Gabriele D’Annunzio, che visse i suoi anni di liceo a Prato in Toscana, descrisse il pulpito di Donatello e Michelozzo sulla facciata del Duomo definendolo «meraviglioso»; non sorprende che questa immagine sia rimasta impressa nella memoria di un poeta così sensibile alla Bellezza. Questo capolavoro del Rinascimento, infatti, continua ancora oggi a suscitare meraviglia sia per la sua originale posizione d’angolo, sul fianco sud-est della chiesa, sia per l’ardito progetto che prevede di girare intorno ad uno spigolo con un balcone rotondo e una copertura a pagoda.

Gli originali delle formelle del pulpito scolpite da Donatello (e bottega) sono conservate al Museo dell’Opera del Duomo, così come il capitello fuso in bronzo da Michelozzo che permette all’intera struttura di reggersi su di un pilastro angolare, eppure l’impatto d’insieme conserva intatto a prima vista la bellezza e l’armonia generale del progetto e il suo carattere fortemente innovativo.

Inaugurato nell’estate del 1438 dopo ben 10 anni dalla stipula del primo contratto, l’opera risente fortemente delle suggestioni artistiche di cui Donatello (che ha curato il progetto) si era impregnato nel suo soggiorno romano, così visibili nelle decorazioni floreali e a festoni che richiamano i capitelli corinzi, ma anche nell’iconografia dei putti danzanti che decorano le formelle, novità assoluta nel Rinascimento, ma che esprimono un’eco classica manifesta, prova tangibile dell’ammirazione dell’artista per l’arte antica e il desiderio di rilettura in chiave cristiana.

Nelle 7 formelle, in marmo bianco di Carrara, vi è rappresentato un corteo di putti in festa. Il dinamismo è presente come un’istantanea di giochi tra bambini, di quella gaiezza scomposta, ma sempre graziosa, il tutto  su uno sfondo di mosaico di un colore verde neutro a riprendere i colori della facciata a salienti tardo gotica (1386 – 1457) di pietra alberese e marmo verde di Prato (Serpentino), tipica bicromia del romanico toscano.

L’affaccio del pulpito è sulla grande piazza antistante che, con la sua posizione ad angolo, domina su due lati. Questa audace scelta architettonica fu studiata per far fronte, già all’inizio del XV secolo, al crescente numero di pellegrini che accorrevano a Prato per le ostensioni pubbliche della preziosa reliquia del Sacro cingolo custodita nella pieve dalla fine del XII secolo.

Ogni 8 settembre, durante la festa della natività di Maria, si ripete la tradizione, come da secoli, con solennità. La reliquia è in quel momento patrimonio di tutti coloro che la adorano e la contemplano mentre viene esposta dal pulpito di Donatello e Michelozzo in quel magnifico connubio privilegiato di Arte cristiana al servizio della Fede.

 

 

 

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