La storia è fatta anche di piccoli eventi, aneddoti del tutto locali, i quali tuttavia possono contribuire a formare il grande mosaico della vita umana. Oggi, poiché amiamo e veneriamo la grande figura di papa San Pio X, vogliamo raccontare un piccolo episodio della sua vita, certamente secondario, che viene comunque ancora adesso ricordato nel paese di Castiglione Torinese.

In questo comune, adagiato fra il fiume Po e le colline che delimitano il capoluogo subalpino, era parroco, dal 1887, don Giuseppe Marucco, un sacerdote devoto ed energico, pieno di santo zelo e di pietà.

Quelli erano però anni molto duri e di forte contrapposizione fra lo Stato laicista e la Chiesa cattolica, assai più combattiva rispetto ad oggi.

Il prevosto don Giuseppe Marucco, al suo ingresso in Castiglione avvenuto l’11 settembre 1887, trovò purtroppo la chiesa parrocchiale, sita a Castione Alto, fatiscente e senza fondi. Assegnò allora all’ingegnere Carlo Maurizio Villa l’incarico di studiare e presentare un progetto per la sistemazione dell’edificio religioso dedicato ai Santi Claudio e Dalmazzo. Costui, persona di molto talento, amante del neogotico e anche fedele generoso, offrì gratuitamente la sua opera. Il Prevosto, consultatosi quindi con i Superiori e con l’assistenza dell’ing. Villa chiese un contributo economico al Comune, ricevendo però un deciso rifiuto:

«La parrocchia di San Claudio non serve a nessuno», dissero in Municipio. Si cercò pertanto di forzare l’intervento, onde il Villa presentò una perizia giurata che dichiarava pericolante la chiesa. Il sindaco, l’avvocato Muratorio, avvalendosi allora delle sue prerogative di Ufficiale di Pubblica Sicurezza, a scanso di ogni responsabilità, emise, a questo punto, l’ordine di chiusura della chiesa dichiarata pericolante.

Il coraggioso Parroco, tuttavia, non si perse d’animo e informò immediatamente il Prefetto il quale ordinò, tra la sorpresa di molti, la riapertura della chiesa.

Per avviare i lavori di restauro il prevosto ricorse allora ai beni di famiglia che non si rivelarono purtroppo sufficienti a pagare i debiti accumulati nel tempo.

Il buon sacerdote chiese quindi aiuto alla Provvidenza ed una geniale intuizione lo portò a puntare sull’apicultura. Cercò nozioni di base sull’allevamento delle api, la raccolta del miele, la confezione in barattoli speciali e lo smercio del prezioso prodotto. Dopo un attento studio, egli diede finalmente vita, con l’aiuto dei suoi parrocchiani, alla nuova attività. Ogni cascina di Castiglione ebbe in poco tempo le sue arnie e i suoi apiari. Le donne si perfezionarono nell’avvolgere in graziosi involucri i vasetti di miele, e don Marucco si specializzò nello smercio del miele e della cera. La nuova industria apportò ben presto tangibili benefici economici a tutta la comunità. I Castiglionesi risposero con generosità alle sollecitazioni di contribuire al restauro della chiesa, sia mettendo a disposizione risorse finanziarie, sia partecipando con entusiasmo ai lavori di scavo, di trasporto di materiale e di aiuto ai muratori.

Arriviamo così al 1905. Il prevosto Marucco, il giorno 28 agosto di quell’anno, veniva ammesso in Roma all’udienza di papa Pio X. Al termine dell’incontro, il Parroco  di Castiglione si avvicinò al segretario del Pontefice monsignor Giovanni Bressan e gli disse:

«Ho notato che il Santo Padre è affetto da raucedine. Occorrerà che si curi, altrimenti diverrà afono e non potrà più tenere così bei discorsi. Io ho un rimedio portentoso contro la raucedine ed il mal di gola. Eccolo: lo faccia prendere dal Santo Padre e vedrà il prodigioso risultato».

A questo punto, estrasse dalla tasca della talare un vasetto di miele, ben confezionato e lo porse a monsignor Bressan che ringraziò sentitamente. Al ritorno don Marucco trovava una lettera da Roma, con lo stemma pontificio e, apertala, leggeva uno scritto del monsignore che lo ringraziava a nome del Santo Padre del prodigioso miele e gli ordinava due dozzine di vasetti, autorizzandolo a mettere sulla carta intestata la dicitura: «Fornitore del Santo Padre».

Tutta quella pubblicità al miele di Castiglione fece dunque fiorire l’industria locale, mentre la chiesa parrocchiale veniva definita «La chiesa fatta col miele».  Ancor oggi, se pur l’edificio risulta ora sconsacrato, sul muro esterno della chiesa si può osservare entrando nel piazzale, un bassorilievo con impressa un’ape contornata dalla scritta: «Il Mio Non Sol Ma L’Altrui Ben Procuro».  Nel 1906 davanti alla chiesa barocca, fu edificato un tratto di costruzione alta, snella, in stile gotico-lombardo. Nel 1911 il vecchio e nuovo edificio vennero livellati in un’unica chiesa detta popolarmente “Marucco”. Oggi, come si diceva, la chiesa di San Claudio risulta sconsacrata dopo la costruzione della moderna parrocchiale dei Santi Claudio e Dalmazzo nel 1951 con stessa intitolazione, nella piazza Beata Vergine Assunta.

Le belle immagini che illustrano l’articolo sono state gentilmente concesse dall’Associazione “Storia e Futuro” di Castiglione Torinese, che ha preso a cuore la promozione del restauro della chiesa di San Claudio.

 

 

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