In un mare di chiese e di monasteri che continuano ad essere chiusi, abbandonati alla fatiscenza oppure ad essere destinati ad usi profani, convertiti quindi in luoghi museali, di allestimenti di mostre, di ristorazione, di strutture alberghiere… è sorto recentemente un nuovo monastero femminile in Italia e precisamente in Umbria, terra di grande e solenne santità, dalla quale partì l’immensa opera benedettina di cristianizzazione dell’Europa. È un monastero che nobilita la Chiesa cattolica dei nostri giorni povera di vocazioni, perché svilita nella Fede.

Si tratta di un Noviziato Internazionale per le Suore del Sacro Cuore di Gesù, fondate nel 1961 dal padre passionista Basilio Rosati, il quale, poco prima di lasciare questa terra le affidò a padre Emanuele du Chalard, sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pio X.

«Lui, Amore infinito, ha somma cura delle nostre anime», sta scritto in un opuscolo delle Suore Consolatrici, «e non vuole che alcuna perisca nel burrascoso mare della vita, a meno che non sia l’anima medesima a fare una scelta diversa…

È sempre vero che, negli imperscrutabili disegni divini, tutto torna al bene di coloro che cercano il Signore; anche il dolore… le bufere… il buio… le separazioni! Eravamo provate nel torchio di una intima sofferenza a motivo della grave malattia che aveva colpito il nostro Padre e Fondatore. Il dolore profondo che ci lacerava il cuore al pensiero della prossima dipartita di colui che aveva trasmesso alla nostra vita un grande, luminoso Ideale ci teneva come inchiodate al Suo capezzale per rendergli nella preghiera e nella soprannaturale offerta di ogni sacrificio, il tributo filiale cui ognuna di noi anelava. Sapevamo che il nostro Padre spirituale aveva offerto la propria vita al Signore per la salvezza delle nostre anime…

Eravamo certe che una sì grande carità non gli avrebbe consentito di lasciarci sole, senza una Guida luminosa e forte, quando il Signore lo avrebbe chiamato all’eternità. Tale certezza si realizzava pienamente la sera del 9 febbraio 1996 quando il Padre, alla presenza di quasi tutta la famiglia religiosa, ci affidava al Rev.mo Padre Emanuele du Chalard chiedendogli in nome di Dio di prendersi cura di noi e di guidarci con mano sicura sulla via della perfezione religiosa. Era questa, l’espressione più alta e concreta del grande zelo che ardeva nel Suo cuore sacerdotale.

L’adesione pronta e generosa del Rev.mo Padre Emanuele fu per il nostro Padre motivo di soprannaturale serenità, di riconoscenza immensa verso Dio che finalmente aveva esaudito le Sue insistenti, prolungate, penitenti preghiere. Ora poteva ritornare sereno e fiducioso al Suo Creatore poiché ci aveva poste al sicuro, nel cuore nascosto e tribolato della Chiesa di sempre, dove splende sovrana la VERITÀ!

Il nostro Fondatore moriva il 23 agosto 1996».

Curioso è rilevare che il grande narratore inglese Clive Staples Lewis, fra i molti convertiti al cattolicesimo del Cardinale John Henry Newman, si sia ispirato a Narni per la sua favola, Le cronache di Narnia, dai significativi simbolismi cattolici e che è stata anche traslata fedelmente nel linguaggio cinematografico.

Narni era una colonia romana e centro strategico lungo la via Flaminia. Per punire il sostegno dato ai Galli, e considerando Nequinum di cattivo auspicio (in latino nequeo significa «non posso», mentre nequitia significa «inutilità».), i romani cambiarono il nome della città in Narnia dal nome del vicino fiume Nar, l’attuale Nera.

