Già un quarto di secolo prima degli avvenimenti di Savona, di cui ci siamo occupati in un altro articolo, la Beata Vergine Maria si presentò, in una Sua apparizione riconosciuta dall’autorità ecclesiastica, con il titolo di Madre della Misericordia. I fatti si svolsero nel piccolo paese di Castelleone, in provincia di Cremona, nella bassa pianura padana. Ne ripercorreremo brevemente le vicende storiche basandoci soprattutto su un interessante opuscolo divulgativo pubblicato, nel 1999, dalla Parrocchia del paese stesso.

Il Santuario di Santa Maria della Misericordia, costruito dal 1513 al 1525 su disegno dell’architetto Agostino de Fondutis, sorge sul luogo delle quattro apparizioni della Madonna ad una pia donna castelleonese, Domenica Zanenga, nei giorni 11, 12, 13, e 14 maggio dell’anno 1511. La bella chiesa appare oggi davvero splendida nelle sue purissime forme architettoniche rinascimentali.

Le principali fonti storiche sulle apparizioni e sul Santuario sono da ricercare in alcuni documenti di archivio e in due scritti di indubbio valore storico: la “Castelleonea” di don Domenico Fiameni del sec. XVII e la “Castelleonea sacra” di Mons. Alessandro Pagani Parroco di Castelleone dal 1800 al 1820.

I tempi in cui si svolsero i fatti prodigiosi, che nella vita religiosa di Castelleone lasceranno un segno profondo, sono inquieti, tumultuosi.

Castelleone fu sempre terra di confine, quindi di contrasti e di lotte violente tra le città di Crema e Cremona, ovvero tra il ducato di Milano e la Repubblica di Venezia. Fu pertanto periodicamente oppressa e molestata da truppe mercenarie dell’una e dell’altra parte. Per gli abitanti del borgo queste frequenti contese erano causa di vessazioni, di distruzioni materiali e di dolorose rovine spirituali.

Il 15 maggio 1509 giungono sotto le mura del Castello, che si ergono possenti sotto la vigile ombra della torre d’Isso, le truppe armate che combattono al servizio del re di Francia. Dopo un’eroica resistenza i castelleonesi si arrendono onorevolmente, conservando i privilegi loro concessi dalla Serenissima nel 1499.

Si tratterà tuttavia di una breve parentesi: tre anni dopo Castelleone sarà riconquistata dalla Serenissima Repubblica di S. Marco.

E in questa alterna vicenda storica che si inserisce la sequenza delle quattro apparizioni della Vergine Maria Madre di Misericordia.

 

La veggente

Umile protagonista di questa grandiosa vicenda è una donna del popolo: Domenica Zanenga. Nasce nel settembre del 1461 dai coniugi Antonio e Orsola Cominetti, nella contrada Boffalora di Castelleone.

La sua è una vita semplice, serena, anche se tribolazioni e difficoltà le procurano amarezze e lacrime. La sua religiosità profonda sempre però la sostiene e la conforta. Rimasta presto vedova, con i due figli Lorenzo e Comino, attende al lavoro dei campi. Coltiva una vigna a nord di Castelleone, oltre la roggia Orfea, di proprietà del Parroco Paolo Omodei.

Domenica era ricca di fede e di timor di Dio, di spirito di penitenza; gli stessi fatti prodigiosi di cui fu protagonista e che riempirono tutta la sua vita, nulla tolsero o aggiunsero alla sua attività quotidiana.

Dopo la straordinaria esperienza del suo incontro con la Vergine, Domenica rientrerà infatti nell’ombra, nell’umiltà e nel silenzio: più intenso sarà solo il ritmo della sua preghiera e delle sue penitenze.

