Un piccolissimo trittico che, chiuso senza la cornice, misura cm 21,5 x 27,5 …appena un palmo.

Si compone di cinque tavole dipinte a olio. Aperto, nella parte centrale c’è Maria seduta con Gesù in grembo, nella composizione di sinistra l’Arcangelo Michele ed il donatore in ginocchio, in quella di destra Santa Caterina d’Alessandria che legge un libro di preghiere.

Una volta chiuso, le due ali esterne diventano visibili e vi sono dipinti in grisaglia Maria Vergine e l’Arcangelo Gabriele; la scena dell’Annunciazione è quasi fosse scolpita nel marmo.

È stato completato, come scrive Jan Van Eyck stesso, nella cornice del pannello centrale, nell’anno 1437. È custodito nella Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda.

Non è necessario dissertare troppo sull’iconografia del dipinto, tanto è stato detto e scritto sui personaggi, sulla figura del donatore, sulle citazioni e suggestioni che rimandano ad altri quadri celeberrimi di Van Eyck.

È invece interessante fermarci a riflettere sulla sua forza espressiva.

Come è possibile che una composizione tanto piccola possa sostenere il confronto con altre opere senza uscirne indebolita, ma che invece riesca a trasmettere una potenza emotiva al pari di opere monumentali?

Dinanzi a questo minuscolo dipinto, ci si ferma, colpiti dalla commozione, ed è lecito pensare che è compito di ogni artista dedicare al suo lavoro un amore e una dedizione senza risparmio e in questa opera ce ne sono in sovrabbondanza.

La sensazione è di trovarsi di fronte a qualcosa dal significato più alto…i concetti di piccolo, grande, non hanno più molto senso se si ha a che fare con un’opera autenticamente Bella.

Van Eyck ha faticosamente cercato e trasmesso questa Bellezza nella grazia e delicatezza di una perfezione tanto vera quanto irreale, quasi astratta!

Non ci si accorge infatti delle incongruenze della scala dei personaggi rispetto alle architetture, né ci si sofferma nella miriade di particolari, tutto finisce in secondo piano, secondario rispetto al sentimento che ci prende per mano.

Questo piccolo altarino privato era pensato per uno scopo religioso non didascalico, né decorativo.

Era tutta la Chiesa e parlava ad un fedele devoto.

La “via” della sua Bellezza doveva disporre il cuore alla preghiera e al dialogo con Dio.

Non ci si può sottrarre quindi all’energia che il trittico emana, alla Bellezza quasi magnetica che colpisce anche il visitatore più distratto.

L’opera d’arte sacra, quando vera, valica le spiegazioni superficiali, le descrizioni dotte, lascia ammirati, appagati, colmi di gioia ed emozione.

 

 

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