Lungo il fiume Nera – da qui il lemma Valnerina, ovvero Valle bagnata dal Nera, ricca di “santa rugiada” (pensiamo a Cascia e Norcia) – , nei pressi della frazione di Stifone, dove anticamente si trovava il porto della città romana, è stato individuato dagli archeologici un possibile cantiere navale romano (per il momento l’area non è ancora fruibile ai visitatori). Dell’antica navigabilità del fiume Nera si hanno notizie grazie a su Strabone e Tacito. Di epoca paleocristiana è la citazione di Narnia a firma di Tertulliano, nell’Apologeticum, in un elenco di «falsi dei» redatto nel primo secolo; infatti in questa città si adorava il dio Visidianus (Narnensium Visidianus).

Non si hanno informazioni certe su quando la città di Narnia cambiò il suo nome in Narni. Lo scrittore Walter Hooper, che fu segretario e biografo di Clive Staples Lewis, autore de Le cronache di Narnia, ha trattato diverse volte nei suoi libri le origini del nome Narnia come si nota per esempio nel suo libro scritto con Roger Lancelyn Green, C.S. Lewis: A Biography, pubblicato nel 2002. Vi si legge a pagina 306 quanto disse Lewis a Hooper:

«Quando Walter Hooper chiese a C.S. Lewis dove aveva trovato la parola Narnia, Lewis gli mostrò il suo atlante Murray’s Small Classical Atlas, ed. G.B. Grundy (1904), che aveva comprato quando stava leggendo i classici con il suo istitutore Kirkpatrick presso Great Bookham [1914-1917]. A pagina 8 di questo atlante c’è una mappa dell’Italia con le iscrizioni in lingua latina. Lewis aveva sottolineato il nome di una piccola città chiamata Narnia, semplicemente perché amava il suono di questa parola. Narnia – o “Narni” in italiano – si trova in Umbria, a metà strada tra Roma ed Assisi».

Le Suore Consolatrici, fondate a Vigne di Narni ed oggi presenti anche a Narni, hanno due ambiti per realizzare la loro consacrazione: sia la contemplazione che il servizio attivo, come per esempio l’educazione delle giovani o l’assistenza alle anziane.

Nel 2014, quando venne in Italia la prima postulante americana, fu reso omaggio alla Madonna di Guadalupe, intronizzando la Sua immagine. Da quel momento l’afflusso di giovani, soprattutto statunitensi, non si è più fermato, proseguendo in maniera esponenziale. Grazie all’intercessione di San Giuseppe, che è stato da allora ininterrottamente pregato per trovare spazi adeguati a contenere tante meravigliose vocazioni, è stato acquistato nel 2021, dopo lunghe ricerche, un ex convento dei Cappuccini a Narni (TR), in via Cappuccini Nuovi 32, edificato nel XVII secolo, con 30 camere e 5 ettari di terreno recintato, a 40 minuti da Vigne di Narni, dove si trova la Casa Madre delle Consolatrici del Sacro Cuore di Gesù. Una struttura restaurata nel 2000 da un albergatore, dunque perfetta per essere riconvertita in monastero, nonostante gli atti di vandalismo a causa di cinque anni di abbandono.

 

L’imponente Porta Ternana, monumento del XIV secolo. È l’ingresso al centro storico di Narni della antica via Flaminia. Attraverso la Porta detta anche delle Arvolte si arriva al Monastero delle Novizie della congregazione delle Suore Consolatrici del Sacro Cuore di Gesù

 

Il monastero è molto bello sia nelle sue mura esterne, che all’interno, compreso il chiostro e il parco, che possiede una pregevole grotta dell’Immacolata ed una cappella. Suggestivo e invitante alla meditazione e al raccoglimento anche il grande bosco sulla fiancata della zolla monastica e a cui si può accedere grazie ad un sorridente sentiero.

Un fedele, entrando quasi “furtivamente” – sentendosi in sacra soggezione di fronte a tante anime che si votano esclusivamente a Nostro Signore Gesù Cristo –  nella chiesa del convento, s’imbatte in un nugolo di postulanti e novizie intente a vivere alla presenza della Santissima Trinità, con il precipuo obiettivo di diventare degne spose di Gesù Cristo. E  la mente va a quelle parole mistiche e d’incanto di santa Elisabetta della Trinità:

«Essere sposa del Cristo!

