Il 24 febbraio, nella sala comunale del paese di Frassineto Po, in provincia di Alessandria, si è tenuto l’ultimo appuntamento di «Visit Frassineto – Incontri di formazione per volontari turistico-culturali di Frassineto Po» (3-24 febbraio 2022), promosso e sostenuto dall’ Associazione «Accademia di Cultura Bernardino Cervis», riguardante l’età d’oro di Frassineto Po e la storia di Bernardino Cervis. Ad esporre gli argomenti della serata è stato Roberto Girino, storico del paese di Frassineto, vicepresidente dell’Associazione  e coautore con Duilio Pozzi del libro Frassineto Po dagli albori della civiltà umana alle soglie del duemila.

La storia di Frassineto si è dimostrata immediatamente interessante e a tratti anche impressionante, rendendo chiaro al pubblico presente che anche un piccolo paese può avere un ruolo rilevante in eventi riguardanti la storia di ben più grandi attori politici e geografici.

La narrazione storica si è soffermata nel periodo compreso tra il 1530 e il 1620, spiegando l’importanza di Frassineto nel contesto del Monferrato. Proprio in questo periodo il paese diviene cruciale porto fluviale  data la sua posizione a ridosso del Po e in prossimità del fiume Sesia. Nel 1555, Casale Monferrato e le aree limitrofe finirono sotto il controllo dei francesi, dai quali ricevettero influenze culturali.  Tuttavia, già nel 1559, con il trattato di pace di Cateau-Cambrésis (2-3 aprile 1559), il Monferrato fu restituito ai Gonzaga. Questo avvenimento vide Frassineto Po direttamente partecipe perché Guglielmo Gonzaga, decisamente malvisto e anche soggetto a congiure nella città di Casale, trovò spesso rifugio nel piccolo paese vicino alla città, incrementandone così il prestigio e permettendo lo sviluppo artistico, culturale e religioso del luogo. In quegl’anni, sotto la guida di Vidoni Guglielmo, fu commissionato il magnifico altare ligneo realizzato da Pietro Sali, e la Signora del Rosario di Pellegrino Tibaldi (nella foto a sinistra) e Simone Peterzano (nella foto a destra), infine si incrementò il numero di canonici della collegiata, la quale divenne centro cattolico per la tutela del rito della Santa Messa ambrosiana, definita dal Concilio di Trento.

Lo stesso Vidoni ha fatto costruire, sempre in Frassineto, la chiesa di San Giovanni evangelista consacrata da Federico Borromeo nel 1620.

San Carlo Borromeo, per verificare il valore della collegiata e dei canonici che la componevano, venne in visita quattro volte a Frassineto nel corso degli anni Ottanta del 1500.

Con  la seconda invasione subita nel 1628 dal ducato del Monferrato, perpetrata dai Savoia, l’importanza di Frassineto Po come punto di riferimento politico nel Monferrato venne meno  lasciando però intatta la sua rilevanza  commerciale di porto fluviale.

La seconda parte dell’incontro ha visto come protagonista il sacerdote don Bernardino Cervis  (Casale Monferrato,1771 – Frassineto Po,1840 ), la cui unica immagine  con la Ferula ambrosiana è stata trovata nel 2016 in una collezione privata, che per circa quattro secoli ha ben conservato  il ritratto del prelato.

Divenuto sacerdote a Casale Monferrato, conseguì il dottorato in in teologia a Torino e decise di dedicarsi allo studio del rito ambrosiano. Il 4 novembre 1797 divenne vicario generale dell’arcivescovado di Milano e parroco di Frassineto Po all’età di 26 anni.

Padre Cervis si mostrò subito di carattere molto forte e deciso, non avendo problemi a criticare i sacerdoti e nobili del paese per le loro carenze morali e dottrinali. Per testimoniare il suo operato sono  rinvenute circa 900 lettere scritte di suo pugno durante il suo ministero a Frassineto.

Alla nobiltà critica fortemente la pratica di indirizzare i figli alla carriera religiosa anche quando non vi è la minima vocazione. Mentre ai sacerdoti contesta la loro carenza di fede, la mancata volontà a convertire le anime e celebrare degnamente i riti e la Santa Messa nella collegiata di Frassineto Po.

Il rivale più grande di Bernardino Cervis, tra i consacrati, fu don Gianbattista Novelli, teologo come don Bernardino, ma di visione spiccatamente progressista e affine alle idee rivoluzionarie portate dalla Rivoluzione francese.

«Ha pubblicamente danzato attorno all’albero di libertà… ebbe parte nei balli patriottici cantando e ballando assieme agli altri democratici… e qualche volta anche ubriaco».

A causa del suo comportamento e su espressa richiesta di Cervis, don Novelli fu esiliato dopo la restaurazione nel nord Italia al termine delle guerre napoleoniche su ordine diretto del Vescovo di Milano.

Il 1796 vide il passaggio di Napoleone in Italia e la conseguente proliferazione delle idee rivoluzionarie e democratiche sostenute dalla Rivoluzione francese. Il sacerdote  Cervis scrive moltissime lettere al Vescovo di Milano, nelle quali denuncia la perdita della fede dei sacerdoti e l’adesione di molti di loro a quello che dispregiativamente definisce «genio democratico». Infatti, a cadere nella tentazione di approvare e professare idee rivoluzionarie non è stato solamente don Novelli a Frassineto Po. Accadeva, per esempio, che abitanti del paese e alcuni sacerdoti si trovassero a danzare attorno all’albero della libertà posto dai giacobini, indossando anche abiti confezionati  nello stile rivoluzionario francese.

Don Domenico Margara, presidente della municipalità – il quale aveva minacciato Giovanni Guenzi, membro di una famiglia nobile del luogo,  con una pistola – era solito ballare con il cappello frigio attorno all’albero giacobino.

Un altro sacerdote della collegiata, don Francesco Antonio Ubertis, andava al paese di San Salvatore per insegnare, ma istruiva i suoi allievi con idee democratiche e si permetteva di celebrare la Santa Messa con la cravatta al collo. Proprio grazie alle lettere del Cervis fu arrestato per giacobinismo.

«Veste per lo più abito secolaresco e giunge persino a celebrare con simil sorta d’abiti e cravatta al collo»

Nel 1806, Frassineto Po fu incorporata alla diocesi di Casale Monferrato, segnando così la fine della vicinanza con  Milano e la chiusura del rito ambrosiano nel paese. Bernardino Cervis si scagliò duramente contro questa decisione con lettere vergate  sia a Milano che a Casale.

Lascia una testimonianza forte e appassionata, come dimostra questo messaggio ai suoi posteri:

«…quanto tempo ho perso sui libri e su queste carte al lume di candela, sino a ora tarda e con la piuma in mano per far giungere a voi tutto il possibile». L’«Accademia di Cultura Bernardino Cervis» ha raccolto il suo impegno e la sua opera per trasmettere ancora e sempre «tutto il possibile».

 

 

 

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