Il 476 d.C. segna la caduta dell’Impero che ha dominato l’Europa per cinque secoli. La fine dell’Impero romano d’Occidente porta con sé il crollo non solo del potere politico, ma anche del diritto romano, favorendo un’iniziale anarchia nei popoli del continente europeo seguita dalla lenta formazione di regni e principati.

Il vuoto politico, religioso e morale fu colmato dall’intervento della Chiesa Cattolica, che rimase la sola istituzione di carattere universale ad operare su tutto il continente, garantendo in molte città e villaggi amministrazione, ordine, difesa e stabilità. La conversione al cristianesimo dei vari regni romano-barbarici portò allo sviluppo di un nuovo modo di pensare e di vivere superando il materialismo e gli usi delle tribù barbariche.

I nuovi valori portati dal cristianesimo ebbero ripercussioni dirette non solo sulla società civile, ma anche sull’ esercito e sullo stesso modo di fare la guerra.

Roma, prima della sua caduta, stava abbandonando l’utilizzo di un esercito di leva composto da cittadini romani in favore di truppe mercenarie, spesso barbariche, favorendo così possibili rivolte o richieste troppo onerose portate dai mercenari stessi, tra le quali poteva esserci anche la cessione di territori in favore dei combattenti.

Uno dei fattori che ha contribuito al crollo dell’Impero è stato la perdita di forze armate stabili e fidate.

I regni romano-barbarici cominciano a sviluppare eserciti di dimensioni nettamente inferiori alle legioni romane a causa sia della minor estensione dei territori, sia della ridotta potenza economica che dal cambio di valori, mutamento iniziato nell’alto medioevo e che porterà ad avere una visione differente del combattente in sé e della guerra in genere.

Il numero ridotto di uomini venne influenzato anche dalla netta separazione di chi effettivamente impugnava le armi. Infatti la pratica per cui sono i nobili oppure i notabili a combattere si consolida per tutto il basso medioevo, dividendo nettamente i compiti all’interno della collettività, ad esempio ad un contadino il signore medievale, di norma, non chiedeva uno dei figli per difendere i suoi territori, ma si rivolgeva al nobile, il quale era tenuto ad armarsi oppure ad inviare uno o più rampolli della sua discendenza.

Mentre il soldato diviene un professionista del suo mestiere, gli eserciti di massa, tipicamente organizzati dalla civiltà romana, perdono di importanza in favore di numeri più contenuti ed equipaggiamenti più all’avanguardia.

L’esempio più chiaro di tutto ciò erano le compagnie di ventura, gruppi di uomini guidati da un comandante detto «capitano di ventura», il quale decideva a quale signore o sovrano offrire i servigi della sua compagnia, cercando di ottenere gloria e ricchezze nello svolgimento del suo lavoro.

Il Medioevo è definito come l’«età d’oro della cavalleria» perché proprio in questo periodo storico lo sviluppo dell’arma del cavallo in Occidente conosce la sua massima espressione in termini di impiego

In tutto il Medioevo la predilezione della qualità per il combattente diviene un valore che non riguarda solamente l’equipaggiamento, ma il combattente nella sua totalità materiale e spirituale.

La massima espressione di questo concetto è la figura del Cavaliere, un uomo che affronta le avversità con coraggio per il bene del suo sovrano, dei sudditi e della sua fede.

I valori della cavalleria sono permeati dalla fede cristiana che porta il cavaliere a lottare non solo contro il nemico del suo signore, ma se è particolarmente virtuoso e valoroso, anche contro i suoi vizi e le sue debolezze.

La Chiesa cattolica comprese l’importanza di questo status sociale, perciò diede sostegno e scopi a tutti quei combattenti che, abbandonati dal proprio sovrano o signore oppure anche dalla propria famiglia, rischiavano di divenire un pericolo per la collettività, così la fede e un’organizzazione sicura permettevano loro la salvezza dell’anima e una vita dignitosa.

Massima espressione di questo sono gli Ordini religiosi cavallereschi fondati nel periodo delle crociate il cui valore non era solo militare, ma anche e a volte soprattutto spirituale e di carità.

Oltre che delle crociate, gli Ordini si occupavano anche di opere di carità, quindi di civilizzazione e di progresso per il bene delle popolazioni di origine dei monaci combattenti, ma svolgevano questo compito di soccorso anche sui territori occupati dagli Ordini cavallereschi stessi.

Il valore del termine cavaliere ancora oggi in uso nei discorsi, nella letteratura, nella cinematografia, nell’oggettistica, nei giochi da tavola, nei videogiochi come nel bon ton, stando ad indicare la bontà d’animo, la gentilezza, l’eleganza di un uomo, ci mostra come la civilizzazione dello splendente Medioevo ancora oggi illumini il mondo.

 

 

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