La macabra luminaria della Torre Eiffel. Festa della morte

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Anche nei testi più conformisti e trionfalisti sull’inserimento dell’aborto come diritto positivo nella Costituzione della Repubblica francese, si è sentito un certo imbarazzo – celato dalla fretta di parlare di “evento storico”- di fronte all’esibizione della Torre Eiffel illuminata con la scritta «My body, my choice – Mon corps, mon choix», mio corpo, mia scelta. Chissà se anche nell’animo di chi là festeggiava “con gioia”, non sia passata la percezione di una difformità, di qualcosa di abnorme e stridente. Talvolta le immagini esprimono più fedelmente ciò che argomentazioni ed eufemismi diluiscono, rendono accettabile, relativizzano.

La torre Eiffel sfolgorante nella notte parigina per celebrare la morte procurata di esseri umani illumina spietatamente una realtà. Ovvero: dalla discussione sul possibile, il complicato, il discutibile, si passa ad un’asserzione violenta, univoca, sfacciata, che non può definirsi altro che: festa della morte.

Sull’argomento ci possono essere opinioni diverse, con ai due estremi opposti, l’intransigenza nella difesa della vita nascente, e quella sul diritto esclusivo della donna di deciderne la sorte. Nell’area comune, che è quella moralmente, giuridicamente e politicamente operativa, vi è la necessità e il dovere di aiutare la donna in situazioni delicate e complesse. È evidente, e di semplice buon senso, che prevenire maternità indesiderate e dare tutti i sostegni possibili per la maternità, sono le due vie che le istituzioni dovrebbero prediligere, e per le quali avrebbero titolo di esibire eventuali successi. L’aborto, qualunque sia il cinismo con cui lo si guardi, è come minimo un incidente, un errore, un trauma. Banalizzarlo, normalizzarlo, renderlo routinario, dichiararlo “gioiosamente” un diritto positivo, è una storica sconfitta del movimento delle donne, la rinuncia ad affermare e imporre nella società una visione costruttiva, lungimirante, empatica, che è propria dell’identità femminile integrale. È invece un successo, certo, del femminismo deforme, teratofemminismo, che, al servizio del sistema economico globale e dell’ideologia woke, è capace solo di battaglie al negativo (che non disturbano e non costano): contro il patriarcato (??), contro i bambini indesiderati (tale è, in qualunque modo lo si guardi, il “diritto” all’interruzione di gravidanza). Questo è il femminismo messo in vetrina nelle istituzioni e sui media, e che va premiato fino alle macabre luci della Torre Eiffel. Il femminismo che col transfemminismo integra l’ideologia gender e lbgt, nel sostegno servile a un processo di trasformazione della società in senso totalitario, di completo controllo da parte dei centri di potere economico e finanziario.

Gli slogan sulla proprietà del corpo sono gli stessi che ne propagandano la mercificazione, dall’utero in affitto alla pornografia alla prostituzione. La generazione come opzione efficientistica e consumistica è quella a cui mirano i massicci investimenti nelle tecnologie genetiche, mentre sulle stesse derive si pongono il transessualismo e il supermercato dei generi. Si configura così l’aborto come “rimedio” ai modelli imposti di sessualità precoce, compulsiva, promiscua (col suo volto violento e le sue dipendenze), e nello stesso tempo si predispongono meccanismi efficientisti di generazione, che alimentano il feroce sistema di sfruttamento internazionale dell’utero in affitto, in attesa d’implementare i figli della macchina.

Cosa illumina la Torre Eiffel, se simbolicamente ne dirottiamo sulla realtà le luci incongruamente accese? La situazione dei bambini nel mondo, esposti a miseria, fame, sfruttamento, violenza, e, nel ricco occidente, a solitudine, incuria, servizi inesistenti o malfunzionanti, città invivibili, mancanza di spazi e ambienti di gioco e formativi, dipendenza da TV e dispositivi digitali. Le politiche sociali e pubbliche, nella scuola, nella sanità, nel territorio, hanno alti costi, non sono interessanti su piano mediatico e non alimentano il modello smart. E mentre la genetica liberale, ormai dichiaratamente eugenetica, punta a bambini-prodotto su misura per ceti privilegiati, dall’altra, nella generale trascuratezza dei diritti dell’infanzia, si ha cura di propagandare l’ideologia gender fin dall’asilo, a pro di nuovi apparati e lobbies. Le femministe di professione sono oggi tra i più potenti promotori di un mondo irrazionale e materialistico, in cui la storia è sostituita da narrazioni rozze e falsificanti, e l’anacronistica polemica anti-patriarcale cela il rifiuto dell’ideale familiare come cellula-base umana, a sua volta del resto in crisi profonda per il venir meno del contesto culturale, comunitario e partecipativo di cui necessita.

La tecnica non è mai stata neutrale, e il rapporto tra fine e mezzi è sempre stato problematico; ma oggi appare invertito, e i mezzi predispongono un fine a loro immagine e proporzione; perciò necessitano di un’utenza massificata e nello stesso tempo individualistica, e nell’individuo decostruita, e incapace di concepire la totalità e la dimensione metafisica dell’essere. Nascita e morte sono eventi-margine, privi di significato e come tali, nel caso dell’aborto, mistificabili. Resta la solitudine della donna, di fronte a questo dramma, e la vacua tautologia: il corpo è mio, la scelta è mia. La macabra luminaria della Torre Eiffel tristemente allude alle tenebre che vi incombono e alla cecità di chi vi inneggia.

 

 

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