Non è soltanto l’espressione del sogno più dolce: è una realtà divina; è l’espressione di tutto un mistero di somiglianza e di unione; è il nome che, al mattino della nostra consacrazione, la Chiesa pronuncia su di noi: “Veni, sposa Christi!”…

Bisogna vivere la propria vita di sposa! “Sposa”, tutto ciò che questo nome fa presentire d’amore donato e ricevuto! Di intimità, di fedeltà, di dedizione assoluta!… Essere sposa è essere donata come lui si è donato; è essere immolata come lui, da lui, per lui… È il Cristo che si fa tutto nostro e noi che diventiamo “interamente di lui”!…»[1].

«Essere sposa è avere tutti i diritti sul suo cuore… È un cuore a cuore per tutta una vita… È vivere con… sempre con… È riposarsi completamente in lui e permettergli di riposare completamente nella nostra anima… E non sapere più nulla che amare; amare adorando, amare riparando, amare pregando, chiedendo, dimenticandosi, amare sempre, in tutti i modi!

“Essere sposa” è avere gli occhi nei suoi, il pensiero assorbito da lui, il cuore tutto preso, tutto invaso, come fuori di sé e passato in lui, l’anima piena della sua anima, piena della sua preghiera, tutto l’essere catturato e dato…»[2].

La Consolatrice del Sacro Cuore di Gesù è prima di tutto un’adoratrice unita a Dio, sia nelle realtà visibili, ossia le attività materiali quotidiane, sia nei momenti di preghiera e contemplazione alla luce della Grazia divina. Ed ecco che la Consolatrice è un’anima di profonda orazione e di raccoglimento, ed ecco perché è sempre prevista l’adorazione eucaristica, a turno, sia nelle ore diurne che notturne per riparare e consolare il Cuore Divino di Gesù.

La Consolatrice, infatti, è anche riparatrice e la riparazione si manifesta pure nella mortificazione, nel sacrificio e nell’immolazione perché è un dovere della Consolatrice riparare i molteplici oltraggi che il Figlio di Dio riceve sia dai laici che dalle anime consacrate. Diceva santa Margherita Maria Alacoque: «Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini, ma in cambio del Suo amore infinito, anziché trovare gratitudine, incontra dimenticanza, indifferenza, oltraggi, talora anche da chi dovrebbe tributargli speciale amore».

La Consolatrice è un’ape industriosa e lavora con «soprannaturale disinteresse, è sempre pronta ad ogni genere di lavoro», così la Regola della congregazione, che invita alla prontezza dell’anima e della volontà ad accogliere benevolmente ciò che viene richiesto come vera e propria volontà diretta di Dio. «Non quello che io desidero, ma quello che vuoi Tu, o Signore, si compia!» (Mt XXVI, 39). Perciò la vera Consolatrice è un’anima obbediente, umile, caritatevole, semplice, povera, amante del Cuore di Gesù e sempre pronta e prodiga nel farLo amare.

«La prima e più grande Consolatrice», dicono le Consolatrici, «è Maria Santissima, dunque Lei è il modello e la Protettrice  di ogni Consolatrice. Con Lei al fianco non temiamo nulla».

Per adempiere al quarto voto, ovvero quello di propagare la devozione al Sacro Cuore di Gesù, esse diffondono tale devozione con la pia pratica della «Guardia d’onore» e della recita dei nove «Uffici del Sacro Cuore». Il loro mandato è particolarmente indirizzato al servizio dei sacerdoti e all’assistenza nei priorati della Fraternità Sacerdotale San Pio X, un’attività tanto preziosa quanto edificante per i fedeli.

