La «scomunica ai comunisti» è il nome con cui è conosciuto a livello popolare un decreto della Congregazione del Sant’Uffizio pubblicato il 1° luglio 1949, sotto il pontificato del Venerabile Pio XII. Il decreto dichiarava illecita, a detta della Congregazione, l’iscrizione al partito comunista, nonché ogni forma di appoggio ad esso. La Congregazione dichiarava inoltre che coloro che professavano la dottrina comunista erano da ritenere apostati, quindi incorrevano nella scomunica. Eppure nei decenni successivi non pochi seguaci di tale ideologia si sono annidati in parecchie sacrestie. Bisogna ammettere che dal comunismo è scaturita una persecuzione contro la Chiesa che ha mietuto più martiri che in tutto il resto della storia cristiana, in particolare nell’Europa dell’Est.

A pochi giorni dal viaggio papale nei paesi baltici, ci occupiamo di uno di essi, il Vescovo Teofilius (in italiano Teofilo) Matulionis. Nacque il 22 giugno 1873 ad Alantos, presso Moletai, oggi in Lituania, ma all’epoca parte del Regno di Prussia, secondo dei tre figli di Jurgis Matulionis e Ona Juočeptė, contadini. Alla morte di lei, il padre si risposò ed ebbe altri sette figli. Teofilius studiò ad Antalieptė dal 1887 al 1892 e poi a Daugavpils, oggi in Lettonia. Terminati gli studi secondari, iniziò quelli teologici a San Pietroburgo, in vista del sacerdozio. Tuttavia, ebbe un periodo di dubbi circa la vocazione: sospese gli studi e per un breve periodo si dedicò all’insegnamento. Alla fine ricominciò a studiare: apprese anche il lettone, il polacco e il russo, per poter avere una miglior relazione con i fedeli. Venne infine ordinato sacerdote il 17 marzo 1900.

Il suo primo incarico pastorale fu a Latgale in Lettonia; nel 1910 fu destinato alla parrocchia del Sacro Cuore del Salvatore a San Pietroburgo, dove il suo grande impegno portò alla costruzione di una nuova chiesa parrocchiale. Nel 1923 il Governo comunista emanò un decreto che ordinava la confisca di tutte le chiese e che andava controfirmato dai parroci: don Teofilius rifiutò di apporre la sua firma, venne dunque arrestato insieme ad altri religiosi e condannato a tre anni di prigione. Scarcerato nel 1925, grazie ai suoi parrocchiani, divenne quindi parroco del Sacro Cuore.

Il 28 dicembre 1928, con il consenso di Papa Pio XI, venne clandestinamente nominato Vescovo titolare di Matrega e coadiutore dell’amministratore apostolico di Leningrado (San Pietroburgo). Fu ordinato Vescovo il 9 febbraio 1929. Come motto episcopale scelse «Per Crucem ad astra», «attraverso la Croce, verso le stelle». Pochi mesi dopo, il 24 novembre, Monsignor Matulionis fu nuovamente arrestato, con l’accusa di avere contatti con persone dell’estero. Ciò gli valse la condanna a dieci anni di lavori forzati sulle isole Solovki, sul Mar Bianco: tra i suoi compiti il tirare fuori dei tronchi dall’acqua gelata e trascinarli fino alla sua abitazione. Nel cuore della notte riusciva a celebrare la Santa Messa e, quando poteva, distribuiva l’Eucaristia tra i suoi compagni di prigionia. Nel maggio 1933, a causa della salute che peggiorava, la sua condanna fu commutata in isolamento forzato in carcere a San Pietroburgo. Qualche mese più tardi fu liberato quando il Governo lituano firmò un accordo con l’Unione Sovietica per uno scambio di prigionieri.

Dal 1934 al 1936 Monsignor Matulionis risiedette negli Stati Uniti d’America e visitò anche il Cairo e Gerusalemme. Nel marzo 1934 Papa Pio XI lo ricevette in udienza privata in Vaticano: «È un onore per la Lituania avere un simile eroe». Ritornato quindi in Lituania, fu nominato Vescovo ausiliare di Kaunas e cappellano supremo dell’Esercito. Nel 1940 l’Esercito sovietico invase il suo Paese. Tre anni dopo, nel 1943, Pio XII lo nominò Vescovo titolare di Kaišiadorys. Ancora una volta, però, Monsignor Matulionis subì l’arresto l’anno seguente, a causa dei contenuti di una sua lettera pastorale. Quando uscì dal carcere, sette anni dopo, aveva ancora più problemi di salute, oltre a quelli causati dall’avanzare dell’età. Nonostante questo, impiegò tutto se stesso nell’amministrazione della diocesi di Kaišiadorys: esortava di continuo i sacerdoti e gli amministratori diocesani a non lasciarsi coinvolgere dal regime.

Il 25 dicembre 1957 consacrò un nuovo Vescovo, Vincentas Sladkevicius, futuro Cardinale. La consacrazione era canonicamente valida, ma non ricevette l’assenso dei comunisti, i quali si prendevano gioco di Monsignor Matulionis perché alla solennità dell’atto non corrispondeva un adeguato luogo: la celebrazione si era infatti svolta in una piccola cucina. Il Vescovo replicò che loro, invece, avrebbero dovuto sopportare la vergogna di averlo costretto a compiere la consacrazione lì, invece che in una chiesa. Quella risposta gli costò l’esilio a Seduva, dove rimase in isolamento totale per il resto dei suoi giorni. Il 9 febbraio 1962 Giovanni XXIII lo nominò, in base alla sua testimonianza di fede, Arcivescovo ad personam. Alcuni mesi dopo, il 20 agosto 1962, Monsignor Matulionis morì nel corso di un’abituale perquisizione nel suo appartamento.

Il suo corpo fu sepolto nella cattedrale di Kaišiadorys, ma le autorità civili imposero che non si celebrasse nulla in suo onore: «Non si esclude che in futuro il Vaticano lo dichiari “Santo” e in questo caso la sua tomba diventerà un luogo da visitare per i pellegrini», commentò il responsabile del sistema repressivo sovietico. Quando i resti furono riesumati nel 1999, emerse la presenza in essi di tracce di piombo e di altre sostanze, il che fece pensare ad un avvelenamento. La fama di martirio di Monsignor Matulionis, che non era sfuggita nemmeno ad alcuni dei suoi persecutori, portò all’apertura della sua causa di beatificazione. La fase diocesana iniziò nel 1990 nella diocesi di Kaišiadorys, dopo che il 2 aprile dello stesso anno la Santa Sede aveva concesso il nulla osta per l’avvio. La conclusione dell’inchiesta diocesana si ebbe il 1° maggio 2008; gli atti furono convalidati il 18 giugno 2010. Il 1° dicembre 2016, infine, Papa Francesco ha autorizzato la promulgazione del decreto con cui Monsignor Teofilius Matulionis veniva dichiarato martire propter aerumnas carceris, ossia a causa delle sofferenze patite durante la prigionia. La sua beatificazione, la prima sul territorio lituano e la prima di un martire dello stesso Paese, è stata celebrata il 25 giugno 2017, sulla piazza antistante la cattedrale dei Santi Stanislao e Ladislao a Vilnius. La memoria liturgica del Beato Teofilius Matulionis è stata stabilita, per la sua diocesi, al 14 agosto. I suoi resti mortali sono venerati nella cripta della cattedrale della Trasfigurazione a Kaišiadorys.

 

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