Il corridoio dipinto da Andrea Pozzo si trova nella Casa professa del convento dei Gesuiti a Roma, è attiguo alle stanze in cui visse gli ultimi anni e morì nel 1556 il fondatore dell’ordine di Sant’Ignazio di Loyola. È un’eccellente dimostrazione di maestria dell’illusionismo barocco applicato su una base scientifica portata al parossismo. Questo pittore, scienziato della prospettiva, suo il trattato Perspectiva pictorum et architectorum, crea su pareti piatte l’inganno visivo di un luogo che si apre con diversi gradi di profondità spaziale.

Andrea Pozzo Js, pittore, architetto, dall’Italia del nord dove era nato, venne chiamato a soggiornare a Roma nel Collegio dei Gesuiti nel 1681. Il Generale dell’ordine di allora, Gian Paolo Oliva, conoscendo le sue straordinarie doti di pittore, gli commissionò di affrescare il corridoio lasciato incompiuto dal Borgognone.

Questo luogo, precedendo la visita alle stanze di sant’Ignazio, assumeva una importanza particolare perché doveva predisporre il cuore e l’animo del visitatore all’incontro con i luoghi di vita del santo; non doveva essere un semplice passaggio, ma un vero e proprio cammino catechetico, proposto su due livelli. Il primo attraverso la visione delle scene di vita di sant’Ignazio, dipinte con la classica prospettiva lineare e il secondo attraverso il modo straordinario e innovativo di applicare la prospettiva pittorica a tutto quello che ruotava intorno alle scene, chiamato a sottendere un modo di vedere e, quindi, concepire la realtà in senso religioso.

Lungo i tredici metri e mezzo della lunghezza vi è un profluvio di putti, trabeazioni architetture, colonne, capitelli, lesene, che incredibilmente sembrano muoversi e mutare ad ogni nostro passo, fino a che non ci si posiziona nell’unico e solo punto di vista dal quale devono essere osservati, segnalato sul pavimento di marmo, in cui tutto quello che sembrava (e lo era) distorto, schiacciato, mostruoso, magicamente ritorna ad essere armonico e bello.

Pozzo applica la tecnica dell’anamorfosi che consiste nel dipingere figure e architetture che vanno viste solo da un unico punto di vista centrale per coglierne l’esatta proporzione. Egli riesce a dipingere tutto deformato al fine da costringere lo spettatore a spostarsi per apprezzare l’opera da un unico punto, a priori stabilito.

Ecco svelato per intero l’intento catechetico del corridoio: l’anamorfosi ci fa capire che tutto può essere visto in modo errato e distorto se non si coglie il giusto punto di vista, quello solo che restituisce l’armonia dove prima c’era bruttura e deformità. Ognuno di noi è chiamato a correggere il proprio punto di vista per guardare la realtà che ci circonda fino a farlo coincidere con quello di Dio «il vero punto dell’occhio che è la gloria divina».

Scienza della prospettiva, maestria pittorica, significati simbolici, catechesi religiosa, Andrea Pozzo, con la sua opera decide di compiere con lo spettatore un dialogo attivo e coinvolgente che attirava fino alla seconda metà del 700 un’enorme quantità di pellegrini. Oggi, quasi misconosciuto, sembra aver perso il doppio livello di lettura per essere agli occhi di un disincantato visitatore odierno solo uno stravagante gioco di pittura ad effetto.

 

 

 

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