Domenica muore nel maggio del 1520. Nel suo ultimo pellegrinaggio alla Misericordia era stata accompagnata da una folla orante. La sua salma, da allora, riposa nel Santuario della dolce sua Signora. Sulla tomba una iscrizione latina ricorda ancora oggi al pellegrino la grande missione compiuta in umiltà da questa donna devota e pia:

 

«QUI NELLA PACE DEL SEPOLCRO

RIPOSA COLEI ALLA QUALE

UN TEMPO LA MADRE DI DIO

PIÙ VOLTE APPARVE

E MUOVENDOLE INCONTRO

LE RIVOLSE LA PAROLA».

 

Le Sacre apparizioni 

Là nella vigna, in una pausa del suo lavoro, mentre nel silenzio quieto della campagna Domenica prega, la Vergine le appare avvolta da luce singolare.

È l’11 di maggio 1511. Alla meraviglia attonita della pia donna fa riscontro la dolcezza serena di Maria che fa di lei, umile e semplice, la messaggera della Misericordia Divina. Ella si sente infatti rivolgere queste parole:

 

«Alzati, Domenica, non temere! Io sono la Madre di Misericordia.

– Tutti preghino Dio e facciano penitenza dei loro peccati. Troppo è offeso il Signore.

– Assicura tutti che io non mancherò mai di intercedere per i peccatori pentiti e di ottenere per loro perdono e misericordia.

– Si facciano pubbliche preghiere e rigorosi digiuni nei giorni di mercoledì, venerdì e sabato.

– Siano santificati e non profanati i giorni di festa.

– È mio desiderio che si costruisca in questo luogo una chiesa e sia chiamata Santa Maria della Misericordia».

 

La celeste visione a questo punto scompare. Domenica ritorna al paese e va, secondo l’indicazione della Madonna, a portare il suo Messaggio.

Nessuno però le crede: non il vice parroco don Matteo da Ponte, non i Consoli; anzi la trattano da pazza e le ordinano di tornare alla sua casa e di guardarsi bene dal mettere in giro voci di presunte visioni.

Il giorno seguente, 12 di maggio, Domenica, tutta rattristata, ritorna pertanto al suo lavoro. La Vergine le appare la seconda volta; riconferma le sue richieste e le domanda una collaborazione di sofferenza. Porterà due segni di dolore nel suo povero corpo: è resa, per questo motivo,  muta e storpia.

«Torna al Castello – dice la Vergine – rinnova le mie richieste. Sarai creduta ed io ti ridarò la salute».

Domenica allora, muta, con la mano rattrappita e il corpo mezzo paralizzato, faticosamente si trascina alla chiesa parrocchiale. Il vice parroco e i Consoli sembrano attenderla. E un dialogo penoso; le autorità la interrogano e Domenica risponde con gesti e con segni.

Narrano le cronache che un prete, Don Giacomo Zoveni, buono, ma incredulo, era presente all’interrogatorio. Egli prende per mano Domenica, come a scuoterla e richiamarla alla gravità delle sue affermazioni. Anche lui stesso rimane però improvvisamente menomato nella mano e nel braccio.

Viene quindi steso un rapporto intorno ai fatti e si invia una delegazione a Cremona perché riferisca al Vicario della Diocesi Mons. Baldassarre Cavagnino.

Intanto la popolazione, conosciuti i fatti, vuol vedere Domenica, parlarle. A malapena i figli riescono a difenderla dalla curiosità dei concittadini.

Il 13 maggio, Domenica sente nuovamente il richiamo del luogo ove si era già incontrata con la Madonna. Accompagnata dai figli e da una folla orante va alla vigna. E’ presente  anche quel povero prete provato dolorosamente nel corpo a causa della sua incredulità. Dopo un po’ di tempo, trascorso in preghiera sia dalla veggente che dalla folla, ecco, per la terza volta, appare la Madonna accanto a Domenica. Essa la conforta, la rassicura e le ripete: “Ritorna al Castello, ripeti i miei desideri. Tutto ti sarà creduto”.

In quell’istante Don Zoveni è guarito. D’ora in avanti sarà il più ardente difensore della veggente.

