di Gesù, dilaniati con la spada mentre erano ancora vivi».

Seconda figlia di Guglielmo (o Giovanni) Heigham e di Anna Alien, Anna nacque a Dunmow, nella contea di Essex. Convertitasi al Cattolicesimo insieme col fratello Guglielmo, fu con questo disere­data e scacciata di casa dal padre, fiero calvinista, che inutilmente aveva anche tentato di farla apo­statare. Poco dopo Anna sposò Ruggero Line, anche egli cattolico convertito, che per la fede aveva subito la stessa sorte della moglie. Ben presto rimase sola e senza risorse perché il marito, arre­stato nel 1586 mentre stava ascoltando la Santa Messa, venne condannato all’ergastolo, mutato poi in esilio per­petuo. Egli andò dunque a stabilirsi nelle Fiandre, dove visse ancora otto anni poveramente, percependo una pic­cola pensione concessagli dal re di Spagna e di cui inviava parte alla moglie a Londra. Rimasta vedova nel 1594 e molto malandata in salute, Anna più che mai si trovò afflitta dal bisogno, dovendo fidare unicamente nella divina Provvi­denza per il suo sostentamento. Quando nel 1595 il gesuita Giovanni Gerard istituì in Londra una casa di ricovero per i sacerdoti che giungevano nuovi nella città, o che già vi eser­citavano il ministero, Anna fu chiamata a governarla ed amministrarla, mansioni queste che ella svolse giorno per giorno con l’affetto di una madre e la devozione di un’ancella, finché cadde in sospetto dei persecutori, specie dopo la fuga del Gerard dalle prigioni della Torre nel 1597. Costretta per questo a cambiare residenza, andò ad abitare in una casa molto appartata, dove nondimeno, per la delazione di un vicino, venne catturata il 2 febbraio 1601 da un manipolo di armati e rinchiusa nelle prigioni di Newgate. Trascinata poco dopo in tribunale, dove fu necessario condurla su una sedia, talmente gravi erano le sue condizioni di salute, venne processata dal giudice Popham, sotto l’imputazione di aver dato rifugio ed assistenza ai preti missionari. Dichia­rata colpevole del reato ascrittole da una giuria com­piacente, fu condannata alla pena capitale, venendo giustiziata al Tyburn il 27 febbraio 1601, insieme con il gesuita Ruggero Filcock, suo confessore ed amico, e col benedettino Marco Barkworth. Prima di porgere la testa, dichiarò ad alta voce rivolta alla folla circostante: «Sono stata condan­nata per aver concesso ospitalità ad un prete catto­lico; eppure sono cosi lontana dal pentirmene che vorrei di tutto cuore averne ospitato un migliaio, invece di uno solo».

 

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3 commenti su “La palma delle martiri Margaret Clitherow, Margaret Ward, Anne Line”

  1. se paolo vi ha canonizzato questi martiri inglesi, perché ha sfornato una messa tal quale quell’ Holy Communion per il cui rifiuto quei martiri inglesi han meritato la corona della gloria? ( una risposta sarebbe gradita)

  2. mai chiedere perché… Forse perché anche gli anglicani, e le loro nefandezze e le loro holy communion , e quindi anche Paolo Vi, erano parte di quest’europacristiana , come questi martiri inglesi? Abbraccio ecumenico? E si capiscxe perché? l’europa ha cesato di essere crtistiana, anche nelle sue apparenze…

  3. La figura di Paolo VI è controversa a livello storiografico ed intimamente contraddittoria sul piano dottrinale; si pensi, ad esempio, all’inserimento della «Nota esplicativa previa» all’interno della Lumen Gentium, quale tentativo di attenuarne la portata rivoluzionaria e, per altro verso, al terribile discorso alle Nazioni Unite del 4 ottobre 1965, dove pare abdicare al ruolo universale della Santa Chiesa ed alla sua sovraordinazione rispetto agli Stati ed alle Organizzazioni internazionali. La figura è complessa e, come dicevamo, contraddittoria e non può essere adeguatamente illustrata in una risposta ad un commento. Quello che si può affermare è che la canonizzazione dei martiri cattolici per mano anglicana e la riforma liturgica, improntata ad una protestantizzazione della Santa Messa, per una sua accettabilità anche da parte dei cosiddetti «fratelli separati», sono oggettivamente in contrasto l’una con l’altra. Ma questo non deve stupire, tanto per il carattere di Giovanni Battista Enrico Antonio Maria Montini (1897-1978), quanto per la generale inclinazione al Modernismo di tutti i Pontefici, a partire da Giovanni XXIII.
    Nel Modernismo, come ci ricorda San Pio X (1835-1914) nell’enciclica Pascendi Dominici gregis (8 settembre 1907), si alternano affermazioni e gesti tipicamente cattolici ad affermazioni e gesti anticattolici, eretizzanti e, normalmente, di marca protestante. A distanza di tanti anni e dopo che questo principio ha trovato sistematica applicazione, non ce ne dobbiamo più stupire, ma dobbiamo considerarlo per ciò che è: la conseguenza del rifiuto stesso del concetto assoluto di verità e lo strumento di propagazione dell’eresia modernista.

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