Nella Settimana appena conclusa, una delegazione italiana composta da  sei persone appartenenti a «Nazione Futura», Associazione politica attiva su tutto il territorio nazionale italiano, ha partecipato alle elezioni svoltesi in Ungheria, svolgendo  una funzione di controllo all’interno del gruppo di funzionari preposti al ruolo di osservatori internazionali.

Il loro compito è stato quello di verificare la validità e il corretto svolgimento delle elezioni, non solo delle fasi di voto, ma anche durante la campagna elettorale, valutando il soft power messo in campo dal governo uscente e dalla coalizione di opposizione. Il vice presidente di Nazione Futura, Ferrante De Benedictis, ha rilasciato un’intervista a Europa Cristiana direttamente dall’Ungheria, poco dopo lo spoglio delle schede e la conferma degli esiti delle elezioni politiche e del referendum.

Quest’anno, gli osservatori internazionali per le elezioni in Ungheria, sono stati moltissimi, richiesti fortemente sia dalla maggioranza che dai partiti di opposizione.

Su richiesta della coalizione «Uniti per L’Ungheria», la quale ha affermato di avere molti timori sulla possibilità di brogli elettorali, sono stati mandati dall’ OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione) 200 osservatori internazionali provenienti dai Paesi dell’Unione Europea per verificare il corretto svolgimento delle votazioni. L’ ingegnere De Benedictis ha voluto precisare che da parte italiana, tra gli osservatori OSCE, sono stati inviate personalità politiche di ambiente progressista e del movimento 5 Stelle, non dando spazio a osservatori di area conservatrice. Perché è stata scelta una tale linea?  «Era  diritto di tutte le parti in campo poter richiedere la presenza di osservatori internazionali», ha risposto De Benedictis, «infatti, il National Election Office ungherese ha espressamente richiesto esponenti del mondo conservatore europeo, realtà affine a “Nazione Futura”, per poter garantire sui due fronti il corretto svolgimento delle elezioni».

In totale gli osservatori internazionali in Ungheria sono stati 900, non solo quelli convocati dalle due principali coalizioni contrapposte, Fidesz-KDNP guidata da Victor Orbán, opposta a «Uniti per l’Ungheria» guidata da Péter Márki-Zay, ma anche quelli inviati direttamente dal Parlamento Europeo come consuetudine durante le tornate elettorali dei Paesi UE.

Nel concreto il vice presidente di «Nazione Futura»  ha spiegato: «Essendo stati accreditati dal National Election Office, abbiamo potuto assistere allo svolgersi del voto, fare domande ai membri del seggio, visionare i seggi in  tutta la nazione, principalmente nella città di Budapest e rivolgerci direttamente ai cittadini ungheresi».

Per l’inviato di Nazione Futura una delle attività più importanti è stata chiedere ai cittadini, non direttamente l’intenzione di voto, ma le ragioni che li avevano spinti a recarsi alle urne e comprendere quali fossero i principali temi affrontati da questa tornata elettorale

Le tematiche principali riscontrate sono state il rapporto con l’Unione Europea, la guerra in Ucraina e le tematiche gender affrontate sul territorio ungherese.

Il dottor De Benedictis ha voluto sottolineare che in queste elezioni la tematica che probabilmente ha maggiormente influenzato l’elettorato è stata la posizione di Viktor Orbán sulla guerra in Ucraina.

«Sicuramente ha colpito molto la popolazione ungherese la posizione di Orbán volta a non accentuare le sanzioni contro la Russia in campo energetico, dato che l’Ungheria dipende per l’80% dal gas e dal petrolio russo. Probabilmente è stata anche apprezzata la visione pacifista del governo ungherese nel non permettere il transito di armi verso l’Ucraina, nella speranza di non aumentare le tensioni ed estendere il conflitto».

Ma come si svolge il voto in Ungheria? «L’elettore riceve due schede distinte:, sulla prima vota per il collegio uninominale di cui fa parte, mentre sulla  seconda vota con metodo proporzionale per tutto il Paese. La particolarità è che all’elettore viene consegnata la scheda elettorale e separatamente una busta, nella quale  poi verrà inserita la scheda elettorale, dopo aver votato. Solo in quel momento  la busta  sarà inserita nell’urna».

Il sistema elettorale ungherese è un sistema misto per l’elezione di una camera unica di cui il 60% dei parlamentari viene eletto in collegi uninominali con sistema maggioritario, mentre il restante 40% dei deputati tramite il sistema proporzionale con soglia di sbarramento al 5% per i partiti singoli e incrementando di 5% in 5% per le coalizioni tra partiti. Ad esempio, una coalizione di 3 partiti ha bisogno del 15% dei voti, mentre una di 2 partiti ha necessità  del 10% per poter entrare in Parlamento.

Per quanto riguarda, invece, la costituzione dei seggi occorre precisare che essi sono  composti da 7 delegati e un presidente di sezione così suddivisi: tre delegati indipendenti, due delegati vicini alla maggioranza e due delegati vicini all’opposizione.

La missione di osservatore attuata dalla delegazione di «Nazione Futura» ha constatato nelle parole del vice presidente De Benedictis che: «lo svolgimento delle elezioni, l’agire dei media e le operazioni di scrutinio si sono svolte senza irregolarità riscontrate sia per le elezioni che per i quesiti e risultati referendari».

 

 

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