Da Cremona intanto sono tornati i Delegati del Prevosto e dei Consoli con la risposta del Vicario Generale: «Si osservi tutto quanto Domenica ha domandato a nome della Madonna».

Il notaio Giacomo Arnolfo ufficializza dunque l’ordine dei Consoli per il giorno seguente. Così si leggeva infatti nel decreto: «Tutto il popolo si rechi alla vigna delle sacre apparizioni».

Il 14 maggio tutta Castelleone è quindi presente oltre la roggia Orfea. Ci sono i confratelli del Consorzio di Maria Vergine e quelli di S. Pietro Martire; ci sono i Monaci di Santa Maria in Bressanoro; c’è tutto il Clero della Parrocchia guidato da don Matteo Da Ponte; ci sono al completo le Autorità del Borgo. Infine c’è Domenica, condotta su un rustico carretto e seguita da una folla immensa.

Per la quarta volta ella vede allora la Madonna che, come segno della sua presenza, le ridona la salute. Anche moltissimi ammalati, là convenuti in quel giorno, guariscono improvvisamente. La B. Vergine rinnova le richieste e le promesse fatte nella prima apparizione, poi scompare definitivamente.

Ora che la Madonna ha parlato, la terra castelleonese risponde. Ed è una risposta che, iniziata in quel lontano 11 maggio 1511, è continuata e si è allargata nei secoli fino ai giorni nostri.

Il Santuario sorse quasi subito nella verde pianura, a gloria di Maria e come asilo di pace ai tribolati, agli erranti, ai sofferenti che in lunghe file vi accorsero per deporre ai piedi della Madre Celeste le loro pene, le loro angosce, i loro peccati.

E in questo luogo santo la Madre della Misericordia ha continuato a largheggiare in benedizioni e grazie come nei giorni delle sue apparizioni.

Quasi a confermare gli avvenimenti prodigiosi e come a garantire la vita e gli sviluppi del Santuario, pressochè subito iniziarono e poi continuarono le visite autorevoli dei vari Vescovi: quella di mons. Gerolamo Trevisano nel 1522, di mons. Benedetto Accolti nel 1543, di mons. Federico Cesio nel 1558. Nel 1556  fu la volta di mons Nicolò Sfondrati che poi divenne Papa Gregorio XIV.

Venne inoltre istruito un regolare processo canonico, secondo le norme recentemente imposte dal Concilio Tridentino. Si raccolsero testimonianze ed altri elementi probatori che dettero luogo ad un pronunciamento positivo.

Non mancarono, di conseguenza,  bolle e brevi Apostolici di riconoscimento emanati dai Pontefici, in diverse occasioni e tempi. Essi ci confermano, chiarificano e rendono più sicuri i favori elargiti dalla Madonna e la considerazione in cui era tenuto il Santuario.

In data 20 febbraio 1896 fu infine inoltrata la richiesta al Capitolo Vaticano, firmata dal Prevosto di Castelleone, dal Prefetto del Santuario e dagli Amministratori, per ottenere la facoltà di incoronare il simulacro di Maria Madre di Misericordia. Per il sollecito interessamento di Mons. Geremia Bonomelli, Vescovo di Cremona, con Decreto del 19 aprile 1886 il Venerando Capitolo Vaticano dava facoltà all’Ordinario Diocesano di incoronare il simulacro della Vergine con tutte le forme e le cerimonie volute dal rito. La solenne cerimonia di Incoronazione si svolse pertanto il 12 settembre 1886.

 

 

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2 commenti su “Il Santuario di Santa Maria della Misericordia di Castelleone”

  1. O Vergine Santissima ti affido i migliori amici di Castelnuovo d’Asola. Aiutali a ritrovare tutto il loro Amore e a rimanere vicino ai loro bimbi.

  2. O Vergine Santissima ti affido i miei migliori amici di Castelnuovo d’Asola.
    Aiutali a ritrovare tutto il loro Amore e a rimanere vicino ai loro bimbi.

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