Le edicole votive sono una testimonianza preziosa e antica della religiosità popolare, a Roma ce ne sono molte disseminate nei rioni del centro storico, opere d’arte incastonate sui muri dei palazzi, agli angoli delle vie.

Dall’ultimo censimento della Sovrintendenza Capitolina, in occasione del Giubileo del 2000, se ne contano poco più di 500, ma nei secoli scorsi erano migliaia, in seguito rimosse o abbandonate. Per la maggior parte sono di tema mariano e rappresentano da sempre la grande devozione del popolo per la Vergine.

Le cosiddette «Madonnelle» erano, e sono tuttora, piccoli spazi sacri privati e al contempo universali, nati con lo scopo di salvaguardia personale e della comunità per chiedere protezione e conforto. Fino all’inizio del XX secolo gli abitanti dei rioni si occupavano della loro manutenzione, avevano infatti anche un’altra funzione, ora non più necessaria: i loro lumi accesi costituivano l’unica illuminazione notturna in una Roma quasi completamente buia, luce materiale e luce spirituale: illuminavano la strada e consolavano i viandanti.

La maggior parte delle edicole ancora oggi presenti nel centro storico risale al XVII e XVIII secolo e sono testimonianza di come opere d’arte sacra, diversissime per dimensioni, forme e tecniche sono da sempre al servizio della fede anche al di fuori delle chiese, esse sono sparse nel tessuto urbano e dialogano con il mondo eterogeneo che si incontra per la strada, suscitando una reazione di fede o  di ammirazione per la loro bellezza.

Alcune sono infatti di pregevole fattura, opera di grandi artisti, ne è un esempio l’edicola mariana di via del Pellegrino, nel rione Parione, a pochi passi da Campo de’ Fiori. Grande, articolata, ricca, ritrae la Madonna in piedi col Bambino in braccio che, con uno straordinario dinamismo, sembra quasi voler uscire dalla sua nicchia, e per farlo pone il piede sinistro sulla cornice di un medaglione dal quale si affaccia San Filippo Neri che Le si rivolge orante, due grandi aquile sorreggono la bella architettura che sembra la porzione di una chiesa, e la ancorano saldamente  nell’angolo del palazzo che la ospita.

Quasi fosse stata appena appoggiata su quel crocicchio, i personaggi che la animano sono instabili, inquieti, tra fasci di luce, nuvole, angeli e cherubini.

Realizzata in altorilievo in stucco da Francesco Moderati nel 1716, è posizionata in alto, a circa 7 metri da terra: la grazia e l’energia che sprigiona dal bel modellato non la fa passare inosservata. Guardandola dalla strada ci si accorge che è stata pensata per essere vista sempre da questa prospettiva: dal basso. Nel groviglio degli elementi, tra volute, colonne, angeli, la Vergine ci viene incontro, san Filippo Neri invece guarda in sù, guarda la Vergine come facciamo noi. In uno stesso fugace momento insieme al Santo Le rivolgiamo una supplica o un pensiero.

La Madonna scende nella frenesia della vita quotidiana, come fosse un’apparizione, ci rivolge il suo sguardo pieno della tenerezza di una Madre, chiedendoci in cambio un momento di sosta, di silenzio, di riflessione.

 

 

 

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