Il fine generale di questa congregazione di voti semplici è scritto nell’articolo 2 delle Costituzioni: «La gloria di Dio e la santificazione dei suoi membri, mediante l’osservanza dei consigli evangelici di povertà, castità e obbedienza», mentre il fine speciale è descritto all’art. 3: «Professare e promuovere una particolare devozione al Cuore Divino di Gesù, ed a ciò le suore si impegnano con voto. Le suore fanno loro l’insegnamento di Santa Margherita Maria Alacoque: “Il Cuore di Gesù vuol essere il Signore del tuo cuore perché tu lo faccia conoscere, onorare, glorificare da tutte le anime che avvicini».

Si legge ancora all’art. 4 delle Costituzioni: «È compito delle suore pregare per le vocazioni sacerdotali e per la santificazione dei sacerdoti».

 

 

All’art. 5 si regola l’apostolato che è tenuto alla «formazione cristiana in tutti i suoi aspetti, particolarmente dell’infanzia, della gioventù femminile e all’aiuto dell’apostolato sacerdotale nelle sue più diverse forme, con speciale zelo per l’insegnamento del Catechismo e la formazione dottrinale anche attraverso la buona stampa, senza dimenticare le missioni, quando la provvidenza ne dà l’opportunità», come è accaduto e sta accadendo con frutti prodigiosi in India e prossimante in Kenya. Mentre negli Stati Uniti è in atto un progetto per l’apertura di un nuovo grande monastero, pronto ad accogliere un gran numero di nuovi e fedeli cuori uniti a Nostro Signore Gesù.

Le Consolatrici vivono di Divina Provvidenza, che negli ultimi anni si sta dimostrando munifica, come testimonia l’acquisto dell’imponente convento seicentesco.

L’amore per il Sacro Cuore si riflette nell’amore che le suore hanno per la Sua Sposa, la Chiesa. Recita l’art. 6 delle Costituzioni: «L’Istituto ha come Patrono il Sacro Cuore di Gesù e come Compatroni la Vergine Assunta in Cielo, la cui festa sarà seguita dall’ottava, quale preparazione alla festa del Cuore Immacolato di Maria inseparabile dal Cuore di Gesù, l’Arcangelo San Michele e il Patriarca San Giuseppe. Le suore avranno una particolare devozione a Santa Margherita Maria Alacoque, a san Luigi Gonzaga, a San Paolo della Croce e a san Pio X».

La Santa Messa in Vetus Ordo, quella di sempre, come la definiva Monsignor Marcel Lefebvre, suo eroico paladino negli anni della rivoluzione conciliare e postconciliare, sta mettendo un evidente ordine nella liturgia come nella dottrina perché Lex orandi e Lex credendi sono indissolubilmente unite. Così, sempre più persone e famiglie vengono a scoprire il Gran Tesoro, l’unico che forma cristianamente e converte all’autentico Sommo Amore.

E mentre tutto intorno è abbandono, desolazione e rovine, nel mondo della Tradizione si respira la Fede per quella che è, e si assiste a delle Sante Messe per quello che devono essere, dove ognuno, bambino o anziano che sia, può vivere senza distrazioni i Santi Misteri con degnissima sacralità, lasciando fuori dalla chiesa le mode, le politiche e le sociologie del mondo.

Al Noviziato San Giuseppe della incantevole Narnia arrivano fedeli non solo dai territori umbri, compresa Assisi, ma da tutta Italia. E solcando la soglia, dove un coro celestiale accompagna le Sacre Liturgie, si assapora già in terra un lembo di beatitudine.

 

[1] Elisabetta della Trinità, Note Intime 13 «Essere sposa del Cristo», in Opere Complete, traduzione dal francese di Maria Rosaria Del Genio, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1993, p.775

[2] Elisabetta della Trinità, Note Intime 13 «Essere sposa del Cristo», op. cit., p. 775-776.

 

Riportiamo qui di seguito una significativa presentazione delle Suore Consolatrici del Sacro Cuore di Gesù, registrata prima dell’apertura del nuovo e grande Noviziato di San Giuseppe a Narni

 

 

Galleria di immagini del Noviziato di San Giuseppe a Narni

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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